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Il mostruoso dottor Cutler e i suoi volenterosi ricercatori

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David Mills - pubblicato il 14/05/15

La proficua logica dell'utilitarismo

800 vittime di un esperimento estremamente malvagio condotto tra il 1945 e il 1956 stanno facendo causa alla Johns Hopkins University, alla Rockefeller Foundation e alla Bristol-Myers Squibb per un miliardo di dollari. Il Governo federale ha promosso lo studio ma non gli si può far causa per questo, per cui l'avvocato delle vittime spera di ottenere qualcosa dalle istituzioni che le vittime possono citare.

Queste istituzioni negano ogni responsabilità. L'avvocato dell'università ha definito l'azione legale “infondata” e ha detto che i professori che lavorano a progetti governativi non agiscono per conto dell'università, ma per conto del Governo.

L'uomo che ha condotto gli esperimenti, il dottor John C. Cutler, era un mostro. Un mostro che è morto dopo una vita lunga e di successo negli ambiti governativi e accademici, con borse di studio e corsi istituiti in sua memoria (aveva lavorato ai famosi esperimenti Tuskegee prima di diventare chirurgo generale assistente e poi professore all'Università di Pittsburgh).

La storia è saltata fuori nel 2011, e si riferisce al fatto che Cutler fece degli esperimenti su poveri guatemaltechi, incluse persone affette da disturbi mentali e orfani anche di appena nove anni, cercando di trovare una cura per la sifilide. L'esempio più orribile è “quello di una malata mentale di nome Berta”. Il New York Times, riportando un'audizione della Commissione Presidenziale per lo Studio delle Questioni Bioetiche, ha riferito che la donna

è stata prima infettata deliberatamente con la sifilide e mesi dopo ha ricevuto un trattamento a base di penicillina. Dopo di ciò, il dottor John C. Cutler del Servizio Sanitario Pubblico, che ha guidato gli esperimenti, l'ha descritta in condizioni tali che “sembrava stesse per morire”. Nonostante questo, le ha inserito del pus proveniente da una persona affetta da gonorrea maschile negli occhi, nell'uretra e nel retto. Quattro giorni dopo, infettata a entrambi gli occhi e sanguinante dall'uretra, è morta.

Non sappiamo esattamente quanto orribili fossero gli esperimenti, ma solo perché Cutler teneva delle registrazioni scarne e perché sapeva che non avrebbe dovuto fare ciò che stava facendo e teneva segreti i suoi esperimenti. Lavorava per il Governo, e persone di spicco sapevano ciò che stava facendo in Guatemala – incluso il chirurgo generale, il dottor Thomas Parran, che notò: “Sa, non potremmo fare esperimenti del genere in questo Paese”.

La Commissione Presidenziale condannò Cutler per non aver ottenuto il consenso informato dei soggetti coinvolti. Il problema più grave non era il fatto che Cutler rifiutasse di chiedere alle sue vittime se volevano essere oggetto dei suoi esperimenti, ma la sua convinzione che fossero il tipo di creature alle quali non aveva bisogno di chiederlo. La sua colpa non era solo il fatto di ingannare le persone, ma di trattarle come persone che potevano essere ingannate. Il suo peccato non era soltanto quello di usarle come mezzi, ma di vederle come mezzi.

Alcuni membri della Commissione lo riconobbero. Il presidente, Amy Gutmann dell'Università della Pennsylvania, disse che Cutler “non le ha trattate [le sue vittime] come esseri umani. Le riteneva del materiale” di studio. Un membro della Commissione, John Arras dell'Università della Virginia, ha affermato che l'atteggiamento dei ricercatori nei confronti del popolo guatemalteco “era simile a quello che ci si sarebbe aspettato se avessero svolto una ricerca sui conigli”.

Possiamo indovinare il motivo. Erano stati soggetti adatti alla sperimentazione perché erano guatemaltechi, o poveri, o con la pelle scura, o semplicemente perché erano vulnerabili e vivevano fuori dalla vista di tutti. Poteva farla franca. Erano il tipo di persone che gli americani bianchi, ricchi e potenti potevano sfruttare – e almeno nel caso di Berta questo sfruttamento sembra aver incluso qualcosa di molto vicino all'omicidio.

Oggi nessuno difende Cutler, ma qualcuno che ha scritto su questa storia ha sottolineato come fosse preoccupato per la diffusione della sifilide negli Stati Uniti. In altre circostanze in cui il soggetto non fosse pubblicamente disprezzato, molti direbbero che i suoi obiettivi erano compassionevoli, che ha fatto ciò che ha fatto per un bene maggiore, che non si può fare una frittata senza rompere le uova. Sì, ma se è così, perché le uova da rompere devono essere sempre quelle povere, emarginate, indifese? Perché chi fa la frittata non rompe mai se stesso? E perché quelle frittate vengono servite prima e più di tutto a chi le ha fatte e ai suoi amici?

Qualsiasi cosa se ne possa dire come sistema filosofico, l'utilitarismo fornisce un'ottima scusa per sfruttare i poveri a proprio beneficio e a quello delle persone a cui si tiene, o di coloro che ti pagano.

Non dovremmo sottovalutare il numero di utilitaristi negli uffici politici, nei laboratori scientifici, nelle organizzazioni esecutive aziendali, nei media o nelle facoltà universitarie. I latinoamericani poveri sono al sicuro, per ora, ma altri no. Non mi sorprenderebbe trovare qualcuno che sta conducendo esperimenti moralmente problematici nelle zone rurali dell'Africa.

In questo Paese [gli USA, NdR], uomini in camice bianco, alcuni dei quali professori delle principali università e altri impiegati di grandi aziende, effettuano esperimenti sugli esseri umani a livello embrionale. Protesteranno dicendo che i casi degli embrioni senza nome e della donna guatemalteca di nome Berta sono diversi, che l'embrione non è pienamente umano, che non è ancora una persona, che può quindi essere distrutto per un bene maggiore. È ciò che Cutler deve aver pensato di Berta e dei suoi pari.

David Mills, ex editore esecutivo di First Things, è senior editor di The Stream, direttore editoriale di Ethika Politikae articolista per varie pubblicazioni cattoliche. Il suo ultimo libro è Discovering Mary.Si può seguire su @DavidMillsWrtng.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
utilitarismo
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