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Dopo il “matrimonio omosessuale” si arriverà al “matrimonio di gruppo”?

mary/Flickr CC BY-NC-ND 2.0

Carolyn Moynihan - MercatorNet - pubblicato il 09/06/15

Perché no?

mprobabile? Assurdo? Allarmista? Forse. Ma assolutamente non illogico.

Il successo della campagna a favore del matrimonio omosessuale in Irlanda trova ovunque sostenitori in uno stato di grande eccitazione, predicendo che il resto del mondo (occidentale) debba allinearsi presto e legalizzare questo concetto. E poi?

Come sappiamo, c'è una lunga fila di gruppi di interesse che aspetta di accampare i propri diritti di riconoscimento sociale, e in testa alla fila ci sono i “poliamoristi”.

Appena prima che gli irlandesi votassero, infatti, il quotidiano irlandese The Independent ha pubblicato una lunga storia sulla comunità poliamorista di Emerald Isle. Jade-Martina Lynch, che ha raggiunto una certa fama partecipando alla versione irlandese del programma “Grande Fratello”, ha riassunto in modo piuttosto chiaro la filosofia del poliamore: “La mia anima è così libera che non posso trovarmi in una relazione monogamica”.

È difficile identificare in modo preciso queste persone, per cui la definizione di poliamore data da un gruppo californiano, il Saturnia Regna, è probabilmente valida quanto qualsiasi altra. I membri del gruppo dicono:

“La parola POLIAMORE significa 'molti amori' (o un amore condiviso tra molte persone). Il termine è stato usato da studiosi e scrittori almeno dall'inizio del XX secolo per descrivere la scelta di amare più di una persona allo stesso tempo. Questa forma di non monogamia responsabile non riguarda relazioni clandestine o tradire le persone che si amano. Il poliamore riguarda accordi reciproci con persone che si amano, tenendo tutto alla luce del sole e trattando le persone che si amano in modo etico, consensuale e impegnato”.

La definizione chiave in questa descrizione è “non monogamia”, o avere rapporti sessuali con più di una persona. Chiunque di noi potrebbe sottoscrivere il resto – ai cristiani, dopo tutto, viene detto di amare il proprio prossimo, che significa chiunque. E chi non concorderebbe sul fatto di dover trattare le persone che si amano “in modo edito, consensuale e impegnato”?

Cosa implica allora esattamente la “non monogamia” responsabile tra i poliamoristi? I giornali a volte pubblicano storie su un gruppo di persone piuttosto intelligenti e ponderate che vivono le proprie “relazioni aperte” in qualche quartiere cittadino, condividendo la supervisione dei compiti dei figli o cose del genere. Sembra piuttosto discreto e inoffensivo, ma c'è un altro aspetto del poliamore, e per analizzarlo bisogna davvero tapparsi il naso.

Il gruppo Saturnia Regna, ad esempio, sponsorizza un programma di vacanze estive “in uno splendido resort ad abbigliamento opzionale nel nord della California” (e dove altrimenti?) . In questo ambiente allettante, la comunità poliamorista può affinare capacità come “chiarificazione ed espressione di desideri, gestione della gelosia, espansività e approfondimento dell'intimità e delle relazioni multi-partner”.

Si attirano le persone prospettando esercizi “interattivi” in un ambiente “che porta l'espressione sensuale a un grado che non è possibile raggiungere nella maggior parte degli ambienti ordinari”. Suggerirei che le voci per cui le persone in questi incontri non solo corrono nude da una parte all'altra ma “avviano interazioni affettive con molteplici partner, e a volte fanno perfino l'amore sotto gli occhi di altre persone”, sono solo leggermente esagerate.

Allo stesso tempo, si cerca di dare a tutta la questione una patina di virtù: “L'interazione sociale in un ambiente ad abbigliamento opzionale richiede che le persone siano più rispettose che negli ambienti ordinari – non meno. Il poliamore e le relazioni aperte richiedono che le persone siano più sensibili ai sentimenti e ai desideri delle persone con cui interagiscono – non meno. Esplorare il poliamore tende a richiedere un livello di fiducia, onestà, vulnerabilità emotiva e disponibilità ad affrontare sentimenti scomodi superiore a quello richiesto nelle relazioni convenzionali. Se non si è una persona disponibile e capace di comportarsi in questo modo, questo evento probabilmente non fa per voi”.

A un certo livello, questo tentativo di organizzare un'orgia come una scuola estiva di sensibilità è ironico. A un altro livello è uno sguardo che infastidisce sul futuro dei rapporti sessuali regolati solo dall'apparenza dell'“amore”. Il matrimonio omosessuale viene istituito solo su quella base, anche se si assume la monogamia, ma i poliamoristi ci dicono che le loro relazioni non monogame sono solo un altro modo di amare. Chi siamo noi per giudicare?

A livello logico, non c'è nulla che impedisca che il poliamore diventi il protagonista della prossima campagna di successo sull'“uguaglianza del matrimonio”.

Importa? Ovviamente sì. Se il matrimonio omosessuale istituzionalizza le famiglie senza madre e quelle senza padre, il matrimonio non monogamico istituzionalizzerebbe l'instabilità familiare. Il divorzio permette ai genitori di separarsi, e sappiamo che molti di questi uomini e di queste donne si impegnano in nuovi rapporti, ma sappiamo anche che i figli sono in genere meno felici come risultato di questi cambiamenti, e la maggior parte delle persone ragionevoli vorrebbe che non fosse così. Se il poliamore verrà mai riconosciuto a livello legale, sarà il giorno in cui la società dirà ai figli “Non ce ne importa affatto”.

Carolyn Moynihan è editore di MercatorNet, dove è apparso originariamente questo articolo.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
poliamori
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