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5 virtù deboli che rendono grande la gente

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Stimolare la nostra bontà, ecco cosa ci manca...

”. O ancora nella Seconda Lettera ai Corinzi (12, 10): “Quando sono debole, è allora che sono forte”.
 

2. Autodifesa


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Il successo esteriore si raggiunge attraverso la competizione con altri, ma il carattere si costruisce nel confronto con la propria debolezza. Dwight Eisenhower, ad esempio, capì presto che al cuore del suo peccato c’era il suo temperamento. Sviluppò un’esteriorità moderata, cordiale, perché sapeva che per guidare aveva bisogno di proiettare ottimismo e fiducia. Fece cose sciocche per contenere la sua ira. Prendeva i nomi delle persone che odiava, li scriveva su dei pezzetti di carta e poi li strappava e li gettava nella spazzatura. In una vita di confronto con se stesso, sviluppò un temperamento maturo. Divenne forte nei suoi luoghi più deboli”.

La virtù non è ai primi posti nella lista delle cose popolari da… quando? Parlare delle nostre debolezze non è esattamente il modo per farsi amici e influenzare le persone. C’è di più. Molti tendono a ridurre la vita cristiana ad atti esteriori di servizio e solidarietà. Al cuore della vita cristiana c’è l’autotrasformazione: diventare sempre più simili a Cristo. Quando cadiamo, chiediamo perdono e sappiamo che non raggiungeremo mai la perfezione in questa vita, ma la vera trasformazione inizia, in cooperazione con la grazia di Cristo crocifisso e risorto, qui e ora.
 

3. Il salto della dipendenza

Molte persone regalano il libro ‘Oh, the Places You’ll Go!’ come dono di laurea. Questo libro suggerisce che la vita è un viaggio autonomo. Dominiamo certe capacità ed esperienze e alcune sfide nella nostra via verso il successo individuale. Questa visione del mondo individualista suggerisce che il carattere è la piccola figura di ferro della forza di volontà interiore, ma tutti capiscono che nessuno può raggiungere il dominio di sé per conto proprio. La volontà, la ragione e la compassione individuali non sono abbastanza forti da sconfiggere consistentemente l’egoismo, l’orgoglio e l’illusione. Tutti abbiamo bisogno di un’assistenza redentrice dall’esterno.

La gente che fa questo percorso vede la vita come un processo di presa di impegni. Il carattere è definito da quanto si è profondamente radicati. Avete sviluppato profondi legami che vi tengono su nei momenti di difficoltà e vi spingono al bene? Nel regno dell’intelletto, una persona di carattere ha raggiunto una filosofia solida sulle cose fondamentali. Nel regno dell’emotività, è radicata in una rete di amori incondizionali. Nel regno dell’azione, è impegnata in compiti che non possono essere completati in un’unica vita”.

È importante capire che per raggiungere il dominio di sé abbiamo tutti bisogno dell’assistenza redentrice dall’esterno. È lì che Dio, la Chiesa e il sacramento della confessione lavorano su di noi. Non ci impegniamo nel combattimento spirituale da soli.

In questo c’è tuttavia il pericolo di considerare gli altri come un semplice mezzo per raggiungere la mia forma distinta. Secondo la visione cristiana, l’obiettivo non è tanto la perfezione di sé quanto la comunione. Cerchiamo di migliorarci non per raggiungere uno status sociale, o anche morale; il nostro obiettivo finale è purificare il nostro cuore per accogliere l’eterno abbraccio della Divina Trinità, Comunione d’Amore.

Non temere, perché io sono con te; 
non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. 
Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto 
e ti sostengo con la destra vittoriosa – Isaia 
41, 10

 

4. Amore stimolante


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Dorothy Day ha condotto una vita disordinata quando era giovane: beveva, faceva baldoria, ha provato a suicidarsi una volta o due, seguiva i suoi desideri, incapace di trovare una direzione. La nascita della figlia, però, l’ha cambiata. Ha scritto di quella nascita: ‘Se avessi scritto il libro più, grande, composto la sinfonia più bella, dipinto il quadro più splendido o scolpito la statua più bella non avrei potuto sentirmi creatrice più esaltata di quando mi hanno messo la mia bambina tra le braccia’.

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