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Chesterton ha dimostrato che ingegno e umorismo sono grandi armi evangeliche

Public Domain
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Insegnare alla gente come gioire del piacere

Un vescovo travestito da clown. Con questo tema curioso, un congresso svoltosi in Italia ha riflettuto sulla teologia della risata in Chesterton e sulle sue applicazioni all'apologetica e all'evangelizzazione nel terzo millennio. Secondo l'esperto Dermot Quinn, “Chesterton credeva profondamente e ha dimostrato brillantemente che l'ingegno e l'umorismo sono tra le armi evangeliche più versatili”.

“Dio ci liberi dai santi imbronciati, diceva Santa Teresa d'Avila. Chesterton avrebbe risposto con un Amen! pronunciato ad alta voce. Quando pensiamo a Chesterton, pensiamo a un uomo che ride a crepapelle, sempre felice in compagnia dei suoi amici, spesso con un sigaro o un bicchiere in mano”. Questa descrizione del grande autore inglese offerta da Quinn è stato il punto di partenza che ha ispirato gli organizzatori del V Congresso su Chesterton organizzato in Italia: il G. K. Chesterton Institute for Faith and Culture, dell'Università statunitense Seaton Hall – a cui Quinn appartiene –, La Civiltà Cattolica e l'associazione culturale BombaCarta. L'incontro, svoltosi a Roma, ha avuto come tema “Un vescovo vestito da clown: cosa significa fare apologetica nel terzo millennio”.

Questa curiosa definizione di Chesterton è dovuta a Emilio Cecchi, primo traduttore in italiano dello scrittore inglese. Gli organizzatori credono che si possa applicare perfettamente anche a papa Francesco per il suo appello costante a diffondere la gioia del Vangelo.

L'obiettivo dell'incontro era “riflettere sull'apologetica e sul rapporto, strano ma reale, tra apologetica e umorismo, ragione e risate, fede e buonumore”. Tutto partendo dalle basi della filosofia di Chesterton, una “filosofia veramente cattolica, lontana migliaia di chilometri da quella di alcuni imitatori contemporanei”.

Padre Ian Boyd, direttore del G.K. Chesterton Institute, ha descritto lo scrittore come qualcuno con un senso dell'umorismo “sempre leggero e che rideva di se stesso. Ride di se stesso nello stesso tempo in cui esorta i suoi lettori a unirsi alle risate”. Non si tratta, però, solo di un tratto del carattere. Nella sua giovinezza, infatti, aveva un atteggiamento molto più oscuro ed è arrivato a pensare al suicidio. È qualcosa di più profondo: “Chesterton credeva nel fatto che la gente fosse essenzialmente buona e credeva anche che si dovesse guardare alla vita come qualcosa di allegro. Per lui era una storia raccontata da Dio, e una storia che malgrado le sue sofferenze accidentali ha un lieto fine”.

Il segreto del cristiano

Per Quinn, Chesterton, “anche se una volta ha sottolineato che non c'era nulla di tanto risibile quanto una teoria della risata, aveva una teoria”, e anche una teologia della risata. “L'allegria, come dice alla fine di Ortodossia, è l'enorme segreto del cristiano, ed è difficile concepire l'allegria senza risate. Di fatto, l'ultimo paragrafo di quel libro meraviglioso parla in forma abbastanza mistica di quegli aspetti di Dio ancora occulti per noi; e una di quelle cose, pensava Chesterton, era il suo giubilo. Attraverso i suoi scritti (come ad esempio quando parla di San Francesco), Chesterton dice che la risata è divina quanto le lacrime. In modo molto reale, quindi, vede la risata come un anticipo terreno del banchetto celeste che tutti speriamo di condividere”.

Come si collega tutto questo all'obiettivo del congresso? Ovvero come aiuta il senso dell'umorismo di Chesterton l'apologetica e l'evangelizzazione del XXI secolo? Padre Boyd afferma che da Chesterton possiamo imparare che “la nuova apologetica deve fare appello all'immaginazione oltre che all'intelletto umano. Chesterton ha detto una volta che non si deve mai credere in nulla che non possa essere raccontato con immagini a colori”.

“Al cuore della nuova evangelizzazione, come la intendo io – ha aggiunto Quinn –, c'è una chiamata a un rinnovamento culturale. La predicazione del Vangelo nella nostra epoca deve essere incarnata nel senso più profondo, dispiegando tutto ciò che è autenticamente umano per mostrarci sia l'umanità che la divinità di Cristo. Chesterton credeva profondamente e ha dimostrato brillantemente che l'ingegno e l'umorismo sono tra le armi evangeliche più versatili”.

L'opposto di “divertente” non è “serio”

Questo si traduce in un “consiglio molto realista per la nuova evangelizzazione”: allo scrittore “piaceva dire che l'opposto di divertente non è serio. L'opposto di divertente è noioso. Quello che voleva dire è che non importa se dici la verità in francese o in tedesco, o in questo caso usando uno scherzo o meno. Se uno scherzo può verbalizzare il fondo di ciò che vuoi dire, usalo. Di fatto, in un senso anche più profondo, la risata è la via per guadagnare anima. Attireremo davvero le persone con pesantezza e cattivo umore? Chesterton era un cattolico di birra e dolci, che credeva (come ha detto una volta) che ciò che dobbiamo fare è insegnare alla gente come gioire della gioia. Se la risata non fa parte di questo pacchetto, non credo che la nostra nuova evangelizzazione arriverà molto lontano”.

Di fronte a tutto ciò, forse la risata è parte del filo di cui parla padre Brown, protagonista delle storie di detective di Chesterton, in uno dei film preferiti di padre Boyd. Quando gli viene chiesto come ha scoperto un delinquente – che non ha consegnato alla polizia –, il sacerdote risponde: “L'ho catturato con un amo invisibile, abbastanza lungo da lasciarlo vagare fino alla fine del mondo ma sufficiente per riportarlo indietro tirando il filo. Perché Egli ci ha fatti pescatori di uomini”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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