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Non mi posso comunicare… mi salverò?

© Flickr/Ashley.adcox/Creative Commons

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 26/05/15

Questo tipo di fedeli è invitato a favorire la vicinanza a Dio e a lottare perché ogni giorno sia più piena e perfetta. Che Dio veda che siamo su questa linea d’onda o, il che è lo stesso, “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli” (Lc 12, 37); ciò che conta è voler stare sulla via della salvezza. Dio vuole salvare il salvabile. Gesù non dà nessuno per perso. Ci aiuta anche se abbiamo peccato.

A volte diciamo di un malato che la sua malattia è incurabile, e si dà per perso tutto ciò che umanamente si può fare per lui o si ritiene inefficace qualsiasi cura. Nella vita spirituale non è così: Gesù è il Medico che non dà mai come irremediabilmente perduto chi si è ammalato nell’anima. Non giudica nessuno irrecuperabile.

L’uomo più indurito dal peccato, quello che è caduto più volte e in mancanze più gravi, non è mai abbandonato dal Maestro; è ancora più amato, la pecora che Gesù va a cercare. Anche per lui ha la medicina che cura.

In ogni uomo Egli sa vedere la capacità di conversione che esiste sempre nell’anima. La sua pazienza e il suo amore non danno nessuno per perso. Noi lo facciamo? E se, per disgrazia, qualche volta ci trovassimo in questa triste situazione, dubiteremo di chi ha detto di Se stesso che è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto? (Lc 19,10).

“Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo” (Gv 3,17). Gesù quindi si avvicina, e se uno dei suoi discepoli è lontano da Dio non favorisce ulteriormente questo allontanamento.

Una cosa, ad ogni modo, è non potersi confessare e quindi comunicare, e un’altra molto diversa è non volersi confessare pur potendolo fare e non volersi comunicare pur potendolo fare.

Sicuramente Dio guarderà con più benevolenza i primi, che avranno più opzioni di salvarsi, perché pur nel loro peccato lottano per avvicinarsi a Dio, a differenza di coloro che non credono di aver bisogno di Dio. Gesà lo diceva bene: “In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt 21,31).

Cosa dice Gesù a coloro che sono spezzati dal peccato, a quelli che non danno più luce perché la luce divina nella loro anima si è spenta? Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Ha pietà della grande miseria alla quale li ha condotti il peccato; li porta al pentimento senza giudicarli con severità.

Essere nel peccato non implica necessariamente condanna assoluta alla fine del nostro viaggio terreno, come neanche il fatto di dire “Ma di cosa mi confesso?” o dire “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano”… (Lc 18, 11) implica necessariamente la salvezza alla fine del nostro viaggio terreno, perché Dio scruta il nostro cuore e sa cosa contiene. Dio ha l’ultima parola.

Che gran bene per la nostra anima sentirci oggi davanti al Signore come una canna incrinata che ha bisogno di molte cure o come uno stoppino dalla fiamma smorta che ha bisogno dell’olio dell’amore divino per splendere come vuole il Signore.

Non perdiamo mai la speranza se ci vediamo deboli, con difetti, con miserie. Il Signore non ci lascia né si lascia allontanare da noi; basta che mettiamo a disposizione i mezzi e che non respingiamo la mano che ci tende. Quando l’uomo compie un passo verso Dio, Dio ne fa due verso l’uomo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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comunione eucaristica
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