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Pensiero di Benedetto XVI e di papa Francesco sul Cuore di Gesù

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Cuore di Gesù, “cuore” del Vangelo: giugno, mese del Cuore di Gesù

Il mese di giugno è dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Cos'è questa devozione? Quali sono le sue radici e il suo senso biblico e teologico? Qual è la sua attualità? È una prassi meramente pietosa, antiquata?

Origini storiche di questo culto

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è nata in Francia, a Paray Le Monial, dopo una serie di visioni di Santa Margherita Maria Alacoque nelle quali Cristo le ha chiesto di lavorare per l'istituzione di una festa in onore del Sacro Cuore. Le apparizioni ebbero luogo tra il 1673 e il 1675.

“Voglio che tu mi serva da strumento per attirare i cuori al mio amore”, disse il Signore a questa santa francese in base alla sua testimonianza. “Il mio Cuore divino arde così tanto d'amore per gli uomini e per te in particolare, che, non potendo contenere in se stesso le fiamme della sua carità ardente, deve diffonderle per mezzo tuo e manifestarsi agli uomini per arricchirli dei suoi preziosi tesori”.

“Il Cuore di Gesù è una sorgente inesauribile di beni che vuole diffondere e comunicare”, scrisse la santa, aggiungendo che da questo divino cuore sbocciavano tre torrenti: la misericordia nei confronti dei peccatori, la carità verso i bisognosi e l'amore e la luce per i giusti.

Sempre nella seconda metà del XVII secolo, il santo francese San Giovanni Eudes aveva scritto il primo officio liturgico di questa festa, che si stabilì come propria della Chiesa francese nel 1672.

Un secolo dopo, nel 1765, la Santa Sede autorizzò i vescovi polacchi e l'arciconfraternita romana del Sacro Cuore a celebrare questa festa, ma fu solo nel 1856 che papa Pio IX stabilì il culto universale della festa, estendendola a tutta la Chiesa cattolica e incrementando notevolmente il suo radicamento e la sua popolarità.

Il culto e la devozione al Sacro Cuore di Gesù divenne così nella seconda metà del XIX secolo e nella prima parte del XX una delle caratteristiche più feconde della religiosità e pietà di tutti i membri della Chiesa, pastori e fedeli. Se ripercorriamo le biografie dei santi, beati e fondatori dell'epoca citata e l'arte e la letteratura del periodo, troveremo prove evidenti di questo fatto.

Senso e natura

Qual è il senso di questa devozione? La devozione al Cuore di Gesù non è il culto a una parte del suo organismo e dell'anatomia umana, ma il culto e la devozione a Gesù stesso, all'intera persona di Gesù Cristo. Di fatto, nell'iconografia di questa devozione non è mai stato permesso di mostrare solo il cuore. Bisognava e bisogna rappresentare Cristo nella sua umanità completa, perché Egli è l'oggetto della nostra adorazione e a Lui si rivolge la nostra preghiera dicendo “Venite, adoriamo il cuore di Gesù, ferito per amor nostro”.

Da ciò deriva il fatto che la devozione al Cuore di Gesù sia parte integrante del culto a Gesù Cristo come espressione dell'amore di Dio e resti una splendida via di vita e pietà cristiana.

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è la quintessenza del Vangelo e del progetto di salvezza di Dio. Parlare del cuore di Gesù è parlare della sua umanità, di colui che ci ha amati con cuore d'uomo. Parlare del cuore di Gesù è parlare dell'amore di Dio per gli uomini. “Ti ha amato con amore eterno”. “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”. Il cuore è il simbolo dell'amore.

Il cuore rappresenta l'essere umano nella sua totalità, è il centro originale della persona umana, quello che le dà unità. Il cuore è il centro del nostro essere, la fonte della nostra personalità, il motivo principale dei nostri atteggiamenti e delle nostre scelte, il luogo della misteriosa azione di Dio, ha scritto Karl Rahner.

Il cuore è il simbolo dell'amore. E visto che Cristo ha avuto un amore perfetto, il suo cuore è per noi il simbolo perfetto dell'amore. Il suo cuore è stato saturato di amore perfetto per il Padre e per gli uomini. Noi impariamo quello che è l'amore cercando di comprendere e di vivere qualcosa dell'amore di Cristo.

Giovanni Paolo II

Nel 1979, papa San Giovanni Paolo II scriveva nella sua prima enciclica Redemptor hominis: “La redenzione del mondo – questo tremendo mistero dell'amore, in cui la creazione viene rinnovata – è, nella sua più profonda radice, la pienezza della giustizia in un Cuore umano: nel Cuore del Figlio primogenito, perché essa possa diventare giustizia dei cuori di molti uomini, i quali proprio nel Figlio primogenito sono stati, fin dall'eternità, predestinati a divenire figli di Dio”.

Celebrare il Cuore di Gesù è quindi celebrare la redenzione. È celebrare l'amore e rispondere all'amore amando, a quell'Amore che tante volte non è amato. “Il cuore parla al cuore”, affermava a questo proposito San Giovanni Paolo II riferendosi alla devozione al Cuore di Gesù come espressione e colloquio d'amore.

