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Al supermarket dei bambini…

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Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 09/06/15

La battaglia contro l'eterologa di una "figlia della provetta". Intervista a Stephanie Raeymaekers

Lo scorso 3 maggio a Bruxelles si è svolto un incontro molto particolare dal titolo quanto mai esemplificativo : “Opzioni genitoriali per uomini gay europei”. In pratica una sorta di “Expo” dei prodotti a misura di coppie di soli maschi, organizzata dall’organizzazione no-profit
Men Having Babies (Uomini che hanno bambini), che vuole rappresentare «la più grande conferenza nel cuore dell’Europa dedicata agli uomini gay che vogliono avere figli». Senza giri di parole una grande fiera dove si vendono «bambini meravigliosi, perfetti» attraverso l’utero in affitto, con tanto di listino prezzi per (quasi) tutte le tasche. All’evento dovevano esserci solamente coppie gay, ma anche la belga,
Stephanie Raeymaekers,ci è voluta andare uscendone «disgustata».



Ma chi è Stephanie Raeymaekers? E’ la fondatrice dell’associazione “
Donorkinderen” (figli di donatori, NdR) che racconta a
Tempi che per lei «è stata un’esperienza scioccante, perché questa gente viene a mostrarti come crea i bambini e ti dice anche che è tutto normale. È una follia».

Come spiega il settimanale:

“La critica di Stephanie non è dettata dalla sua appartenenza religiosa, né da un particolare retroterra culturale e neppure da una presa di posizione ideologica. Stephanie parla di «follia» solo alla luce della sua esperienza, perché quella follia è la sua vita. Accettando di raccontare la sua storia a Tempi, Stephanie usa queste parole per descrivere se stessa: «Io sono un prodotto comprato al supermercato dal quale è stata tagliata via l’etichetta». La donna, infatti, concepita in provetta con la fecondazione eterologa, è nata 36 anni fa con l’aiuto di un donatore di sperma anonimo. Oggi Stephanie vive alla costante ricerca del suo padre biologico, che in base alla legge belga non può conoscere, e di chissà quali e quanti fratelli e sorelle. Con la sua associazione ha già incontrato 400 persone nate in provetta e insieme a loro si batte per cambiare quelle «leggi ingiuste che non considerano i diritti dei bambini, ma vedono i bambini come un diritto»”

Stephanie – racconta – è stata una delle prime persone concepite con lo sperma di un donatore preso dalla banca del seme. I genitori della donna volevano avere figli ma il padre era sterile, sicché dietro consiglio medico hanno fatto ricorso alla fecondazione eterologa e sono così nati lei, sua sorella e il fratello. Tutti gemelli eterozigoti. Tempi l’ha intervistata per capire il punto di vista di chi non conosce le proprie origini biologiche e deve fare i conti con una legge – quella belga – che le impedisce di avere informazioni sul suo genitore biologico.

Pur avendolo saputo solo a 25 anni e per caso, Stephanie si dice contenta di questa “scoperta”:


Perché?
Perché ho capito tante cose. Mi sono finalmente spiegata quell’impressione costante di non c’entrare niente con mio padre.

Come hai reagito alla notizia?
All’inizio mi sono arrabbiata moltissimo, perché i miei genitori mi avevano mentito per 25 anni su informazioni fondamentali per me, su chi mi aveva realmente fatto. Poi la rabbia con il tempo è scemata e sono comparse tantissime domande: chi è davvero mio padre? È vivo? È morto? Quanti fratelli e sorelle ho davvero? Ha fornito il suo sperma ad altri? Gli assomiglio? Mi pensa? So che non mi conosce, magari però pensa ai figli che sono stati concepiti con il suo sperma. L’ha fatto per soldi? Per aiutare gli altri? Prima la mia vita era semplice, ora è molto più complicata.

Come ha influito tutto questo sulla vita della vostra famiglia?
Io voglio bene ai miei genitori e voglio bene a mio padre, che resterà sempre tale, anche se non mi ha concepito biologicamente. Però i rapporti sono stati influenzati, per forza di cose. Quando l’ho saputo, mio papà mi ha detto: «Il fatto che tu non sia mia biologicamente interferisce nel rapporto che io ho con te. Tu infatti mi ricordi costantemente che io sono sterile».

Che cosa significa essere nata in provetta da un donatore di sperma anonimo?
Mi sento come se mancasse un pezzo del puzzle. È frustrante perché voglio sapere da dove vengo, ma per legge non posso. A 25 anni ho avuto una crisi di identità, perché mi sono sempre concepita figlia biologica di una persona che non era davvero mio padre. È stato stranissimo: tutto cambia, anche se tutto resta uguale.

Che cosa vuol dire?
Io sono cosciente che da qualche parte c’è una persona che magari mi assomiglia e a cui sono legata, che forse ha i miei stessi modi di fare, le mie stesse caratteristiche, ma che non conosco. Quando vado in autobus o in bici, penso sempre: magari quello è mio padre, magari quell’altro è mio fratello. È una domanda costante, so che questo essere umano esiste ma non so chi è. Io ho bisogno di rispondere a questa domanda per definire me stessa, ma non posso.”

Forte della sua esperienza, ma soprattutto di quella di aver messo su famiglia ed essere rimasta incinta, per Stephanie è stata l’occasione per capire quanto intenso sia il rapporto tra genitore e figlio e cosa le fosse sempre mancato nella vita. Quello che lei definito “un punto di non ritorno” che l’ha spinta a battersi per i diritti dei figli nati dall’eterologa.

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Tags:
eterologautero in affitto
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