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Cos’hanno in comune J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis e la nuova enciclica del papa?

Tom-Hannigan-CC

monsignor Charles J. Chaput, O.F.M. Cap - pubblicato il 22/06/15

La Laudato si' afferma verità fondamentali sulla natura umana

La I Guerra Mondiale resta nella memoria come il primo incontro dell’umanità con l’assassinio industrializzato di massa. Nuove armi dell’era delle macchine hanno cancellato foreste, villaggi e campi – un intero stile di vita. Questo nuovo tipo di guerra ha anche modellato profondamente il modo di pensare degli uomini che l’hanno vissuta personalmente. Tra questi c’erano J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis, due dei più grandi scrittori cristiani dell’ultimo secolo.

Le generazioni si sono deliziate con Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli di Tolkien, e con Le Cronache di Narnia e la Trilogia Spaziale di Lewis, ma quello che la gente spesso non coglie nell’opera di entrambi è il loro grande – e profondamente cristiano – amore per la natura e le sue creature, e la loro egualmente profonda sfiducia nei confronti della tentazione dell’uomo a dominare e ad abusare; a trattare la creazione come un materia morta disponibile allo sfruttamento.

La parola “creazione” è fondamentale per capire entrambi gli scrittori. Sia per Tolkien che per Lewis, la vita e la creazione sono doni di un Dio amorevole, e il mondo è una sorta di sacramento, vivo di una bellezza che rimanda al suo Creatore. Non possediamo la terra o le sue creature. Abbiamo il dominio sul mondo solo come suoi amministratori, non come suoi sovrani. E come amministratori, abbiamo il dovere di rispettare l’ordine creato e di gestirlo saggiamente per il bene comune.

Il 18 giugno papa Francesco ha diffuso la sua ultima enciclica, Laudato Si’. Per sua natura, la Laudato Si’ è un serio documento di insegnamento, non un modo per raccontare una storia, ma il suo scopo è radicato nelle stesse preoccupazioni condivise dai due grandi autori. Entrambi saprebbero che il titolo è tratto dalla grande preghiera di San Francesco, il Cantico delle Creature.

Fin dall’inizio del suo pontificato, il Santo Padre ha cercato di incarnare la semplicità e la gioia di San Francesco, e come il grande santo teneva in grande considerazione la bellezza del mondo come specchio dell’amore di Dio, così papa Francesco sembra proteggere la sua bellezza da buon amministratore. Questo desiderio di proteggere, insieme a un profondo senso di giustizia, è lo spirito che sta dietro questa enciclica.

La Laudato Si’ è un testo dettagliato e ad ampio raggio. Include un livello insolito di analisi scientifica e raccomandazioni politiche. I cambiamenti climatici e lo sviluppo economico giocano un ruolo fondamentale nel contenuto del documento, e questo invita alla discussione.

L’aspetto essenziale è questo: le verità fondamentali sulla natura umana, la natura della creazione, la volontà di potere umana e il suo impatto sull’ambiente si intrecciano nella Laudato Si’. Papa Francesco sviluppa l’insegnamento dei suoi predecessori, da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II, con abilità persuasiva. Una delle frasi migliori del papa è presa in prestito da Benedetto XVI: “ Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi”.

Il mio passo preferito, però, viene direttamente da papa Francesco:

“Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati… La povertà e l’austerità di san Francesco non erano un ascetismo solamente esteriore, ma qualcosa di più radicale: una rinuncia a fare della realtà un mero oggetto di uso e di dominio” (11).

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