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Come imparare a superare le frustrazioni

© Kaspars Grinvalds/SHUTTERSOCK

Orfa Astorga - pubblicato il 18/06/15

La vita è un progetto che si trasforma in realtà nella misura in cui si inciampa e si cade

Un giorno il mio stato d'animo si è agitato: mi sono reso conto che uno dei miei figli, nonostante la supervisione e il sostegno, avrebbe dovuto ripetere l'anno scolastico.

La banca mi ha rifiutato il credito di cui avevo tanto bisogno.

Uno sconosciuto è scappato dopo aver ammaccato la mia macchina, comprata con tanti sforzi.

Iniziando la giornata lavorativa nell'impresa in cui lavoro, mi sono reso conto che la revisione annuale del mio stipendio non aveva avuto l'incremento sperato, anche se mi ero sforzato tanto.

…una lunga giornata

Dentro di me si è formato un uragano che minacciava di destabilizzare la mia personalità con sentimenti di depressione, angoscia e aggressività con cui posso influire soprattutto sulla mia famiglia.

So che bene che di fronte alle realtà difficili posso reagire ingannando me stesso, abbattendomi. Può accadere, se mi lascio trascinare verso la disperazione che provoca il fatto di vedere solo il lato negativo delle cose, come se le difficoltà non facessero parte della vita. Se capita questo, allora lascio che si trasformino in un colpo che mi può fare davvero male, con il rischio che la mia personalità si deformi mentre si ricopre di dolorose cicatrici.

A poco a poco, però, imparo a tollerare meglio le mie frustrazioni, e ancor di più ad approfittarne per superarmi umanamente.

È un processo di cui conservo alcuni ricordi, come quando da bambino, per via della mia statura, non riuscivo a raggiungere i dolci nei piani alti della credenza, e allora, anziché cercare una sedia o chiedere aiuto, mi sono buttato a terra a piangere e a scalciare. O quando da ragazzo ho preso a calci la porta già chiusa di un autobus che non ero riuscito a raggiungere, e di fronte allo sguardo perplesso dei passanti mi sono messo a fischiettare fingendo che non fosse successo niente.

Mi sono pentito, vergognandomi, della mia reazione, rendendomi conto che alla frustrazione di aver perso l'autobus ne avevo aggiunta un'altra: la sensazione di non avere il controllo delle mie emozioni. Mi sono dato colpi su colpi nella vita, fin quando ho deciso che avrei lottato per affrontare le contrarietà, qualunque fosse la dimensione in cui le percepivo, disattivandole e privandole della loro carica di ansia.

Mi sono allora reso conto che dovevo formarmi un carattere forte, temperato. Mi conoscevo e sapevo bene da dove iniziare. Avrei lottato negandomi le cose piacevoli, facili, comode. Non sarei fuggito dagli ostacoli, grandi o piccoli; mi sarei sforzato di superare i miei difetti acquisendo virtù in aspetti molto concreti della mia quotidianità.

Con questo nuovo atteggiamento, ho scoperto che le mie frustrazioni non hanno sempre avuto un'origine esterna. Nascevano dentro di me perché non mi accettavo com'ero: la mia statura, la mia taglia, una calvizie incipiente, il fatto di portare gli occhiali, difficoltà a praticare sport…

Volevo davvero liberarmi da tutto questo.

Queste cose, tuttavia, mi hanno portato a prendere coscienza dei miei limiti, della mia libertà condizionata, di quanto sia assurdo prendermi tanto sul serio.

Ho imparato che la vera liberazione deriva dal fatto di assumere positivamente tutto ciò che genera frustrazioni. Ho allora smesso di negarle o evaderle con gli artifici tanto promossi dai falsi profeti della modernità.

Fuggire dal dolore e dalle contrarierà con qualsiasi mezzo è una falsa liberazione che nega che la vita richiede sforzo, disciplina e virtù e che si assapora vincendo le difficoltà e le contraddizioni che si verificano in un intreccio di gioie, tristezze, successi e fallimenti.

La vita è un progetto che si trasforma in realtà nella misura in cui si inciampa e si cade, senza soffermarsi sulla conquista di se stessi, migliorando il temperamento e la disposizione naturale che esiste dentro di noi.

La vita è così, e in tutte le sue circostanze, per quanto possano essere difficili, e anche quando umanamente non si trova una soluzione saremo sempre liberi, perché ci rimane il divino ricorso di scegliere quello che non abbiamo scelto.

Abbracciando la croce senza perdere la pace.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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