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Perché Dio interviene nello stabilire le solennità liturgiche?

Jeffrey Bruno

<span style="font-family:arial, sans-serif;font-size:13px;">Divine Mercy Q&amp;A</span>

don Enrico Finotti - Liturgia "Culmen et Fons" - pubblicato il 27/05/15

Ecco l’origine di feste come il Corpus Domini, il Sacratissimo Cuore di Gesù, la Divina Misericordia. Esse sono accomunate da un intervento soprannaturale che le genera e per volere divino percorrono la loro strada fino ad assurgere al massimo grado liturgico. Coloro che dovessero giudicare tali feste come segni di corruzione liturgica non hanno compreso la libertà divina nelle vicende umane e in particolare nel cammino storico della Chiesa. Sono un dono di Dio che in modo straordinario e potente interviene per la nostra salvezza in momenti particolarmente dolorosi, pericolosi ed estremi dell’umanità. Mediante tali feste si attualizza la promessa del Signore alla sua Chiesa ‘Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa’ (Mt 16,18). Quando il dogma della fede eucaristica si incrina pericolosamente ecco il Corpus Domini, quando l’amore del Signore sembra raggelarsi in un rigorismo indebito, ecco il Sacro Cuore; quando l’umanità travolta dalla colpa imbocca la strada della disperazione e tutto sembra irrecuperabile, ecco la Divina Misericordia. Molti ancora ritengono che tali solennità siano semplici devozioni e che tali debbano rimanere. Di conseguenza se ne proclama la facoltatività e di fatto si emargina il loro contenuto nel silenzio talvolta irridendo quelli che vi ricorrono e ne zelano la diffusione. Ma non è più così. Dal momento che l’autorità della Chiesa assume nella liturgia una devozione maturata nei secoli e riconosciuta valida fin dalle sue sorgenti, istituendone la festa e approvando i suoi formulari liturgici (Messa e Ufficio), tale devozione cessa di essere tale e diventa atto liturgico, non più facoltativo e privato, ma obbligatorio e ufficiale, ben inserito nell’itinerario liturgico della Chiesa universale. E’ questo il caso recente della Domenica II di Pasqua, chiamata, d’ora in poi, ‘della Divina Misericordia’.

La Chiesa ora riconosce ufficialmente come l’antichissima liturgia di questa domenica sia intimamente conforme al messaggio della ‘divina misericordia’ e trovi nel lezionario e nell’eucologia tradizionali un supporto e un commento di alto profilo teologico, che si rivelano sorprendentemente e perfettamente sintonizzati. L’immagine del Gesù Misericordioso rappresenta l’espressione più compiuta ed efficace per introdurre nel mistero, con l’immediatezza dell’arte visiva, anche i fedeli più umili e semplici. Naturalmente le pratiche devozionali connesse rimangono tali, ma non possono essere sottovalutate perché la vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione alla sacra Liturgia (SC12). Anche il dono dell’Indulgenza plenaria nella II Domenica di Pasqua ha carattere ufficiale e produce gli effetti di grazia propri di un intervento pubblico dell’autorità della Chiesa, che i fedeli hanno diritto di conoscere e di poter liberamente ricevere. Non è dunque lecito a nessun sacerdote cattolico ridurre a devozione facoltativa quella che ormai è una solennità pubblica e ufficiale della Chiesa cattolica. La cosa è analoga e comprensibile alla luce del valore ufficiale e pubblico, ormai secolare, sia della solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, come quella del Sacratissimo Cuore di Gesù.

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divina misericordialiturgia
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