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Gesù sarebbe stato a favore del “matrimonio” omosessuale?

© Marie ACCOMIATO / CIRIC
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Alcuni sono convinti di sì. C'è forse ambiguità nella Bibbia sulla definizione del matrimonio?

 

No, Gesù non sarebbe stato a favore del “matrimonio” omosessuale perché ribadì chiaramente la definizione del matrimonio espressa nell'Antico Testamento come unione tra un uomo e una donna che dura tutta la vita, reciprocamente esclusiva e orientata alla procreazione e alla crescita dei figli. Questo è stato anche l'insegnamento costante della Chiesa cattolica nel corso della storia.

1. Il fondamento scritturale per il matrimonio si ritrova nella Genesi, nel momento in cui Dio crea l'uomo – maschio e femmina – a Sua immagine e somiglianza.

Il matrimonio è un tema che abbraccia tutta la Scrittura, che parla “del suo mistero, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1602).

La Bibbia, infatti, inizia e finisce con il matrimonio: nella Genesi si legge della creazione dell'uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1: 27), e nell'Apocalisse della visione del “banchetto delle nozze dell'Agnello” (Ap 19: 7, 9).

Il fondamento del matrimonio è stabilito il sesto giorno della creazione, quando Dio “creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gn 1: 27). “La vocazione al matrimonio”, dichiara il Catechismo, “è inscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore” (n. 1603).

“L'intima comunità di vita e d'amore coniugale” è “fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie”, scrisse papa Paolo VI nel 1965. “È Dio stesso l'autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini”.

La creazione della donna che partecipa della stessa realtà dell’uomo rappresentata simbolicamente dalla costola ci parla proprio dell’anima profonda del matrimonio come unità di vita e di amore. Il Cantico dei Cantici esalta l’amore nella sua bellezza legata alla passione, all’eros, al sentimento, ma anche nella sua reciprocità totale di donazione: “Il mio amato è mio e io sono sua”.

Anche la profezia ricorrerà al simbolismo matrimoniale per celebrare l’alleanza che intercorre tra il Signore e il suo popolo: “Così dice il Signore: mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza, dell’amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto…” (Ger 2, 2; si veda anche Os 2).

2. Dio riconosce che Adamo non dovrebbe essere solo, e che ha bisogno di un “aiuto che gli sia simile”. Quell'aiuto è una donna, Eva.

Nel secondo capitolo della Genesi, Dio stabilisce che non è un bene per Adamo essere solo, e che ha bisogno di un “aiuto che gli sia simile” (Gn 2: 18).

Monsignor Charles Pope, parroco della parrocchia del Santo Consolatore-San Cipriano e famoso blogger dell'arcidiocesi di Washington (Stati Uniti), ha sottolineato che un partner giusto per Adamo era in primo luogo un essere umano, “perché nessun animale aveva dimostrato di essere adatto ad Adamo” (Gn 2:20).

La Genesi riferisce che Dio prese una delle costole di Adamo mentre questi dormiva e poi “plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna” (Gn 2: 21-22).

Dio donò poi Eva ad Adamo, che esclamò: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta” (Gn 2: 23).

“Il partner adatto per Adamo era una donna”, ha osservato monsignor Pope. “Dio ha creato Eva, una donna, non Mario, un uomo”.

Il sacerdote ha anche indicato che “il partner adatto per Adamo era una sola donna. Perché Dio non ha creato Eva e Tizia, Caia e Sempronia. La poligamia non fa dunque parte del disegno di Dio”.

Monsignor Pope ha riconosciuto che “una serie di patriarchi dell'Antico Testamento aveva più di una moglie”, ma ha anche commentato che “ciò che la Bibbia riferisce come fatto non implica necessariamente un'approvazione”.

“La Bibbia, del resto, mostra come la poligamia porti sempre a problemi. Nel corso dello sviluppo della storia biblica, la poligamia inizia a scomparire”.

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