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Come guarda papa Francesco la Vergine Maria?

© MASSIMILIANO MIGLIORATO/CPP

padre Carlos Padilla - pubblicato il 18/05/15

I monaci russi dicono che nei momenti di turbolenza spirituale l'unico luogo sicuro è il manto della Santa Madre di Dio

Vorrei guardare Maria come fa papa Francesco. Egli parla molto di Maria come Madre. Una madre che cura, protegge, si svela e ama senza che le importi nient'altro.

Mi ama follemente, la preoccupano le mie paure e le mie cadute. Corre a soccorrermi quando non sono in casa. Mi aspetta svelata sapendo che tornerò per stare al suo fianco.

Conosce le mie paure, le cose più nascoste, quelle inconfessabili. Sa dei miei sogni e me li ricorda quando li dimentico perso nel mondo. Maria è mia madre, e vivo sotto la sua protezione. Mi aspetta sempre, mi ama sempre.

Diceva papa Francesco: “Tempo di turbolenza, andare a cercare rifugio sotto il manto della Santa Madre di Dio. Così dicono i monaci russi, e in verità è così”. Cerchiamo la sicurezza. E in Maria la troviamo.

Sogniamo luoghi sicuri che non ci possano togliere la pace sognata. Vogliamo imparare nelle mani di Maria a vivere confidando. Maria è Madre della nostra speranza.

Dice ancora papa Francesco: “Sappiamo aspettare il domani di Dio? O vogliamo l’oggi? (…) Ci farà bene pensare, nella contemplazione, all’abbraccio del figlio con la madre. L’unica lampada accesa al sepolcro di Gesù è la speranza della madre, che in quel momento è la speranza di tutta l’umanità. Domando (…): nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio? (…) Lei [Maria], madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta o di vere sconfitte umane”.

Maria tiene accesa la sua fiaccola nell'oscurità e nella morte del Santo Sepolcro. Lì diventa testimone di speranza. Spera contro ogni speranza. Vede la vita quando c'è solo distruzione, l'amore quando sembra aver vinto l'odio. Continua a confidare quando non rimangono ragioni per tornare a farlo.

Mi chiedo se spero così nel futuro che non conosco. A volte ho paura dell'ignoto. Mi spaventa l'idea di perdere ciò che possiedo e di smettere di godere di quello che ho. Non ho fiducia nei progetti diversi dai miei.

Voglio che i progetti di Dio siano sempre i miei. E quando qualcosa inizia ad andare male nella mia vita, mi costa pensare che si possa sistemare.

Un mio amico quando qualcosa si rompe dice: “Temo il peggio”. Non ci sono ragioni per pensarla così, ma è vero che ci sono persone specializzate nel ricordarti che se qualcosa ti va male non devi preoccuparti, perché può andare peggio.

C'è sempre un possibile peggio nella nostra vita. Mi piacerebbe riempirmi di ottimismo. Non di un ottimismo senza base reale. Mi piacciono gli sguardi positivi sulla vita. Quelli che sanno riscattare la bontà delle cose che vedono.

Si rallegrano della loro vita, anche se tutto potrebbe sempre andare meglio. Vedono il bicchiere mezzo pieno e sanno che il meglio deve ancora arrivare. Questo modo di ringraziare Dio per la loro vita è un dono.

Maria ha sempre confidato. Ha imparato a sorridere tra le difficoltà. È chiaro che aveva paura nel proprio cuore. Le paure di una madre vedendo suo figlio che predicava e compiva miracoli. Paura della risposta degli uomini di fronte a tanto amore e a tanto bene che Gesù seminava. Paura di vederlo percorrere cammini pericolosi.

Gesù amava troppo, e l'uomo a volte non sopporta tanto amore. La sua bontà e la sua innocenza erano immense, e l'uomo approfitta dell'innocenza e dell'eccessiva bontà.

Non era politicamente corretto. Non cercava la propria gloria né voleva assicurarsi la propria vita, e questo modo di vivere sconcerta.

