Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Per questo Gesù non ha scritto niente

Outdoor Statue of Jesus with Open Arms © Benoit Daoust / Shutterstock
Condividi

Perché è lui la pienezza di tutta la Rivelazione

«Cristo è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione» (Dei Verbum 2). “Mediatore” e “pienezza” della Rivelazione sono le due espressioni bibliche più importanti che i Padri conciliari scelsero per parlare di Gesù all’uomo contemporaneo. Eppure esse non vengono ancora utilizzate nell’annunzio e nella catechesi così come nell’insegnamento della religione, ulteriore riprova di quanto il Concilio debba ancora penetrare nel vissuto della Chiesa post-conciliare.

Con queste espressioni il Concilio optò per una presentazione della persona di Gesù che non partisse né dal dogma della piena umanità e divinità del Figlio, né dalla pura e semplice narrazione dei diversi episodi evangelici della vita del Signore. Certamente il Concilio non rinnegò niente della verità del dogma cristologico, così come dei racconti della vita del Cristo.

Ma avvertì che l’uomo moderno ha bisogno che gli sia fornita una chiave di lettura per appassionarsi a Cristo. La scelta delle due espressioni “mediatore” e “pienezza” per parlare di Gesù nasce dalla consapevolezza che, in un mondo che ignora ormai tutto di Gesù se non addirittura vi si contrappone, è decisivo partire dalla sua persona considerata nella sua unità, ponendo in seconda battuta sia il dogma sia la narrazione della sua vita. La sottolineatura del carattere personale della rivelazione – Dio non rivela verità o eventi storici, ma se stesso – richiede che ci si soffermi innanzitutto sulla persona stessa di Gesù.

Perché innanzitutto “mediatore”? I Padri conciliari sapevano bene che l’uomo contemporaneo ritiene vero solo ciò che è “immediato”. “Immediato” è il contrario di “mediato”. La Dei Verbum avverte bene che è questa la grande sfida che l’uomo lancia alla Chiesa: la grande questione da affrontare è se un rapporto “immediato” con Dio, se un rapporto con la fede “senza mediatore” possa esistere ed, anzi, essere più vero di quello cristiano. 

Il Concilio vuole accompagnare per mano l’uomo a capire che, senza quel “mediatore”, l’uomo non avrebbe mai potuto comprendere che Dio è amore fino alla croce sopportata per prendere su di sé il male degli uomini. Ed, in effetti, se un mediatore non fosse necessario, perché mai non ci sono stati cristiani prima della venuta di Cristo? Mai uomini enormemente saggi e religiosi, come Socrate, Platone, Aristotele o Buddha, hanno potuto immaginare la misericordia di Dio. Non hanno potuto immaginare la misericordia di Dio perché non hanno conosciuto l’Incarnazione del “mediatore”.

Solo dopo la venuta di quel “mediatore”, solo dopo la venuta del Cristo,  ecco che nei luoghi più sperduti del mondo uomini e donne, ricchi e poveri, sapienti e ignoranti, hanno iniziato a baciare le piaghe del Crocifisso ed a chiedere che il perdono spezzasse l’odio: è attraverso quel “mediatore” che Dio ha finalmente svelato il suo volto. Pensiamo a monumenti meravigliosi come le piramidi maya e azteche. Ebbene lì venivano fatti salire uomini cui veniva estratto il cuore ancora pulsante per offrirlo agli dèi. L’uomo, senza la mediazione di Cristo, si era fatto un immagine di Dio che non corrispondeva alla verità della sua misericordia, che non giungeva fino a “bucare le nubi” per vedere il volto di amore di Dio.

Pagine: 1 2 3

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni