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Solo per gli uomini: due parole che possono salvare il vostro matrimonio

© CandyBox Images/SHUTTERSTOCK
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Attenzione: possono essere dolorose

Gli uomini odiano chiedere indicazioni. Conoscete lo stereotipo: la famiglia è in vacanza e si è irrimediabilmente persa in un luogo non familiare. Papà è convinto di saper trovare la strada. La moglie suggerisce di fermarsi a chiedere indicazioni a una persona del luogo, ma il marito ribatte che è perfettamente in grado di orientarsi e che non ha bisogno di alcun aiuto.

Da dove deriva questo stereotipo? Riguarda davvero il desiderio degli uomini di essere buoni “navigatori”? Ovviamente no. Il problema reale è che noi uomini odiamo ammettere di aver sbagliato.

Quale uomo vuole ammettere di aver preso l’uscita sbagliata? Quale uomo vuole ammettere che sua moglie aveva ragione quando gli ha detto di girare a destra anziché a sinistra? Quale uomo vuole ammettere che non sapeva cosa stava facendo? Sicuramente non io!

Sì, ammettere che ci siamo sbagliati è una delle cose più difficili per noi uomini. La ragione è semplice: entriamo tutti in questo mondo con un ego imperfetto e troppo grande. Senza un trattamento adeguato, questo ego si manifesta in tutte le varietà di sintomi gravi: rabbia, impazienza, scortesia, irritabilità, ostinazione, risentimento, mancanza di rispetto, invidia… E indovinate una cosa: tutti questi peccati possono mettere a dura prova il nostro matrimonio.

L’orgoglio è il nemico di relazioni sane. È il peccato di base dietro una serie di altri peccati seri, che feriscono quanti ci sono più vicini, soprattutto le nostre mogli. Il vostro matrimonio è una lotta? Ha probabilmente qualcosa a che vedere con l’orgoglio. Credetemi, l’orgoglio incontrollato può distruggere un matrimonio più velocemente di qualsiasi altra cosa. È una malattia che rovina i legami di amore sacrificale e generoso su cui si dovrebbe fondare ogni matrimonio.

Ma non preoccupatevi: il Grande Medico ha una prescrizione per la malattia mortale dell’orgoglio, nella fattispecie le due paroline potenti ma dolorose alle quali mi sono riferito nel titolo di questo articolo. Quali sono? “Mi dispiace”.

È davvero tanto semplice. Sei stato uno stupido? Hai mandato tutto a rotoli? Chiedi scusa, con convinzione!

A dire la verità, poche cose sono tanto difficili da fare per noi uomini. Chiedere scusa fa male – ridimensiona quell’ego di cui parlavo. Ci fa sentire piccoli. È un bel po’ umiliante, ma bisogna superare le resistenze. Se non imparate ad ammettere i vostri errori e a scusarvene, il vostro matrimonio ne soffrirà. Il risentimento si farà strada, monterà la rabbia e le ferite si allargheranno. Prima che ve ne rendiate conto, i più piccoli disaccordi diventeranno cibo per lotte all’ultimo sangue.

Non importa quanto possiamo progredire in santità, non possiamo mai aspettarci di non peccare. Feriremo le nostre mogli con le nostre parole e le nostre azioni. Ci arrabbieremo e diremo cose di cui ci pentiremo. Ci comporteremo da stupidi. È inevitabile. La domanda è un’altra: quando accade, cosa possiamo fare?

Ho imparato presto nel mio matrimonio il potere di chiedere scusa. Ho perso il conto delle volte in cui sono stato egoista e insensibile nei confronti di mia moglie, ma non appena mi rendo conto di aver commesso un peccato nei suoi confronti mi sforzo di scusarmi e di risistemare le cose il prima possibile. La cosa bella è che mia moglie si affretta sempre a perdonarmi, e spesso si scusa per i suoi peccati se è lei ad essere in torto. Fa male scusarsi? Sì, ogni volta, ma ha mantenuto il nostro matrimonio sano e felice.

I rapporti sani da questa parte del cielo non riguardano il fatto di non peccare mai. Riguardano piuttosto il fatto di imparare a pentirsi e di perdonare settanta volte sette. Siamo in una scuola d’amore, e il nostro Signore vuole insegnarci ad amare come fa lui, sulla via della croce. Uomini, se volete un matrimonio felice imparate a chiedere scusa di cuore. Fatelo tutte le volte che ce n’è bisogno (saranno migliaia). Vi stupirete dei risultati.

Sam Guzman è fondatore ed editore del Catholic Gentleman, dove è apparso originariamente questo articolo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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