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Giulia Innocenzi e la via televisiva ai diritti civili…

© Dubova/SHUTTERSTOCK

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 05/06/15

Lo spot di "AnnoUno" per la maternità surrogata

Era un po' che non ci occupavamo di Giulia Innocenzi, l'ultima volta per parlare della sua puntata a senso unico su – indovinate un po'? – Chiesa e omosessualità che questa settimana riprende da qui la questione:

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I GAY? NON ESISTONO"Se dai un motivo sano di vita alle persone non hanno bisogno di essere gay. I gay non esistono". E la storia di Luca Di Tolve, il "Luca era gay" cantato da Povia, diventa esemplare per chi crede che l'omosessualità sia una sorta di malattia. La nuova anticipazione dal reportage di Andrea Casadio in onda giovedì ad Announo!

Posted by Announo on Lunedì 1 giugno 2015

Con questo messaggio e questo video, Giulia Innocenzi ieri sera su La 7 con AnnoUno ha portato – assieme al vero nucleo della trasmissione sul diritto degli omosessuali ad avere un figlio –  il tema delle cosiddette teorie riparative cui noi di Aleteia avevamo parlato “qui”. Coincidenza vuole che sempre ieri Repubblica esca con una inchiesta proprio sul percorso proposto proprio da Luca Di Tolve, ex omosessuale ed ex attivista dell'Arcigay, per aiutarli a convivere con la ferita rappresentata dall'omosessualità: del resto il "fuoco di fila" inizia già attraverso i social network e sul canale ufficiale della trasmissione appare questo tweet:

Tuttavia è bene ricordare che il Gruppo Lot è una comunità di accompagnamento pastorale per persone con tendenze omosessuali indesiderate: non fanno terapie riparative.  

Ma passiamo al nucleo del programma: una puntata, fortemente orientata ideologicamente fin dalle parole iniziali della presentatrice, ma che ha dato spazio ad una pluralità di posizioni, anche tra i ragazzi che compongono il format del programma le posizioni erano tra le più varie e non tutti ideologicamente schierati da una parte. Purtroppo tutti i servizi riguardanti i ragazzi in sala erano quasi tutti "pro": da quello sulle celebrazioni in Campidoglio a Roma per il registro delle unioni civili, fino alla contromanifestazione ai danni delle Sentinelle in Piedi di Roma. Unico spazio "contro" al ragazzo leghista il cui migliore amico è un omosessuale e al quale dice "i figli li fanno un uomo e una donna".

In studio assieme ai ragazzi Aldo Busi e Monsignor Sigalini, poi come se non ci fosse abbastanza caos in studio, appollaiati come opinionisti (ma perché?) c'erano Alba Parietti e Antonio Di Pietro. In collegamento una coppia gay cattolici che hanno raccontato la loro esperienza con la maternità surrogata e l'intervista alla madre biologica canadese di uno dei figli della coppia.

Se nel complesso si arriva fino in fondo senza mai avere dubbi non solo sulla liceità, ma ancor di più sulla necessità di allineare l'Italia al resto del mondo (“L'Europa lo chiede” direbbe qualcuno…), qua e là vengono infilate alcune contraddizioni interessanti. Lo stesso Busi, per certi versi il più lucido (almeno fino a 10 minuti dalla fine del programma), pur non mancando una sola occasione per attaccare la Chiesa per il suo ostracismo contro gli omosessuali e criticando i gay cattolici come “affetti dalla sindrome di Stoccolma” ha raccontato la sua esperienza: “mai ho pensato di riprodurmi, mai ho pensato di sposarmi” ma soprattutto ha avuto parole dure verso chi “per sentirsi realizzato deve avere un figlio, io avrei terrore a dare loro un figlio” e infine “Bisogna imparare a convivere con i propri limiti” rivolto agli omosessuali presenti in studio.

Se Monsignor Sigalini ha parlato con pacatezza dell'esperienza della sua diocesi in cui ha organizzato gruppi in cui i ragazzi omosessauli si possono confrontare tra loro e col sacerdote. Questo ci permette di fare una osservazione a questo proposito: se ci sono pochissime parrocchie che fanno gruppi pastorali per le persone divorziate, ancora meno sono quelle che si occupano di omosessualità. La Chiesa deve fare di più per essere un testimone credibile.

I ragazzi di AnnoUno divisi tra favorevoli e contrari ma il tema è compreso: una donna "non produce" figli, non a caso chi è d'accordo con prostituzione lo è anche per l'utero in affitto (“Il corpo è mio e me lo gestisco io” dice qualcuna), ma molti restano turbati (perfino la Parietti…) dopo il servizio dall'America in cui viene intervistata la proprietaria di un centro per la maternità surrogata. Nella patria del dollaro tutto si compra e tutto si vende, si capisce che qualcosa stona “certo che vanno pagate, le ragazze lavorano 24 ore su 24”. La maternità è un lavoro? Da questo punto di vista è più interessante la legge canadese in cui le madri surrogate possono farlo un numero limitato di volte, devono essere indipendenti economicamente e farlo in qualità di “donatore samaritano”, il numero di donne disposte a farlo è quindi molto più basso che negli USA dove il costo complessivo dell'operazione è di circa 120 mila dollari. Una roba da classe operaia insomma…

La storia più interesssante è quella degli omosessuali cattolici (Gruppo Incontro a Roma) Dario e Andrea che vogliono vivere all'interno della comunità cristiana assieme ai piccoli Davide e Artemisia. E' la questione delle cosiddette “Famiglie Arcobaleno”, quelle che comunque la si pensi ci sono, esistono e che chiedono che situazioni come la proibizione a Genova della veglia di preghiera contro l'omofobia non ci siano più.  

Ma c'è anche il tema, anch'esso incomprimibile, che in molti casi per arrivare ad avere questi figli si sfruttino le donne, e si cedano i bambini, cioè degli esseri umani, come merce, e questo è un simbolo che nella società occidentale, pensavamo di non dover più vedere. Ma di questo, alla fin fine, non si è parlato molto nel salotto di Giulia…

Tags:
omosessualità
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