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Il giorno in cui François Mitterrand sequestrò le reliquie di Santa Teresa

Wikipedia / Roland Godefroy

François Mitterrand

Aleteia - pubblicato il 19/05/15

Uno studio sui rapporti tra i Presidenti francesi e... Dio

C'è chi crede, e ci sono anche quelli che non credono in nient'altro che se stessi. “Desidero che la Provvidenza vegli sulla Francia”, dichiarò Valéry Giscard d’Estaing lasciando l'incarico. Soprattutto a sinistra, si parla ancora della frase pronunciata da François Miterrand: “Credo nelle forze dello spirito e non ve le toglierò”.

A volte, come in ogni uomo, dietro il volto pubblico di questi politici che ci governano c'è qualcosa di più profondo, più intimo. Una fede? Certe volte sì. Tutto dipende dall'inquilino dell'Eliseo. A questo tema spinoso e poco affrontato, la fede dei Presidenti della V Repubblica francese, Marc Tronchot ha dedicato il suo ultimo libro, Les présidents face à Dieu (I Presidenti davanti a Dio, Calmann Lévy).

De Gaulle, il più credente

Intervistato di recente su Europa 1, l'autore si è prestato al gioco di abbozzare un rapido profilo della fede nei Presidenti della laicissima Repubblica francese.

De Gaulle? Credente, evidentemente, ma con la tendenza a dare a Cesare e a Dio quello che appartengono loro. “Il generale De Gaulle si comunicava in viaggio ufficiale”, ha confidato Tronchot, “per solidarietà con le comunità cristiane minoritarie o soggiogate: Polonia, Russia, Turchia. È un segno, un messaggio”.

“Nel 1962, però, con Konrad Adenauer, non si comunicò nella Messa della riconciliazione franco-tedesca nella cattedrale di Reims, mentre Adenauer lo fece”, ha aggiunto.

E l'attuale Presidente francese? “Si potrebbero trovare sicuramente fotografie di François Hollande come chierichetto, ma la distanza che ha preso dalla religione è una scelta che ha fatto nella sua anima e nella sua coscienza”.

Mitterrand e le “forze dello spirito”

Le convinzioni religiose di Mitterrand sono difficili da discernere, non essendo mai scomparse ed essendo riapparse durante la malattia che lo ha colpito.

“Bisogna aver scalato la rupe di Solutré con François Miterrand e dire che il giorno dopo ogni lunedì di Pentecoste andava nella comunità di Taizé. Mitterrand e l'ex seminarista Léotard parlavano di questioni profonde quando ne avevano l'opportunità”.

Reliquie

Alcune rivelazioni del libro di Tronchot sorprenderanno: “Mitterrand era in primo luogo un cercatore, e andava a cercare molto lontano. Non pensavo di terminare il capitolo che lo riguarda tra le braccia di Santa Teresa di Lisieux”, ha spiegato.

“Aveva chiesto un servizio a Jean Guitton, un amico che consultava da molto tempo: fece fare una deviazione di varie ore al veicolo che portava da Lione a Lisieux il reliquiario di Santa Teresa”.

“E François Mitterrand scese ed entrò nel veicolo per toccare il reliquiario di Santa Teresa, la santa camminatrice, che disse che tutto continuava. Questo tranquillizzò Mitterrand, che come tutti i politici aveva paura che non ci fosse nulla dopo, una cosa molto umana”.

Pompidou, tra rituali e Beaubourg

Il libro di Marc Tronchot svela anche il volto credente di Georges Pompidou e il suo “particolare approccio spirituale”.

“È morto con i canti gregoriani. Si sposò con una donna educata dalle Orsoline, e la religione tornò alla ribalta con la famiglia, i figli, i bambini, senza mai aver avuto questo lato credente”.

“Aveva un'opinione sulla Chiesa, troppo o non sufficientemente moderna, gli piaceva il latino per l'officio ma riteneva il rituale passato di moda”.

Il suo funerale venne celebrato in latino, seguendo le volontà espresse nel testamento, ma nel libro di Tronchot si scopre che la croce che adorna la sua tomba è in realtà un'iniziativa di suo figlio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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