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Masaaki Suzuki: “Per suonare veramente Bach serve la fede cristiana”

© HUGO BORGES / NOTIMEX
41024192. Mérida.- Se presentó la “Bach Collegium Japan”, bajo la dirección del maestro, Masaaki Suzuki, interpretando el programa de música clásica barroca "Señor, tus ojos miran por la fe" del compositor, Johann Sebastian Bach, en el Teatro José Peón Contreras de Mérida, en el marco del Festival Internacional de la Cultura Maya FICMAYA 2014.

NOTIMEX/FOTO/HUGO BORGES/FRE/ACE/ 
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Il maestro giapponese è noto per aver diffuso la sua passione per la musica antica nel suo Paese

La Orquestra Simfònica de Barcelona (OBC) si è affidata questa settimana alle mani del maestro giapponese Masaaki Suzuki, direttore, organista e clavicembalista noto non solo per aver contagiato con la sua passione per la musica antica il suo Paese “lontano”, dove nel 1990 ha fondato il Bach Collegium Japan, ma anche per aver convinto persino il pubblico tedesco della qualità delle sue registrazioni fedeli ai criteri storicisti.

Nato nel 1954 da genitori cristiani, entrambi musicisti amatoriali, Suzuki ha iniziato suonando l'organo in chiesa e ha preso lezioni da un allievo diretto di Gustav Leonhardt, uno dei padri dello storicismo musicale. Il suo maestro Motoko Nabeshima lo ha poi introdotto nelle aule di Ton Koompan, ad Amsterdam (Olanda), ma terminati gli studi è tornato subito nel suo Paese.
 

“Non avevo mai sognato di registrare tutte le cantate di Bach né di girare l'Europa. È il mio compositore preferito e ho voluto portarlo anche al mio pubblico in Giappone. I miei colleghi ed io abbiamo dato il meglio di noi e alla fine abbiamo ricevuto una risposta molto positiva”, ha segnalato.

Il quotidiano La Vanguardia ha intervistato questo virtuoso, il quale è convinto che anche se la comunità cristiana in Giappone è assai esigua (l'1% della popolazione) “le abitudini cristiane hanno influito su tutti. Non c'è nessuno che non conosca il cristianesimo, ogni piccolo villaggio ha la propria chiesa e molti si uniscono per celebrare il Natale”.

Suzuki ha anche constatato che c'è una tradizione legata alla cristianità in Giappone per la quale ci si avvale “della sua musica e della sua pittura”, anche se si tratta di un Paese profondamente secolarizzato.

Per suonare Bach bisogna avere Fede
Suzuki ritiene che il sentimento religioso sia imprescindibile per avvicinarsi ad autori come Bach. “Ad essere sincero, credo che serva la fede cristiana per suonare Bach in modo profondo”, ha affermato. Altrimenti, ha commentato, “è difficile capire cosa dice la sua musica”.
 

“Anche se la percentuale ufficiale di cristiani nel mio Paese è dell'1%, sembra che ci sia molta più gente che vuole conoscere il vero senso della vita e lo cerca nella Bibbia, perché molti sono nella fede pur senza essere nella Chiesa. Io parlo loro delle cantate e della Bibbia”.

In Giappone vige la politica secondo cui nessuna religione può prevalere sull'altra, e nelle scuole bisogna parlarne in modo uguale: “Se si vuole parlare del cristianesimo, bisogna parlare anche del buddismo e dell'islam, ecc”.

“Non credo che possa esistere un popolo senza religione, ma la posizione ufficiale è sempre presente”, ha commentato a questo proposito il musicista. “Ora il Governo tende ad essere del tutto secolare e allo stesso tempo ad alimentare il militarismo, il che mi sembra molto pericoloso. Pretende che la religione non debba essere parziale, ma non esiste una vita imparziale”.

Suzuki ha anche compiuto una rassegna storica nella quale ha riflettuto sull'importanza della memoria e del pentimento: “Da quando è finita la guerra, questo è un Paese che non ammette i suoi peccati. Non ha modo di pentirsi, ed è qualcosa che il cristianesimo offre: e cioè il poter dire, come Pietro, 'Ho sbagliato'. Se avessimo la capacità di pentirci, potremmo migliorare il nostro rapporto con la Cina e la Corea, perché attualmente i problemi con questi Paesi sono fuori discussione”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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