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Cos’è un laico consacrato?

© Antonio Lipovec / Facebook

Laico consagrado

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 21/05/15

Un cattolico che pur non essendo sacerdote vive una consacrazione sponsale con Dio attraverso la povertà, l'obbedienza e la castità

Per istituzione divina vi sono nella Chiesa tra i fedeli i ministri sacri, che nel diritto sono chiamati anche chierici; gli altri fedeli poi sono chiamati anche laici” (Canone 207)

I laici consacrati sono persone che pur non essendo sacerdoti si sentono chiamate a una consacrazione sponsale a Dio, e per rispondervi ed essere totalmente disponibili si legano ai consigli evangelici della povertà, dell'obbedienza e della castità.

Possono vivere in un istituto di vita religiosa – colloquialmente verrebbero chiamati religiosi o religiose, ad esempio domenicani, clarisse… -, in un istituto secolare, in una società di vita apostolica, nell'ordine delle vergini o possono anche non appartenere ad alcun “gruppo” e vivere soli o con la propria famiglia, avendo formalizzato la loro consacrazione ad esempio con il proprio vescovo.

Ma cos'è un laico?

La parola “laico” può suscitare interpretazioni diverse, come ha riconosciuto San Giovanni Paolo II in un'udienza generale sullo sviluppo e sulle tendenze della vita consacrata nel 1994. In senso stretto, tuttavia, laico è ogni battezzato che non ha ricevuto il sacramento dell'ordine, sia “religioso” o no.

Tra i laici ci sono laici consacrati, cristiani che con pieno senso e maturità vogliono vivere la propria vita, per vocazione, al servizio di Dio e della Chiesa. Il canone 573 afferma che “la vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici è una forma stabile di vita con la quale i fedeli, seguendo Cristo più da vicino per l'azione dello Spirito Santo, si dànno totalmente a Dio…”.

I membri non ordinati che fanno parte degli istituti di vita consacrata sono quindi anche fedeli laici, ovvero questa specificità canonica si basa su una nuova consacrazione, aggiunta alla consacrazione battesimale.

Ci sono quindi laici che si dedicano a Dio mediante un “nuovo e speciale titolo destinato al servizio e all'onore di Dio” (Lumen Gentium, 44).

Gli istituti di vita consacrata (i religiosi) non appartengono alla struttura gerarchica della Chiesa (LG, 44) né sono uno stadio intermedio tra la condizione clericale e la condizione laicale, richiesto dalla costituzione divina e dalla gerarchia della Chiesa (LG, 43).

Detto in altri termini, accanto ai chierici c'è il resto dei fedeli laici, consacrati o no. I fedeli hanno ricevuto fin dai primi secoli il nome di laici (non secolari, traduzione scorretta e sfortunata), e la condizione di laico non connota altro che l'assenza di ordinazione sacra. Esistono quindi solo i chierici e i laici, e tutti siamo fedeli.

Gli istituti religiosi e gli istituti secolari sono le due categorie che compongono principalmente lo stato di vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici nella Chiesa.

Istituti religiosi

I religiosi (uomini e donne) sono laici che emettono i voti negli istituti religiosi. Questi laici sono definiti anche religiosi, ma non smettono di essere laici.

Un laico di qualsiasi istituto religioso può essere ordinato diacono permanente o diacono transeunte e successivamente sacerdote o vescovo, e passa ad essere chierico senza smettere di essere membro dell'istituto religioso, o può rimanere per tutta la vita solo religioso (sono quelli che chiamiamo fratelli laici).

Non tutti i religiosi (uomini), quindi, sono chierici, ma tutti questi chierici continuano ad essere religiosi, membri dell'istituto religioso.

I laici consacrati che si legano a un istituto religioso lo fanno mediante due cose: la professione dei consigli evangelici attraverso l'emissione pubblica dei voti di povertà, obbedienza e castità e il vivere il carisma dell'istituto.

È importante distinguere tra promessa e voto. Quelli che fanno promessa di castità (celibato), di obbedienza e di povertà sono i sacerdoti secolari o diocesani e anche alcuni consacrati.

I religiosi, invece, facendo la propria professione religiosa si ordinano previamente con i voti di castità, povertà e obbedienza. Nel caso dei sacerdoti, sono il cosiddetto clero regolare.

Questa professione religiosa ha, a livello canonico e civile, effetti di legge. Ad esempio, i beni mobili e immobili della persona passano all'istituto religioso al momento di fare voto di povertà. In base alla legge civile, questi beni appartengono ormai all'istituto.

Istituti secolari

Oltre agli istituti di vita consacrata e agli istituti religiosi esistono anche gli istituti secolari, nei quali “i fedeli, vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all'interno di esso. Un membro di istituto secolare, in forza della consacrazione, non cambia la propria condizione canonica, clericale o laicale…” (canoni 710-711).

