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"Mi manca il camminare per le strade"

© Filippo MONTEFORTE

L'Osservatore Romano - pubblicato il 30/05/15

Che cosa legge prima di addormentarsi?
Ora sto leggendo un testo su san Silvano del Monte Athos, un grande maestro spirituale.

Nella visita a Manila la scorsa estate ha parlato dell’importanza delle lacrime. Lei piange?
Quando vedo drammi umani. Come l’altro giorno, quando ho visto ciò che sta succedendo a gente del popolo rohingya che arrivano sui barconi in acque thailandesi; quando si avvicinano a terra danno loro qualcosa da mangiare, dell’acqua, e poi li ributtano in mare. Questo mi commuove profondamente, questo tipo di dramma. Poi i bambini malati. Quando vedo quelle che qui chiamano “malattie rare”, prodotte dalla disattenzione per l’ambiente, mi si stringe il cuore. Quando vedo quelle creature dico al Signore: «Perché loro e non io». Anche quando vado nelle carceri mi commuovo. Dei tre Giovedì Santi che ho celebrato, due sono stati in un carcere, una volta in uno minorile e l’altra in quello di Rebibbia. E poi in altre città d’Italia che ho visitato sono stato in carcere, ho mangiato con i detenuti e mentre chiacchieravo con loro mi è venuto in mente: «E pensare che anch’io potrei stare qui!». Ossia, nessuno di noi è sicuro che non commetterà mai un crimine, qualcosa per cui essere messo in prigione. Allora mi chiedo perché Dio ha permesso che io non sia qui. E sento dolore per loro e ringrazio Dio per non essere lì, ma allo stesso tempo sento che quel ringraziamento è di convenienza, perché loro non hanno avuto l’opportunità che ho avuto io di non compiere una stupidaggine tale da finire in carcere. Questo mi fa piangere interiormente. Mi tocca profondamente.

Ma arriva a piangere con le lacrime?
Pubblicamente non piango. Mi è successo due volte di essere lì lì per farlo, ma sono riuscito a trattenermi a tempo. Ero troppo commosso, qualche lacrima mi è sfuggita, ma ho fatto finta di niente e dopo un po’ mi sono passato la mano sul viso.

Perché non voleva che la vedessero piangere?
Non lo so, mi sembrava che dovevo andare avanti.

In quali occasioni è accaduto?
Ne ricordo una, l’altra no. Quella che ricordo aveva a che vedere con la persecuzione dei cristiani in Iraq. Ne stavo parlando e mi sono commosso profondamente. Pensavo ai bambini.

Che cosa le fa paura?
In generale non ho paura. Sono piuttosto temerario, agisco senza pensare alle conseguenze. Questo a volte mi provoca dei bei mal di testa perché mi sfugge una parola di troppo (ride nuovamente di gusto). Riguardo agli attentati, sono nelle mani di Dio e quando prego parlo al Signore e gli dico: «Guarda, se deve succedere, che succeda, ti chiedo solo una grazia, che non mi faccia male (ride), perché sono un codardo con il dolore fisico. Il dolore morale lo sopporto, ma quello fisico no. Sono molto codardo in questo, non è che ho paura di un’iniezione, ma preferisco non avere problemi con il dolore fisico. Sono molto intollerante, penso che sia una cosa che mi è rimasta dall’operazione al polmone che ho subito quando avevo 19 anni.

Si sente sotto pressione?
Le pressioni esistono. Ogni persona di governo sente pressioni. In questo momento quello che mi pesa di più è la grande quantità di lavoro che c’è. Sto seguendo un ritmo di lavoro molto forte, è la sindrome della fine dell’anno scolastico, che qui termina a fine giugno. E allora si accumulano mille cose, e ci sono problemi… E poi ci sono i problemi che ti creano, che cosa ho detto, o non ho detto… Anche i mezzi di comunicazione prendono una parola e la decontestualizzano. L’altro giorno nella parrocchia di Ostia, vicino Roma, stavo salutando la gente, avevano messo gli anziani e i malati nella palestra. Erano seduti e io passavo e li salutavo. Allora ho detto: «Guardate che buffo, qui dove giocano i bambini ci sono gli anziani e i malati. Vi capisco, perché anch’io sono anziano e anch’io ho i miei acciacchi, sono un po’ malato». Il giorno dopo hanno scritto sui giornali: «Il Papa ha confessato di essere malato». Contro questo nemico, non puoi nulla.

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Tags:
papa francesco
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