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Comunione ai divorziati risposati. Così si muove il fronte del “si”

Andy Morrell
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Si moltiplicano i saggi di eminenti studiosi cattolici in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia

SEGNO DELLA MISERICORDIA DI DIO
Il cardinale Dionigi Tettamanzi ne "Il Vangelo della misericordia per le 'famiglie ferite'" (San Paolo) motiva come "plausibile" la ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’eucarestia da parte dei divorziati risposati, guardando al sacramento come segno della misericordia di Dio, a patto però che «si eviti assolutamente qualsiasi confusione sull’indissolubilità del matrimonio». 

SECONDO NOZZE "NON SACRAMENTALI"
Una soluzione che dribbla la questione della "indissolubilità" la offrono i coniugi tedeschi Heidi e Thomas Ruster – lui teologo lei consulente familiare – che in "Finché morte non vi separi? L’indissolubilità del matrimonio e i divorziati risposati. Una proposta" (Elledici), con la prefazione del cardinale Karl Lehmann, suggeriscono di risolvere la questione riconoscendo le seconde nozze come «non sacramentali».

LA LINEA DEL "NO" 
Questi spunti hanno l'obiettivo di “alleggerire” le posizioni di chi invece non è favorevole alla Comunione e ai divorziati risposati. Come ad esempio quella dell'autorevole cardinale Raymond Burke che in un’intervista rilasciata durante il programma 13H15 del canale televisivo francese France2, ha ribadito: "non posso accettare di dare la comunione ad una persona in una unione irregolare: è adulterio". 

IL "MANIFESTO" DEI 5 CARDINALI
Ma Burke, insieme ad altri quattro cardinali, Walter Brandmüller, Carlo Caffarra, Velasio De Paolis, e, soprattutto, Gerhard Ludwig Müller, prefetto della dottrina per la Congregazione della Fede, e con loro l’arcivescovo gesuita Cyril Vasil, segretario della congregazione per le Chiese orientali, hanno confezionato nel 2014 il libro "Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”  (Cantagalli) in cui motivano tutto il loro scetticismo sulla comunione ai divorziati risposati. 

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