La modalità di questa consacrazione (mediante voto, giuramento o promessa) è in ogni caso una professione privata, non pubblica, dei consigli evangelici.

C'è quindi differenza tra voto pubblico e voto privato. Quando si parla di voti pubblici o privati, non ci si riferisce alla gente che è presente o meno alla professione religiosa.

Ciò significa che una persona può emettere i voti pubblici anche se sono presenti solo certi membri della famiglia religiosa o può emettere i voti privati anche se la chiesa in cui si svolge la cerimonia è gremita. 

I membri degli istituti secolari possono vivere da soli o con la propria famiglia o in gruppi di vita fraterna (canone 714).

Società di vita apostolica

Formando una categoria a parte, esistono anche le società di vita apostolica (non sono istituti di vita consacrata), i cui membri, senza voti religiosi, cercano il fine apostolico proprio di questa società e conducono una vita fraterna in comune (canone 731).

Tra queste società di vita apostolica ci sono società clericali, in cui esiste la possibilità dell'incardinazione.

Per alcuni aspetti, hanno una legislazione canonica simile a quella degli istituti di vita consacrata. San Filippo Neri può essere considerato il padre delle Società di vita apostolica maschili, San Vincenzo de' Paoli quello delle Società femminili. Le società di vita apostolica possono essere clericali o laicali, maschili o femminili.

Ordine delle vergini

Tra i laici consacrati al servizio della Chiesa ci sono anche le donne che fanno parte dell'ordine delle vergini. La vocazione alla verginità consacrata esiste fin dai primi secoli e fa parte della Tradizione.

La parola Ordo non va intesa nel senso degli ordini religiosi, ma nel senso del vocabolario delle istituzioni civili della Roma antica, quando con questa parola si designavano gli ordini costituiti.

Parallelamente la Chiesa, nella sua liturgia, parla dell'ordine dei vescovi, dell'ordine dei presbiteri e dell'ordine dei diaconi. Ci sono anche l'ordine dei catecumeni, quello delle vergini…

L'ordine delle vergini non è un istituto religioso né secolare, e non ha fondatrici né superiore. Grazie al Concilio Vaticano II ne è stato promosso il recupero, e il nuovo Codice di Diritto Canonico riconosce questa forma di vita consacrata nella Chiesa e ne specifica la natura giuridica al canone 604.

Il vescovo diocesano è l'autorità che modera coloro che vengono ammesse a questo ordine. A lui spetta di riconoscere, rispettare e promuovere l'ordine delle vergini, così come di realizzare il discernimento di carismi e decidere l'ammissione e la missione che possono svolgere.

Terziari

Nell'immenso universo ecclesiale esistono anche (non più come consacrati) i terzi ordini secolari (i terziari), le confraternite e le pie unioni.

Nel caso dei terzi ordini, sono “associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana partecipando nel mondo al carisma di un istituto religioso, sotto l'alta direzione dell'istituto stesso” (canone 303).

I membri possono essere sposati o no. Il terziario non sposato non è lo scapolone o la zitellona che vorrebbe sposarsi ma non può farlo, ma quello che non si sente chiamato a sposarsi pur potendolo fare.

Esistono anche laici che liturgicamente prestano un servizio come lettori o accoliti, ma questi laici che prestano ufficialmente un servizio nella Chiesa non sono consacrati, ma istituiti. Ci sono poi altri servizi laicali che si prestano senza alcun tipo di vincolo canonico e possono essere remunerati o su base volontaria.

Differenze e similitudini

Papa San Giovanni Paolo II ha constatato che “quando i laici s’impegnano nella via dei consigli evangelici, senza dubbio essi entrano in certa misura in uno stato di vita consacrata, molto differente dalla vita più comune degli altri fedeli, che scelgono la via del matrimonio e delle professioni di ordine profano”.

“I laici 'consacrati' tuttavia intendono conservare e consolidare il loro attaccamento al titolo di 'laico', in quanto vogliono essere e affermarsi come membri del Popolo di Dio, secondo l’origine del termine 'laico' (da laòs = popolo), e dare testimonianza di questa loro appartenenza senza distaccarsi dai loro fratelli, nemmeno nella vita civile”.

“Non credo che quella che si chiama vita consacrata sia un livello distinto, superiore, che ti avvicina di più a Dio”, ha spiegato ad Aleteia un giovane laico consacrato distinguendo la sua vita da quella matrimoniale degli sposi. “Quella che è diversa è la chiamata: il cammino di santità o il progetto di Dio per ciascuno”.

“Ciò che conta davvero è la dedizione, l'uscire da se stessi, la donazione. È questo che fa sì che sia una vita sia 'consacrata'. Alla fin fine, l'amore!”

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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