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La lussuria, uno squartatore e un carnefice

© web-lust-Jeremy G. (Jayme Rose)-cc

Desde la fe - pubblicato il 22/06/15

Il lussurioso non vive innamorato, ma solo eccitato

Il lussurioso è in primo luogo uno squartatore. Nelle persone non vede altro che corpi, e di quei corpi vede solo alcune parti – quelle che sappiamo. Almeno è quasi certo che il fegato o la tiroide della sua vittima (chiamiamola così) non gli interessino affatto. Per lui, il mondo è una gigantesca macelleria in cui compra solo i pezzi con cui saziare il suo appetito, perché portarsi a casa l’animale intero (così parla lui, con paragoni zoologici) gli provoca un profondo orrore: cosa farebbe con il resto?

Ne Gli esclusi, uno degli ultimi romanzi di Elfriede Jelinek (Premio Nobel per la Letteratura 2004), appare una donna così: le piace andare a letto con gli uomini, ma al momento di farlo li preferisce senza volto, senz’anima e senza nome: “Solo un corpo – dice –, solo un corpo e nient’altro: è questo ciò di cui ho bisogno, l’unica cosa che desidero”.

Al lussurioso non passa neanche per la testa che l’essere per il quale arde possa avere un’anima, dei sentimenti, o una di quelle cose che possono essere difficilmente notate a prima vista. Ciò che va al di là della pelle va anche al di là del suo interesse.

L’immagine del cane che si ferma davanti al palo è quella più adatta a descrivere il lussurioso: se si ferma un momento, non è perché sente per il palo quello che si esprime con estrema vaghezza con la parola “qualcosa”, ma semplicemente perché gli rimaneva di strada. E in questo modo, una volta fatto quello che doveva fare, recupera la sua posizione naturale e inizia a correre. Non era assolutamente nei suoi progetti il fatto di creare un rapporto con il palo, iniziare quella che si definisce una storia.

Ecco le abitudini sessuali di Hans-Peter Dallow, personaggio tratto da uno di romanzi dello scrittore tedesco Christoph Hein. Giudicate voi se ci troviamo davanti a un lussurioso o no: “Dopo ogni visita al bar andava a letto con una donna diversa, ma non rimaneva mai tutta la notte. Non voleva risvegliarsi al fianco di una sconosciuta; aveva paura del disincanto che porta il mattino, della visione di un volto senza trucco e per lui spaventoso. Cambiava spesso ristorante, anche per evitare di ritrovarsi un’altra volta con una donna conosciuta”.

Rivederle? Per niente al mondo! Come non conserviamo per ricordo la siringa ipodermica con cui ci hanno punto per la prima volta quando eravamo bambini e avevamo la febbre, così nemmeno il lussurioso ricorda con eccessiva nostalgia la donna che alla fine ha ceduto e che in fondo disprezza. “Dopo tutto, è stato troppo facile”, dice ai suoi amici più intimi. E getta via dalla sua vita, come ha fatto nostra madre tanto tempo fa, la siringa contaminata. Abenhazam di Cordoba aveva ragione quando ha detto “il primo di cui l’adultera tiene poco conto è quello con cui ha commesso adulterio”.

Non rivedere le proprie vittime è per il lussurioso qualcosa di essenziale. Cosa succederebbe se arrivasse ad affezionarsi a loro? Non vuole neanche pensarci. La sola idea gli provoca errore, perché affezionarsi significa in qualche modo correre il rischio di impegnarsi, e a lui gli impegni non vanno.

“Mi piace divertirmi con le donne. Lo faccio spesso e passo dall’una all’altra perché non ne amo nessuna. Amo solo i loro corpi”, confessa Wilfred Ingram a uno dei suoi amici in Ogni uomo nella sua notte, il romanzo di Julien Green. Non poche donne sospiravano per lui, perché aveva un bel sorriso e un corpo gradevole; a volte, “gli dicevano che lo amavano nei momenti in cui uno è capace di dire qualsiasi cosa, ma non gli scrivevano, perché egli non dava il suo indirizzo, in previsione delle difficoltà che potevano sorgere”.

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lussuria
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