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La Messa di Morricone per Papa Francesco

© Public Domain

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 10/06/15

Composta in occasione dei due secoli di ricostituzione della Compagnia di Gesù oggi viene eseguita a Roma

Si terrà oggi alle 18 nella Chiesa del Gesù a Roma, la Prima della “Missa Papae Francisci. Anno duecentesimo a Societate Restituta“, scritta dal compositore e direttore d’orchestra vincitore di un Oscar Ennio Morricone. Sarà lo stesso Maestro a dirigere l’Orchestra Roma Sinfonietta, formata da 38 elementi, e i due cori composti da cento coristi provenienti dall’Accademia di Santa Cecilia e dal Teatro dell’Opera di Roma. Questo è – per dirla con l’autore – l’omaggio a Papa Francesco di “un laico che ha avuto un’educazione cattolica, che non va a messa, che da giovane stringeva il rosario per i morti della guerra” (Affari italiani, 9 giugno).

L’Opera – viene spiegato sul sito Gesuiti.it – è nata nel contesto del II Centenario della Ricostituzione della Compagnia di Gesù (1814-2014). In previsione di quella circostanza, per ovvie ragioni molto cara anche al Papa che proviene proprio dai ranghi della Compagnia, nel 2012 fu chiesto al Maestro di scrivere una Messa, proposta alla quale egli aderì immediatamente e dopo pochi mesi la Messa era pronta, tanto che egli stesso poté farne omaggio al Santo Padre, al quale l’aveva voluta intitolare, in occasione della festa di S. Ignazio del 2013. La sua singolarità nel contesto della vastissima produzione di Morricone rappresenta un particolare motivo di interesse (10 giugno).

Ennio Morricone, 86 anni, al suo attivo più di 500 colonne sonore e un centinaio di partiture classiche composte in sessant’anni di carriera, ma il musicista premio Oscar non aveva mai scritto una Messa «che è pur sempre una tappa fondamentale nel percorso di un compositore, un passaggio fondamentale come ci insegnano i grandi da Mozart a Schubert a Bruckner» spiega lo stesso Morricone ad Avvenire:

Come è stato l’incontro con Francesco?
«Ci siamo guardati a lungo, in silenzio. Il papa mi guardava, aspettava che gli raccontassi della mia Messa. Gli ho fatto vedere la prima pagina della partitura dove le note disegnano una croce: una linea affidata a corni e trombe formano il braccio verticale della croce; su questa linea a un certo punto si innesta tutta l’orchestra che disegna l’altro braccio. Papa Francesco mi ha da subito conquistato perché da subito ha caratterizzato il suo ministero dando una svolta alla Chiesa, cercando di correggere le storture che pure ci sono. Una strada che, però, ha potuto percorrere per il grande lavoro preparatorio fatto da Benedetto XVI».
Come è nato il progetto di questa “Messa”? «Mia moglie Maria, con la quale siamo sposati dal 1956, mi ha sempre chiesto di scrivere una Messa. Ma non l’ho mai fatto. Poi una mattina, uscendo di casa, ho incontrato padre Daniele Libanori, rettore della chiesa del Gesù che è a due passi da casa mia a Roma e che spesso frequento. Il gesuita mi ha chiesto di scrivere una partitura per celebrare i duecento anni della ricostituzione della Compagnia di Gesù. Era il 2012. Mi sono preso un po’ di tempo per pensare. Nel frattempo è stato eletto Papa Francesco, il primo Pontefice gesuita. Ho detto di sì e ho pensato di dedicarla a lui. E anche a mia moglie Maria. Ecco che è nata la Missa Papae Francisci. Anno duecentesimo a Societate Restituta. Che acquista un valore ancora maggiore per me che da sempre sono credente, cresciuto in una famiglia cattolica e con questa impronta che sempre ha segnato la mia vita» (10 giugno).

Qui il resto dell’intervista

Tags:
gesuitiliturgiapapa francesco
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