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Lo strano caso della Chiesa trasformata in moschea, che ora rischia la chiusura

© Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 12/05/15

Comune di Venezia e Patriarcato contro l'opera dell'islandese Buchel, realizzata per la Biennale, diventata già meta di preghiera per gli islamici

È aperta da quattro giorni e rischia di chiudere entro una settimana. Potrebbe finire così il caso della chiesa di Santa Maria della Misericordia trasformata in moschea dall’artista Christoph Büchel per la 56ma Biennale di Venezia (La Stampa, 12 maggio).

"MOSCHEA" VERSO LA CHIUSURA
Nato come uno spazio espositivo e sponsorizzata dal padiglione "Islanda", scrive il quotidiano torinese, è diventato un luogo di culto, ma dopo le polemiche il Comune ha richiesto ai curatori la presentazione – entro il 20 maggio – del documento che autorizzi l’«uso profano» dell’edificio di santa Maria della Misericordia.
Tanto avranno a disposizione i curatori dell’installazione del padiglione "Islanda" per consegnare al Comune le pratiche mancanti. Pena la chiusura anticipata dell’installazione, che è stata intitolata «Moschea». (Corriere del Veneto, 12 maggio).

ENTUSIASMO TRA GLI ISLAMICI
Dopo l’inaugurazione di venerdì 8 maggio, alla presenza entusiasta di molti fedeli delle comunità musulmane della zona, il sopralluogo dei vigili urbani ha trovato infatti delle irregolarità nel rispetto della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) consegnata al Comune il 27 aprile 2015 che ne prevedeva l’utilizzo per mostra espositiva privata e dunque non come luogo di culto. Non solo. La chiesa in questione non sarebbe sconsacrata.

L'AFFONDO DEL PATRIARCATO
Il Patriarcato di Venezia con una dura nota sul proprio sito ufficiale, aveva ricordato come, sebbene la chiesa sia chiusa al culto e proprietà di privati dal 1973, «per ogni utilizzo diverso dal culto cristiano cattolico vada richiesta autorizzazione all'autorità ecclesiastica indipendentemente dal proprietario». Autorizzazione che in questo caso non è stata né richiesta né concessa. Né dai proprietari, né dal padiglione islandese, né dagli islamici che lì organizzano la propria preghiera (Il Giornale, 10 maggio).

"COMUNITA' RELIGIOSE NON COINVOLTE"
Il Patriarcato precisa inoltre che a febbraio la Chiesa veneziana aveva già negato l'autorizzazione per altri progetti simili proposti in altre chiese: «La singolarità dell'intervento proposto – ora realizzato nella chiesa di S. Maria della Misericordia – comportava, infatti, maggiore attenzione e richiedeva il coinvolgimento delle comunità religiose interessate e non solo la valutazione dell'intervento artistico e l'eventuale autorizzazione all'uso di uno spazio, a chiunque esso appartenga. La scelta di usare una chiesa chiusa al culto – e di proprietà non più ecclesiastica – non risolve questo aspetto, ma lo ignora».

BUCHEL "DISCONOSCIUTO" DALL'ISLANDA
Intanto il Corriere della Sera (12 maggio) solleva anche un'altra questione: Christoph Büchel, può davvero considerarsi il «portacolori» ufficiale dell’Islanda alla Biennale? O, invece, l’artista ha utilizzato la bandiera dello stato nordico semplicemente come «paravento», quindi all’insaputa di Reykjavík, per infilare il proprio lavoro all’interno del cartellone veneziano?

Il console islandese in Italia, Attilio Codognato è stato chiarissimo: «Come console non sono stato interpellato sull’ipotesi di fare o non fare l’opera. Non ho mai avuto contatti, fin dall’inizio. Altrimenti avrei espresso i miei pensieri…». Nè risulta, ha proseguito Codognato, che l'artista abbia interagito con il governo.  

Tags:
biennale di veneziamoschea
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