Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Non solo Isis e Boko Haram: così muoiono 11 cristiani ogni ora

© Mohammed ABED / AFP
Condividi

La Chiesa Cattolica preme sullo stop alla carneficina e sul dialogo interreligioso. Mano tesa del cardinale Tauran all’Islam

Ogni anno, racconta il presidente del Consiglio Episcopale Giustizia e Pace di Dublino, monsignor John McAreavey almeno 100mila cristiani vengono uccisi a causa della loro fede, ovvero 273 al giorno, pari ad undici vittime ogni ora. Altri vengono torturati, imprigionati, esiliati, minacciati, emarginati, attaccati, discriminati (In Terris, 14 maggio).

PRIMI PER DISCRIMINAZIONE
Attualmente, il cristianesimo è la religione maggiormente oppressa al mondo ed i suoi fedeli sono perseguitati in almeno 110 Paesi. Non solo: oggi, l’80% di tutti gli atti discriminatori che si perpetrano nel globo è diretto contro i fedeli di questa religione. La persecuzione religiosa, ha aggiunto monsignor McAreavey, mette a rischio “la pace e la stabilità dell’intero pianeta” e per questo richiede “uno sforzo chiaro e globalizzato che risolva le cause originarie del conflitto”.

LE FERITE APERTE
Il 12 aprile scorso, ricorda La Stampa (15 maggio) Papa Francesco, chiamando con il loro nome i genocidi di un secolo fa, e le persecuzioni e gli stermini di oggi, ha riportato tutto questo all’attenzione di un mondo che appare fin troppo distratto. Le ferite aperte sono tante. Iraq, Siria, Pakistan, Arabia Saudita, Egitto, Libia, Mali, Nigeria, Centrafrica, Somalia, Cina.

LA NPU PER I CRISTIANI DI NINIVE
Sicuramente la situazione più drammatica è quella che vivono i cristiani a contatto con i fanatici dell'Isis. Per supportarli si è formato un gruppo di combattenti, la Nineveh Plains Protection Unit (NPU), che vuole opporsi a un destino apocalittico. L'unità, formata da circa 5.500 uomini, è finanziata soprattutto dall'American Mesopotamian Organization (Amo), fondata in California da alcuni assiro-americani. L'Amo sostiene di avere raccolto più di 250.000 dollari per la NPU, attraverso un'iniziativa ribattezzata “Restore Niniveh Now” (Il Messaggero, 15 maggio)

BOKO HARAM SENZA CONTROLLO
Non c'è argine, invece contro il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram. E’ il territorio della diocesi di Maiduguri, nel Nord-Est della Nigeria, ad essere teatro delle più efferate violenze contro i cristiani avvenute negli ultimi 6 anni da parte di Boko Haram: a descrivere mappa e numeri di questi attacchi jihadisti è un rapporto redatto da un gruppo di ong nigeriane guidate da «Aid to the Church in Need» (Aiuto alla Chiesa in Bisogno) (La Stampa, 14 maggio).

7000 VEDOVE E 10000 ORFANI
Il Corriere della Sera (14 maggio) riporta uno stralcio significativo del rapporto: «Oltre 5000 cristiani sono stati uccisi e di conseguenza vi sono almeno 7000 vedove e 10 mila orfani» si legge nel testo, che stabilisce anche «ad oltre 100 mila» il numero dei senzatetto, obbligati a lasciare villaggi e piccoli centri a seguito di attacchi sistematici da parte dei miliziani di Boko Haram che hanno portato anche alla distruzione di almeno 350 chiese.

LA GIORNATA NEL SEGNO DI "FREE TO PRAY"
La persecuzione globale contro i cristiani, evidenzia il Messaggero (15 maggio), mobilita la Chiesa italiana e i principali movimenti ecclesiali per una giornata di preghiera nazionale dedicata a coloro che in tutto il mondo soffrono per la mancanza di libertà religiosa, uno dei più elementari diritti. Il 23 maggio, ci sarà "Liberi di pregare", promosso con l'hashtag #free2pray. Durante la veglia di Pentecoste, in tutte le “chiese si pregherà per rompere il muro dell’indifferenza e del cinismo, lontano da ogni strumentalizzazione ideologica o confessionale” hanno spiegato gli organizzatori.

LE TRE SFIDE PER IL DIALOGO
Un'iniziativa che si accosta in pieno alle tre sfide per il dialogo in Europa indicate dal cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (Agensir, 15 maggio): identità, alterità e pluralismo, sono i cardini da cui ripartire. La sfida dell’identità – spiega il cardinale – chiede “la consapevolezza del contenuto della fede. La sfida dell’alterità conduce a considerare l’altro, anche se diverso da me, non necessariamente come un nemico o un concorrente, ma come un fratello e una sorella, che come me sono pellegrini verso Dio. E infine la sfida del pluralismo che significa accettare che Dio è al lavoro in ogni essere umano. In fondo si tratta di accettare che Dio è un partner molto più potente di noi”.

"L'ISLAM ENTRI NELLA MODERNITA'"
Riguardo ai passi che l’Islam in Europa è chiamato a fare per vincere la grande sfida del terrorismo, il cardinale ha detto: “L’islam deve entrare nella modernità. E penso che ci siano giovani imam in Europa che sono consapevoli della necessità di questo processo”.

CONFRONTO INTERRELIGIOSO AD ASSISI
In ottica del dialogo interreligioso, si segnala l'iniziativa del Sacro Convento di Assisi – piazza San Francesco, che per lunedì 18 maggio e martedì 19 maggio ha indetto il "Terzo Incontro del Tavolo Interreligioso per l'Integrazione". Al Tavolo gli esponenti delle diverse confessioni religiose presenti in Italia si confronteranno sull'importanza della conoscenza delle religioni nella scuole e nell'educazione (askanews, 15 maggio).

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni