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Dialogo interreligioso: e se fossero le donne le vere protagoniste?

© UNICEF Ethiopia/2013/Ayene - CC
https://www.flickr.com/photos/unicefethiopia/14280738594
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Moussallem (Focolari): la Chiesa mandi le donne in campo per confrontarsi con musulmani e altre fedi

Perché le donne sarebbero figure ideali nel dialogo interreligioso? La loro è solo un'ambizione che risponde alla voglia di emancipazione? E' un modo per riscattarsi laddove, come nel caso della Chiesa, hanno meno incarichi di vertice rispetto al sesso maschile?

UN SILENZIO CHE "PARLA"
Tutt'altro. Il protagonismo delle donne nel dialogo interreligioso è semplicemente lo sbocco naturale della loro personalità. A spiegarlo ad Aleteia è Rita Moussallem, Co-Direttrice del Centro per il Dialogo Interreligioso del Movimento dei Focolari (Libano). «La donna, avendo delle caratteristiche peculiari, può offrire un'importante apporto al dialogo – sostiene Moussallem – una di queste è la capacità di ascolto. O meglio…di fare silenzio, ma un silenzio di chi sa discernere e far fuoriuscire l'interiorità dell'altro, di colui che di fronte». 

UNA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE
La Co-Direttrice del Centro per il Dialogo Interreligioso del Focolari è intervenuta alla Conferenza Internazionale "Donne verso l’agenda per lo sviluppo post-2015" organizzata a Roma dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche e dal World Women’s Alliance for Life and Family. Quale migliore occasione per sensibilizzare una platea di donne provenienti da tutto il mondo su una tematica così delicata quale il dialogo interreligioso.  

LE VERE CUSTODI DELLA SPERANZA
«Le donne – prosegue Moussallem – hanno un'empatia particolare, una capacità di amare, di "fare famiglia", grazie alla quale sanno mettere a proprio agio. Non cercano potere "esteriore", ma il potere dell'amore. Hanno il dono della maternità, non solo fisica, ma anche spirituale, perché solo loro sanno cosa significa saper custodire e generare una vita. Ma anche una capacità unica di soffrire, perdonare. Io chiamerei le donne…"custodi della speranza": quando tutti appaiono sconfitti, loro riescono ancora a sperare sempre perché hanno fede nell'amore e in quella vita che sa generare». 

“L’ASSENZA E' UN ERRORE STORICO"
Perché, allora il dialogo si è privato quasi sempre, almeno fino ad oggi, di protagoniste femminili?  Si contano col contagocce le donne protagoniste a tavoli, conferenze, summit in cui ad esempio si incontrano leader cristiani e musulmani. «L'assenza delle donne in queste occasioni è un errore storico. Il dialogo è un cammino che la donna e l'uomo devono compiere insieme. Oggi più che mai è necessario che siamo presenti. Se nel tempo siamo state protagoniste dei doveri familiari, dell'educazione impartita in molti istituti religiosi, adesso siamo chiamate ad un ulteriore scatto». 

PROTAGONISTE GRAZIE A PAPA FRANCESCO
Secondo Moussallem questo "nuovo protagonismo" «è in fase di lancio, grazie sopratutto a Papa Francesco che ci ha reso maggiormente protagoniste nelle istituzioni ecclesiastiche. Ma di donne ai vertici della società civile ormai se ne hanno notizie continue. E allora non può che venirmi in mente un precursore del protagonismo femminile anche nell'ambito del dialogo interreligioso».

I DISCORSI DI CHIARA LUBICH 
La responsabile per il dialogo dei Focolari ha quindi ricordato Chiara Lubich. «A Tokyo, in Giappone, ha parlato davanti a 12mila buddisti; in una moschea ad Harlem negli Usa di fronte a migliaia di musulmani afro-americani. Una donna bianca, in una moschea, ascoltata con attenzione, un caso eccezionale. E in seguito ha proseguito questo impegno per la pace e l'integrazione tra le religioni con altri incontri anche in Italia». 

LA BONTA' DI MADRE TERESA
Poi, continua Moussallem, «penso a Madre Teresa di Calcutta, che con l'amore per gli ultimi ha conquistato i favori anche di numerosi indù. Sia lei che Chiara sono riuscite a far conoscere il proprio annuncio, attraverso una grande testimonianza di vita e di fede. Per questo hanno prodotti frutti: non si è trattato di testimonianze di teoria, ma di vita concreta, di quotidianità, di integrazione reale».   

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