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Comunione ai divorziati risposati. Così si muove il fronte del “si”

Andy Morrell
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Si moltiplicano i saggi di eminenti studiosi cattolici in vista del prossimo Sinodo sulla famiglia

Fioccano le pubblicazioni di eminenti esponenti della Chiesa Cattolica sul tema dell'indissolubilità del matrimonio. All'orizzonte c'è il Sinodo dei Vescovi che dovrà decidere come affrontare la questione dei divorziati risposati. 

Una discussione sollecitata dallo stesso questionario diffuso dalla Segreteria generale del Sinodo insieme ai cosiddetti Lineamenta. La domanda numero 38, in considerazione della necessità di «un ulteriore approfondimento» della pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati, chiedeva esplicitamente in «quali prospettive muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?».

A breve avverrà la pubblicazione dell’Instrumentum laboris, che farà sintesi di tutte le risposte arrivate dai cinque continenti. E quelle risposte dovranno essere tenute in considerazione nella riflessione del Sinodo (Avvenire, 2 giugno).

INDISSOLUBILITA' E MATRIMONIO SACRAMENTALE
Dopo la proposta della deroga "caso per caso" illustrata da Jean-Miguel Garrigues, un altro domenicano, vale a dire il vescovo di Orano (Algeria), mons. Jean-Paul Vesco, tende la mano ai divorziati risposati con una nuova proposta. La scrive in un piccolo testo dal titolo "Ogni amore vero è indissolubile" (Queriniana), dove spiega l’esigenza di non mettere in relazione, in modo esclusivo, indissolubilità e matrimonio sacramentale. 

"IDEA DIROMPENTE E AFFASCINANTE"
Visto che ogni amore di coppia, quando è autentico e profondo, porta in sé una traccia definitiva e incancellabile «non bisogna fondere in una sola e medesima idea unicità del matrimonio e indissolubilità di ogni amore coniugale». Un’idea dirompente – ma anche affascinante, sottolinea il quotidiano dei vescovi italiani Avvenire – per motivare le buone ragioni dei divorziati risposati a chiedere perdono. E la decisione della Chiesa di concederlo.

SULLE ORME DI KASPER
Una posizione che non è lontana da quella del cardinale Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, che si è chiesto se l'Eucaristia «non possa essere a certe condizioni per alcuni divorziati risposati un viatico per la remissione dei peccati e la viva appartenenza al corpo di Cristo» (Aleteia, 12 marzo 2014). Kasper anche nel Sinodo dello scorso ottobre aveva fatto pressing su una maggiore apertura, senza tuttavia incassare il consenso dell'assemblea. 

GRILLO E LA "MORTE DEL VINCOLO"
Ma intanto si moltiplicano le posizioni che si avvicinano a quelle del presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani. Per Andrea Grillo, docente di teologia sacramentaria e padre di famiglia, autore di "Indissolubile? Contributo al dibattito sui divorziati risposati" (Cittadella), ha proposto di riammettere i divorziati risposati alla Comunione in circostanze determinate e non come prassi generale, introducendo il concetto della 'morte del vincolo'. Una formula che permetterebbe il riconoscimento delle seconde nozze senza fondarsi sulla 'inesistenza originaria' del primo matrimonio.

SOSTEGNO DELLE FRAGILITA'
Anche padre Oliviero Svanera, francescano, docente di teologia morale, in "Amori feriti. La Chiesa in cammino con i divorziati risposati" (Edizioni Messaggero Padova), spinge per l' "apertura". Accanto a numerose testimonianze di separati, sostiene che «l’eucaristia è nutrimento dei deboli, non dei forti, rimedio e sostegno delle fragilità, non cibo per chi si sente giusto e arrivato».

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