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Confessioni di un’ex nichilista

Brett-Jordan-CC
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…o quello che ho imparato all’università

Mi è venuto da ridacchiare. La mia compagna di stanza al college era inginocchiata accanto al letto mentre recitava le sue preghiere serali.

Io avevo superato da tempo tutto questo. Avevo frequentato scuole cattoliche per dodici anni, e mi ero profondamente immersa in ogni sfumatura del Catechismo di Baltimora. Una delle prime domande era stata: “Perché Dio mi ha creata?”

“Per conoscerlo, amarlo e servirlo in questo mondo, ed essere felice con Lui per sempre in quello che verrà”, avevo risposto diligentemente.

Al college, però, tutto era cambiato. Avevo appena 17 anni quando ero arrivata all'Università della Florida a Gainesville, e avevo abbandonato presto i valori della mia infanzia. Sembrava che quasi ogni lezione che frequentavo fosse impartita da un ateo, e tutti erano ansiosi di guadagnare discepoli al nichilismo.

Anche se ero stata una fedele ragazza cattolica che non mancava mai alla Messa, sembrava che alla mia educazione fosse mancata una cosa: non ero mai stata chiamata a difendere la mia fede, e purtroppo quando le prime pietre vennero scagliate contro l'edificio ogni mattone si sbriciolò.

Nel mio primo anno di università, il mio messale della domenica raccoglieva polvere mentre io studiavo con attenzione “Il Capitale” di Marx e “L'essere e il nulla” di Sartre. Dimenticati di amare e servire Dio, pensavo. Questi grandi pensatori affermavano che Dio era morto.

Il peccato e l'inferno erano mere fantasie della mia infanzia, mi dicevo. Se poi non c'era alcun Dio, non ero libera di fare ciò che mi andava? Ero ansiosa di crescere, il che significava liberarmi delle tradizioni care ai miei genitori, e così, quando il carro degli hippy attraversò il campus, saltai a bordo.

Monogamia? Gli hippy se ne beffavano. Divieto di sesso prima del matrimonio? Troppo antiquato. Restrizioni all'uso di droghe? Del tutto superato.

Mi attirava anche il Movimento di Liberazione delle Donne. Le donne, a quanto pareva, potevano trovare la felicità se si liberavano dai ruoli tradizionali e diventavano uguali agli uomini. E così abbiamo messo da parte i nostri trucchi, abbiamo chiesto agli uomini di uscire e indulgevamo in quello che veniva chiamato “amore libero” – anche se presto si è capito che implicava ben poco affetto.

Mi sono trasferita in un complesso di appartamenti noto in città come Sin City (Città del Peccato). Poi sono passata da una relazione all'altra, cercando di convincermi che la felicità era appena dietro l'angolo. I rapporti iniziavano a sgretolarsi, ma io ero troppo cieca per vedere la verità. Anche se stavo abbracciando le lezioni disinvolte del nichilismo, nel mio cuore ero ancora la bambina che aveva frequentato la scuola cattolica.

E quella bambina aspirava a qualcosa di tradizionale, ovvero un uomo che l'amasse e la sposasse.

Una sera, dopo che il mio ultimo ragazzo mi aveva lasciata, mi sono ubriacata e poi mi sono scolata una boccetta di Valium. Pensavo che la vita non avesse senso, quindi che differenza faceva se ero viva o morta? Sarebbe stata la fine della mia storia se un'amica non mi avesse sentita lamentarmi e non mi avesse portata in ospedale.

C'è voluto molto tempo perché l'aroma dannoso del nichilismo svanisse. Quando avevo 33 anni ho finalmente incontrato un uomo che voleva amarmi per sempre e che mi ha chiesto di sposarlo. Qualche anno dopo, la nostra vita ha subito un'enorme trasformazione.

Era in viaggio per lavoro a New York, e all'improvviso si fermò nella cattedrale di St. Patrick per accendere delle candele in memoria di suo padre e dei miei genitori. Quando me l'ha detto sono rimasta piuttosto scossa, realizzando che non avevo mai pregato per il riposo dell'anima dei miei genitori.

In quel momento ho sentito che Dio mi richiamava alla fede della mia infanzia, e dopo che un sacerdote di una parrocchia vicina mi ha accolta di nuovo sono entrata in chiesa, mi sono inginocchiata e ho pronunciato la mia prima preghiera in molti anni. Era molto semplice: “Aiutami a credere”.

Ben presto la preghiera ha ricevuto una risposta, e più pregavo più vedevo la verità sul mio passato. Anche se una volta avevo deriso la semplice fede della mia compagna di stanza, alla fine l'ho vista per quello che era sempre stata – un dono prezioso. Ed ecco la lezione più importante che ho imparato al college. Anche se avevo rinunciato a Dio e Lo avevo dichiarato morto, Egli non ha mai rinunciato a me.

Lorraine Murray racconta il suo percorso in Confessions of an Ex-Feminist. È anche autrice di tre gialli umoristici: Death of a Liturgist, Death Dons a Mask e Death in the Choir. Può essere contattata all'indirizzo lorrainevmurray@yahoo.com.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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