Crediamo sempre di vedere al di là delle apparenze, e ci sconcerta una persona senza doppiezza, troppo buona e giusta. Ci spaventa qualcuno che è troppo innocente, incorruttibile, qualcuno che non si lascia comprare. Non abbiamo fiducia. Sospettiamo.

Non abbiamo uno sguardo puro sulla vita e crediamo che tutti abbiano il nostro stesso sguardo. Non confidiamo in coloro che sembrano troppo retti. Ci chiediamo a cosa puntano e sospettiamo delle loro intenzioni.

L'altro giorno ho visto un video che mostrava come possiamo giudicare la realtà dall'apparenza. Vediamo fatti e giudichiamo intenzioni, interpretiamo ciò che sta accadendo. E a volte le apparenze ingannano.

Gesù è stato sempre giudicato dai farisei. Vedevano in lui intenzioni politiche, e temevano che i progetti di Gesù potessero mettere in pericolo quello che possedevano. Quanta sfiducia risvegliava Gesù in coloro che avevano una vita troppo protetta! Non volevano che nessuno interferisse con i loro desideri.

A volte non ci succede lo stesso? I cambiamenti ci spaventano. Non vogliamo perdere. Non abbiamo fiducia nel futuro. Le nostre paure ci paralizzano.

Anche Maria aveva delle paure. Non aveva progetti fissi, ma voleva che suo figlio fosse felice e rendesse felici molti. Non voleva che succedesse niente a colui che amava più di tutti sulla terra. Ma aveva fiducia.

Sapeva che Gesù svelava il cammino mano nella mano con suo Padre. Sapeva che Dio un giorno aveva messo nelle sue mani il dono più prezioso e che le aveva dato Giuseppe per prendersene cura. Perché temere il domani?

Maria aveva la speranza inscritta nell'anima. Non poteva non confidare. Quello sguardo è quello che spesso ci manca tra le difficoltà.

L'angoscia, l'ansia, gli oneri possono tingere tutto di grigio. Non controlliamo la vita. Vogliamo controllare i giorni che passano e la morte che ci spaventa, la salute che è fragile e il successo che non dipende da noi.

Vorremmo essere come dei e ci sbagliamo. La nostra strada non è quella del potere. Gesù si è fatto debole, impotente, uomo fragile. Ha affrontato la sua debolezza, la malattia e la morte, il rifiuto e il fallimento. Il cammino dell'impotenza è quello al quale ci invita Dio.

Padre Josef Kentenich diceva di Maria: “La sua piccolezza è stata oltremodo gradita all'Altissimo. Non vuol dire 'anche quando' era piccola, ma 'per la sua piccolezza'. E perché si è umiliata, si è sentita piccola, si è sentita dipendente e si è donata totalmente a Lui. C'è una grande scelta ascetica in questo. Il Padre celeste non può opporre resistenza alla debolezza che i suoi figli riconoscono e ammettono”.

La fiducia in Dio diventa forte quando non abbiamo fiducia nelle nostre forze. Quando vogliamo tenere legati tutti i fili della nostra vita viviamo angosciati. La fiducia diventa forte quando ci riconosciamo piccoli davanti a Dio e davanti agli uomini.

Perché sappiamo una verità: “Dio esalta sempre gli umili che si affidano totalmente alle sue mani e si rendono piccoli. Dovrei imparare a gioire della mia piccolezza, confessarla e accettarla”.

Sembra facile ma non lo è. Maria l'ha vissuto e vuole insegnarci a vivere confidando. Cosa ho paura di perdere e di lasciare nelle mani di Dio? Non ci piace giocare e perdere, ma la vita non è controllabile.

Costruire con Dio implica fiducia. Camminare mano nella mano con Lui. Confidiamo nel fatto che Egli è con noi nel cammino. Nella luce e nel successo. Nella notte e nei fallimenti. Nell'oscurità non lascia mai la mia mano. Mi sostiene e mi solleva ogni volta che cado.

Maria è la Madre della speranza. Quello sguardo mi consola. Mi insegna ad avere speranza, a trasmettere speranza al mondo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
papa francescovergine maria
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