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10 cose da sapere prima di andare in missione

UN Photo/Kibae Park

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 12/06/15

L'esperienza di monsignor Erwin Kräutler, per 50 anni in Amazzonia

Quali sono le caratteristiche di una missione? Cosa bisogna sapere prima di provare un'esperienza di questo tipo?

Ce lo dice un missionario di lungo corso: monsignor Erwin Kräutler, vescovo austriaco attivo da oltre 50 anni in Brasile, autore del volume "Ho udito il grido dell’Amazzonia. Diritti umani e creato. La mia lotta di vescovo" (Editrice Missionaria Italiana, prefazione di Leonardo Boff)

1) Missione è contribuire a "sostenere il mondo"
Certamente significa «prendersi cura» della vita nel mondo; portare sulle proprie spalle tutti quelli la cui vita è minacciata; «lottare» per la giustizia della risurrezione e «confidare» in quel Dio che si è incarnato in questo mondo affinché abbia «vita in abbondanza» (Gv 10,10). Secondo la fede cristiana, l’origine e la natura della missione ci sono state rivelate da Gesù Cristo. La missione ha la sua origine nella missione del Dio trinitario («missione di Dio») e la sua finalità nella salvezza dell’umanità: «Perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

2) Missione è "rete", "invio", "convocazione"
Nello Spirito Santo la comunità missionaria è inviata per articolare universalmente i popoli e le culture in una grande «rete» (cfr. Gv 21,11) di solidarietà, diversità e unità. La missione è il cuore della Chiesa. E questo cuore ha due movimenti: invio e convocazione; Invio alla periferia del mondo, e convocazione, a partire da questa periferia, per la liberazione del centro. Sotto l’insegna del Regno propone un mondo senza periferia e senza centro.

3) Missione è "inculturazione"
La missione inserita nel cuore della storia e della cultura di un popolo «è un imperativo della sequela di Gesù ed è necessaria per restaurare il volto sfigurato del mondo» (Santo Domingo 13b). Si parla non a caso di inculturazione, cioè la Chiesa diventa «segno più comprensibile» e «strumento più atto» (Redemptoris missio [RM] 52) per annunciare il Vangelo non come alternativa alle culture ma come loro realizzazione profonda.

4) Missione è "unità nella diversità"
Il pluralismo culturale ha il suo risvolto nel pluralismo religioso. Nella maggioranza delle Chiese e tra la maggioranza dei fedeli c’è un consenso sul fatto che l’alterità religiosa è irriducibile. E questa alterità religiosa rimanda al dialogo interreligioso. Il dialogo, come strumento di comprensione, rispetto e convivenza pacifica, all’interno di qualsiasi pluralismo, ha «sempre carattere di testimonianza, nel massimo rispetto della persona e dell’identità dell’interlocutore» (Puebla 1114).

5) Missione è "gratuità""
In un mondo competitivo ed escludente, dove tutto va- le solo in base al prezzo di mercato, la missione è vincolata alla sconfitta del regno della necessità («costi-benefici») e al recupero di uno spazio e progetto alternativo di non mercato e gratuità. La comunità missionaria confida nell’attrazione della propria testimonianza gratuita. Il suo marketing non usa propaganda né armi. Gli spazi di gratuità inerenti al cristianesimo sono spazi di resistenza contro spazi ridotti a territorio di lucro. Il profitto divide e privatizza. Il mercato non è per tutti.

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mondo missionario
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