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Per questo non nascondo la mia depressione

Dennis-Skley-CC
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Cosa succede quando il segreto oscuro e profondo viene fuori?

di Mike Eisenbath

Nell'ultima dozzina di anni, molti mi hanno chiesto perché non tengo per me la mia depressione ma anzi la “pubblicizzo”. Fondamentalmente, dico, è perché non mi piace tenere un dono per me.

Sì, la definisco un dono.

Forse dovrei tenerla per me. Dopo tutto, c'è un vero stigma collegato a qualsiasi malattia mentale, anche a qualcosa di relativamente comune come la depressione. In America è stata diagnosticata a milioni di persone, ma milioni di altre non hanno cercato aiuto anche se hanno tutti i sintomi perché temono ciò che gli altri potrebbero dire.

E cosa potrebbero dire gli “altri”?

“È pigro”. “Non è abbastanza duro”. “Dovrebbe essere capace di superarla”. “Chiunque ha brutte giornate di tanto in tanto, e la maggior parte delle persone non deve prendere medicinali o andare da un terapeuta per affrontarle”.

Abbiamo tenuto segreta la mia malattia per un po' dopo che mi era stata diagnosticata nell'inverno 2001-2002. Solo i membri più stretti della famiglia sapevano che qualcosa non andava e quale fosse il problema. Mia moglie Donna ed io non ne abbiamo parlato ad amici e colleghi. So che alcuni di loro erano preoccupati perché in seguito ce l'hanno detto, ma non sapevano esattamente perché continuavamo a declinare gli inviti agli incontri sociali, perché non mi vedevano mai, perché avevo lasciato il lavoro dei miei sogni e perché in quello nuovo mi perdevo un bel po' di cose.

Non sapevano delle mie paure e della mia incapacità di uscire dal letto certi giorni. Non sapevano della mia ansia e dei pensieri suicidi.

Alla fine Donna e io abbiamo deciso che non potevamo più tenere la questione privata – in parte per via dei nostri figli. Vedevamo come lo stress causato dal mantenere il segreto ad ogni costo stesse facendo pagare loro un prezzo troppo alto.

Come abbiamo scoperto, i benefici legati al condividere la propria vita con gli altri hanno superato di gran lunga gli aspetti negativi.

La maggior parte delle persone ci ha dato subito il proprio sostegno. Non è che tutti abbiano capito – e sospetto che alcuni di loro ancora non capiscano. Molti non ne hanno mai fatto parola con me o con Donna. Qualcuno ha detto che non comprendeva del tutto la malattia e cosa provassi, ma che ha imparato la compassione cercando di riuscirci.

La gente tiene segrete cose di ogni tipo nella propria vita. Aprirsi al giudizio può essere difficile. Detto questo, la decisione migliore che abbiamo mai preso è stata quella di far conoscere la nostra situazione non solo a familiari e amici, ma a tutti. È così che sono arrivato a considerare la malattia un dono.

Non sono la prima persona a guardare in faccia qualche tipo di avversità e ad abbracciarla. In genere c'è un'esitazione iniziale. Si combatte con il cancro, ci si lamenta dell'amore perduto, ci si affligge per il lavoro andato male, ci si chiede se si supererà mai una dipendenza. Con il tempo, diventa una lotta.

E poi si vince. La vittoria può non essere completa. Potrebbero esserci cicatrici, tentazioni, dubbi.

La vittoria potrebbe essere più simile alla sopravvivenza. È lì che il dono si svela. Ci sono innumerevoli persone nel mondo affette dal cancro, con un amore perduto, che hanno perso il lavoro, con una dipendenza – con la depressione. Devono sapere che sopravvivere è possibile.

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