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5 virtù deboli che rendono grande la gente

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Stimolare la nostra bontà, ecco cosa ci manca...

Quel tipo di amore decentra il sé. Ti ricorda che le tue vere ricchezze sono in un’altra persona. E soprattutto, questo amore elettrizza. Ti mette in uno stato di necessità e rende splendido servire ciò che ami. L’amore della Day per la figlia emergeva in tutto. Come ha scritto, ‘Nessuna creatura umana potrebbe ricevere o contenere un tale mare di amore e di gioia come quello che ho provato spesso dopo la nascita di mia figlia’. Con questo è venuta la necessità di adorare.
Ha preso impegni incrollabili in tutte le direzioni. È diventata cattolica, ha avviato un giornale radicale, ha aperto rifugi per i poveri e ha vissuto in mezzo a loro, abbracciando la povertà come modo per costruire la comunità, non solo per fare il bene, ma per essere buona. Questo dono d’amore a volte ha superato il fatto naturale di essere centrati su di noi che tutti proviamo”.

Non c’è dono più grande dell’opportunità di amare. Ci sono moltissime idee e concezioni sull’amore che i cattolici condividono con molti; suppongo che una delle differenze principali sia però il fatto che l’amore umano è essenzialmente e necessariamente ricevuto prima che dato. Qualsiasi concezione dell’amore che ignori questa dimensione ricettiva non è cristiana. Questo amore che decentra di cui parla Brooks si verifica solo quando abbiamo sperimentato lo stesso: creazione, crocifissione e resurrezione sono tutti momento del decentramento di Dio (kenosis).

Giovanni lo dice nel miglior modo possibile: “Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Giovanni 13, 34). Come umani, siamo stati creati dall’amore e per l’amore. È solo in questa luce che possiamo comprendere le parole “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20, 35).

 

5. La chiamata nella chiamata


© Hamed Parham/ Flickr

Tutti noi cerchiamo di guadagnare una professione per molti motivi: denaro, status, sicurezza, ma alcuni hanno esperienze che trasformano una carriera in una chiamata. Queste esperienze calmano il sé. Tutto ciò che conta è essere all’altezza dello standard di eccellenza inerente al loro compito.

Frances Perkins era una giovane attivista per le cause progressiste all’inizio del XX secolo. Era educata e distinta, ma un giorno si imbatté nell’incendio della fabbrica Triangle Shirtwaist e vide dozzine di lavoratori gettarsi al suolo piuttosto che finire arsi vivi. Quell’esperienza modellò il suo senso morale e purificò la sua ambizione. Era la sua chiamata all’interno della chiamata.

Dopo quell’episodio, divenne uno strumento della causa dei diritti dei lavoratori. Voleva lavorare con chiunque, impegnarsi con chiunque, vincere le esitazioni. Cambiò perfino il suo aspetto per diventare uno strumento più efficace per il movimento. Divenne la prima donna di gabinetto degli Stati Uniti, sotto Franklin D. Roosevelt, ed emerse come una delle più grandi figure civiche del XX secolo”.

La diffedrenza tra qualcuno che sta facendo il proprio “lavoro” e qualcuno che sta vivendo la propria “vocazione” è ovvia a chiunque abbia gli occhi per vedere, e questo si applica anche alla vita cristiana. La chiamata esiste fin dalla nostra nascita: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni” (Geremia 1, 5). Spesso, però, ci sono eventi, a volte tragedie, che ci aiutano a percepire la chiamata con maggiore chiarezza e intensità. Vale la pena di notare che secondo la visione cristiana la chiamata è sempre, alla fin fine, una chiamata a entrare in una relazione. La nostra missione, più che combattere “contro” qualche tipo di sistema, è sempre combattere a favore dei nostri fratelli uomini. Man mano che ci avviciniamo a Cristo, scopriamo cosa ci chiede insieme all’energia di assumere i compiti che ci affida, e così siamo capaci di diventare artefici di grandi cambiamenti in questo mondo.

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