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Perché il mondo Lgbt nega l’esistenza della teoria del gender?

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Unione Cristiani Cattolici Razionali - pubblicato il 15/06/15

Il mondo Lgbt (formato da diversi omosessuali e molti eterosessuali prestati alla causa), tuttavia, si è accorto che se la società identifica così chiaramente i loro convincimenti, riconducendoli ad una precisa “teoria”, diventa allora più difficile riuscire ad entrare nelle scuole e instillare queste idee nella futura società. Sopratutto se se ne sente parlare in modo tanto negativo dalla principale autorità morale, ovvero Papa Francesco che ha condannato, per l’ennesima volta, tale ideologia nell’udienza generale di ieri. Di conseguenza, l’associazionismo omosessuale è corso ai ripari ed ecco così spiegato perché in queste ore si sta scatenando in questa direzione, sostenendo che tale teoria sarebbe stata inventata dal Vaticano, dagli ultrafanatici religiosi, dai fascisti, dai bigotti e da altri cattivoni.

La cosa più curiosa, tuttavia, è che queste persone mentre negano l’esistenza della teoria del gender ne definiscono contemporaneamente i contenuti. L’esempio più palese in queste ore è quello della filosofa Chiara Lalli, nostra vecchia conoscenza: da letterale tuttologa è passata a sostenere che l’anima non esiste, che l’istinto materno non è una naturale e innata competenza femminile, che in fondo abortire è bello, finendo collegittimare il “regalo di neonati” (pratica subdolamente chiamata “gestazione per altri”). L’impostazione ideologica la si capisce dunque immediatamente. Si è lanciata nella negazione della teoria del gender con un articolo dove ha ridicolizzato Papa Francesco, mostrando orgogliosa come la lobby Lgbt sia riuscita a far modificare gli articoli sulla spiegazione del gender sia del Corriere della Sera (guarda caso quotidiano con cui collabora) che de La StampaI fatti sono stati commentati anche sul blog “Nelle note”Più interessante un secondo articolomolto confusionario e con pochissima sostanza (ma con moltissime citazioni di teologi e filosofi, così come di blog e siti web “clericali”), con il quale ha voluto spiegare che la teoria del gender è «un nemico che hanno immaginato, o che hanno costruito».

Peccato che, come abbiamo anticipato, la Lalli abbia descritto esattamente la teoria del gender -seppur senza chiamarla così- presentandola come fosse verità scientifica. La biologia, ha infatti sostenuto, non ci dividerebbe come maschio/femmina, «ma ci sono anche molte possibilità intermedie». Esse sarebbero l’ermafroditismo, la sindrome di Morris, la sindrome di Swyer, la sindrome di Turner e la sindrome di Klinefelter. Già, peccato che non sono affatto “possibilità intermedie” all’essere maschio/femmina, ma tutte patologie genetiche (come indica il termine “sindrome”) e, alcune, riguardanti il sistema riproduttivo di un maschio o di una femmina. Una patologia non è una possibilità intermedia, così come chi è affetto da sindrome di Down non è una possibilità alternativa di essere uomo. Dopo questa prevedibile gaffe, nel tentativo di dimostrare che anche la sessualità biologica sarebbe fluida, la Lalli si è spesa nel cercare di teorizzare l’esistenza del genere sessuale distinto dalla sessualità biologica: «Si può essere di sesso M e avere una identità sessuale maschile oppure femminile (oppure ambigua, oscillante, cangiante). Nulla di tutto questo èintrinsecamente patologico o sbagliato e soprattutto ciò che è femminile e maschile è profondamente determinato culturalmente, tant’è che i ruoli maschili e femminili cambiano nel tempo e nello spazio». Dunque Chiara Lalli ha ben definito cosa sia la “teoria del gender”, seppur non voglia chiamarla teoria (dell’articolo tralasciamo le frasi a favore del relativismo accompagnati contraddittoriamente da aggettivi come “giusto” o “sbagliato”).

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Tags:
ideologia genderlgbt
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