Celebrare il Cuore di Gesù è celebrare il sacramento dell'amore salvifico del Padre. Come si recita nel prefazio della Messa del Sacro Cuore, Gesù, elevato sulla croce, ha fatto sì che dalla ferita del suo costato sgorgassero, con l'acqua e il sange, i sacramenti della Chiesa, perché così, avvicinandosi al cuore aperto del Salvatore, tutti potessero abbeverarsi alle fonti della salvezza.

Benedetto XVI

Il Cuore di Cristo è simbolo della fede cristiana; il Cuore di Gesù è la sintesi dell'Incarnazione e della Redenzione; il Sacro Cuore è la fonte di bontà e di verità; il Cuore di Gesù è espressione della buona novella dell'amore; il Sacro Cuore è palpitazione di una presenza in cui si può confidare.

Papa Benedetto XVI si è espresso in questo modo parlando del Cuore di Gesù nei primi giorni di giugno del 2008. Ecco sviluppate queste belle idee sul Cuore di Gesù secondo Benedetto XVI:

1.- Il Cuore di Cristo è “simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la 'buona novella' dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione”.

2.- “Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù”.

3.- “Ogni persona ha bisogno di un 'centro' della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità”.

4.- “Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo”.

Per tutto questo, Benedetto XVI invitava tutti e ciascuno di noi a rinnovare nel mese di giugno e sempre la nostra devozione al Cuore di Cristo, raccomandando come uno dei cammini più privilegiati per rivitalizzare questa devozione il fatto di valorizzare e praticare anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e di tener presenti le intenzioni da lui proposte a tutta la Chiesa.

Allo stesso modo, esortava a venerare il Cuore Immacolato di Maria (nel 2015 la sua festa si celebra sabato 13 giugno), affidandoci sempre a Lei con grande fiducia, perché è la madre che non delude mai.

Papa Francesco

“Il mese di giugno”, ha affermato papa Francesco nell'Angelus del 9 giugno 2013, “è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù, massima espressione umana dell’amore divino. Proprio venerdì scorso, infatti, abbiamo celebrato la solennità del Cuore di Cristo, e questa festa dà l’intonazione a tutto il mese. La pietà popolare valorizza molto i simboli, e il Cuore di Gesù è il simbolo per eccellenza della misericordia di Dio; ma non è un simbolo immaginario, è un simbolo reale, che rappresenta il centro, la fonte da cui è sgorgata la salvezza per l’umanità intera.

Nei Vangeli troviamo diversi riferimenti al Cuore di Gesù, ad esempio nel passo in cui Cristo stesso dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,28-29). Fondamentale poi è il racconto della morte di Cristo secondo Giovanni. Questo evangelista infatti testimonia ciò che ha veduto sul Calvario, cioè che un soldato, quando Gesù era già morto, gli colpì il fianco con la lancia e da quella ferita uscirono sangue ed acqua (cfr Gv 19,33-34). Giovanni riconobbe in quel segno, apparentemente casuale, il compimento delle profezie: dal cuore di Gesù, Agnello immolato sulla croce, scaturisce per tutti gli uomini il perdono e la vita.

Ma la misericordia di Gesù non è solo un sentimento, è una forza che dà vita, che risuscita l’uomo! Ce lo dice anche il Vangelo di oggi, nell’episodio della vedova di Nain (Lc 7,11-17). Gesù, con i suoi discepoli, sta arrivando appunto a Nain, un villaggio della Galilea, proprio nel momento in cui si svolge un funerale: si porta alla sepoltura un ragazzo, figlio unico di una donna vedova. Lo sguardo di Gesù si fissa subito sulla madre in pianto. Dice l’evangelista Luca: «Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei» (v. 13). Questa «compassione» è l’amore di Dio per l’uomo, è la misericordia, cioè l’atteggiamento di Dio a contatto con la miseria umana, con la nostra indigenza, la nostra sofferenza, la nostra angoscia. Il termine biblico «compassione» richiama le viscere materne: la madre, infatti, prova una reazione tutta sua di fronte al dolore dei figli. Così ci ama Dio, dice la Scrittura.

E qual è il frutto di questo amore, di questa misericordia? E’ la vita! Gesù disse alla vedova di Nain: «Non piangere!», e poi chiamò il ragazzo morto e lo risvegliò come da un sonno (cfr vv. 13-15). Pensiamo questo, è bello: la misericordia di Dio dà vita all’uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con misericordia; non dimentichiamolo, ci guarda sempre con misericordia, ci attende con misericordia. Non abbiamo timore di avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso! Se gli mostriamo le nostre ferite interiori, i nostri peccati, Egli sempre ci perdona. E’ pura misericordia! Andiamo da Gesù!

Rivolgiamoci alla Vergine Maria: il suo cuore immacolato, cuore di madre, ha condiviso al massimo la «compassione» di Dio, specialmente nell’ora della passione e della morte di Gesù. Ci aiuti Maria ad essere miti, umili e misericordiosi con i nostri fratelli”.

Dopo l'Angelus di domenica 7 giugno 2015, papa Francesco ha detto sul Cuore di Gesù: “Venerdì prossimo nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù pensiamo all’amore di Gesù, a come ci ha amato; nel suo cuore è tutto questo amore”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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