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Che rapporto c’è tra Dio e il sesso?

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Pareja

Joël Sprung - Aleteia - pubblicato il 10/06/15

Questo è il senso del sacramento del matrimonio, che ancor più del fatto di trasmettere la vita dà il suo senso e la sua vera ragion d’essere all’unione carnale.

Il significato dell’unione carnale è inscritto nell’uomo fin dalle origini e non è legato a un’epoca concreta.

La Chiesa, che vuole elevare i propri figli al Padre, non condanna le persone, ma trasmette ciò che ha ricevuto dalla Rivelazione, perché lasciandosi formare da questa i fidanzati e poi gli sposi possano vivere un amore più autenticamente orientato a Dio.

A volte si sente dire che la Chiesa, e in particolare il clero, non sa nulla e non può conoscere nulla in materia di sessualità. Alcuni dicono anche che la Chiesa non deve interferire in ciò che accade nel letto coniugale.

Si può dire che la Chiesa – ispirata dallo Spirito nei suoi insegnamenti, “esperta di umanità” (Paolo VI), accompagnando le coppie prima e durante il matrimonio, in tutta la loro diversità, e includendo anche persone sposate – sia davvero competente in materia.

Mette la sua esperienza e la sua ispirazione al servizio di tutti, non per esercitare qualche potere controllando il piacere dei credenti o la loro fecondità, né per condannare, ma per chiarire.

Come diceva Giovanni Paolo II, la Chiesa non aggiunge alcuna esigenza all’amore rispetto a quelle dell’amore autentico. In materia di sessualità, la Chiesa non impone discipline su ciò che si deve permettere e quello che si deve difendere, ma guida le persone, seguendo la missione che ha ricevuto, per permettere loro di vivere autenticamente il rapporto d’amore in cui si impegnano.

Non perché sia inutilmente conservatrice, ma perché a favore della verità, la Chiesa continua a insegnare che i rapporti sessuali, quando non sono ordinati a Dio mediante il sacramento del matrimonio, che è quello che sono destinati ad essere, sono per definizione disordinati.

La Chiesa non pronuncia alcuna condanna nei confronti delle persone, e insegna solo a quanti vogliono amare Dio e dargli gloria a non deviare dalla sua finalità tanto elevata il dono meraviglioso della sessualità.

Come potrebbe la Chiesa, perché lo chiedono i tempi, rinunciare a insegnare ciò che è bello, ciò che è vero? Abbiamo visto che la vocazione all’unione carnale degli sposi come incarnazione dell’amore divino è inscritta nell’uomo fin dalle origini. Non ha nulla in principio che sia sottoposto alla moda dei tempi.

E se l’uomo è chiamato ad appropriarsi di questa vocazione naturale, è per farne non un prodotto culturale, ma un compimento soprannaturale.

Come potrebbe la Chiesa mancare fino a questo punto al suo dovere, materno e magisteriale, di elevarci verso Dio, smettendo di insegnare questa vocazione che il Signore ha rivelato nelle Scritture?

La Chiesa non solo non obbliga nessuno ad ascoltarla, ma al contrario, a immagine di Cristo, è pedagoga paziente e prima mediatrice della misericordia del Signore. Essa propone, e l’uomo dispone liberamente, di modo che possa esercitare la sua libertà.

C’è sempre il rischio che l’unione coniugale non vada come ci si aspettava, ma l’impegno totale non ha periodo di prova. Il dono di sé che è l’amore vero è incondizionato.

Provarsi “per vedere” pregiudica seriamente la preziosa fiducia sulla quale si costruisce la coppia. Provare senza impegnarsi è tutto il contrario di una prova d’amore. L’unione senza impegno comporta inoltre seri rischi, in caso di concepimento indesiderato di un figlio.

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Tags:
matrimoniosessosessualità
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