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Mamma e papà parlano diversamente? E’ un bene

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Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 22/05/15

La complementarietà di uomini e donne nell'educazione della prole viene evidenziata dalle ricerche, a partire dal linguaggio

Se i papà moderni finalmente cambiano pannolini, dispensano carezze e abbracci ai piccoli quando si svegliano in piena notte, ciò che non riescono a utilizzare il cosiddetto 'baby talk", il linguaggio fatto di suoni, cambi di intonazioni nella voce e parole che attirano l'attenzione dei piccoli. Quello riescono a farlo molto meglio le mamme (il cosiddetto 'motherese'), mentre i papà si rivolgono ai bimbi nello stesso modo in cui lo farebbero con un adulto.

Questa differenza tra i genitori e' evidenziata da una ricerca della Washington State University, la prima su questo tema, presentata all'Acoustical Society of Americaconference, dalla quale però emerge anche che questo non rappresenta un problema, anzi, perché entrambi gli approcci fanno bene alla crescita nel linguaggio dei bimbi. "Non è un difetto dei padri – spiega il dottor Mark VanDam, autore della ricerca – anzi loro fanno cose favorevoli all'apprendimento dei figli, ma in un modo diverso. I genitori sono complementari per l'apprendimento delle lingue dei loro figli" (Ansa, 21 maggio).

Per approfondire questa interessante scoperta, Aleteia ha contattato il professor Alessandro Antonietti ordinario di psicologia generale e responsabile del Servizio di Psicologia dell'Apprendimento e dell'Educazione in Età Evolutiva (SPAEE) e coordinatore del Laboratorio di Psicologia Cognitiva dell'Università Cattolica di Milano.

Antonietti: I bambini sono molto sensibili ai vari aspetti del linguaggio parlato e sono in grado di riconoscere la differenza degli interlocutori e le loro intenzioni dalle tonalità. In altre ricerche fatte per esempio sul canto si è scoperto che i bambini riescono a capire quando il canto segue gli andamenti tipici delle canzoni per bambini (come le nenie) e quando invece non rispettano tali ritmi come nelle canzoni “normali” per adulti.

Come funziona questa differenza tra il linguaggio della madre e quello del padre e a cosa serve?
Antonietti: Io ho l'impressione che il linguaggio materno porti a discriminare meglio le sillabe tramite le variazioni del tono e questo permette ai bambini di apprendere più facilmente il linguaggio, ma questo momento di 'moviola' va alternato con momenti di velocità normale nel parlato, come fanno normalmente i padri che non utilizzano comunemente il cosiddetto “baby talk”. Questo per gli aspetti fonetici. Poi c'è il tono: la lentezza del linguaggio materno è associato ai comportamenti di cura e affetto, la lingua del padre invece comporta i doveri e la proiezione del bambino verso il mondo, verso l'indipendenza.

Sono solo questi i vantaggi di una – chiamiamola così – differente specializzazione tra i sessi nell'educazione della prole? Che tipo di stimoli danno le mamme e quali i papà?

Antonietti: Da una parte hanno una dimensione esplicita: i padri spronano e incoraggiano, le madri sono accondiscendenti e proteggono. Poi in maniera implicita questa differenza si esprime tramite il comportamento o la voce oppure negli aspetti di vicinanza e lontanza che è diversa nei due generi. Per esempio le madri hanno un contatto fisico più frequente con i figli a differenza dei padri. Un esempio banale possono essere la differente frequenza nell'uso dell'abbraccio da parte delle madri rispetto ai padri, differenze che però comunicano due diversi atteggiamenti di amorevolezza e di disciplina, necessari entrambi allo sviluppo.

Certe patologie dell'infanzia sono determinate proprio da quei comportamenti contrastanti tra la parola esplicita e l'atteggiamento implicito come dire che si vuole bene al bimbo da metri di distanza o con un tono di voce freddo, distaccato. Questo per spiegare che la comunicazione non verbale, i gesti, contano moltissimo nell'educazione e nella cura dei bambini.

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