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Anche a te costa essere obbediente?

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Encuentra.com - pubblicato il 12/05/15

Chiavi per comprendere cosa sia l'obbedienza

L'obbedienza è un atteggiamento responsabile di collaborazione e partecipazione, importante per le buone relazioni, la convivenza e il lavoro produttivo.

Una delle cose che ci costa più fatica è sottomettere la nostra volontà agli ordini di un'altra persona. Viviamo in un'epoca in cui si respinge qualsiasi forma di autorità, così come le regole o le norme che tutti dobbiamo rispettare. La superbia e l'egoismo ci fanno sentire autosufficienti, superiori, senza far cedere il nostro giudizio e la nostra volontà davanti agli altri con la pretesa di difendere la nostra libertà.

Sembra chiaro che il problema non si basa sulle persone che esercitano un'autorità, e nemmeno sulle norme create per mantenere l'ordine, la sicurezza e l'armonia tra le persone, ma è dentro di noi.

Dobbiamo evitare di cadere nell'errore di “sentire” che obbedendo diventiamo esseri inferiori e sottomessi caratterizzati da una libertà mutilata. Al contrario, l'obbedienza ci porta a praticare una libertà più piena, perché rinunciamo alla pesante zavorra della superbia e della comodità. Non sono forse un vincolo e un impedimento per obbedire completamente?

Perché ci costa tanto obbedire? Ci possono essere molte ragioni, e forse la più comune si verifica quando non riconosciamo l'autorità della persona che comanda ritenendola inferiore, inetta, molesta o ignorante; ogni volta che l'attività da svolgere è contraria ai nostri gusti e alle nostre preferenze; perché cataloghiamo le cose come poco importanti, o dobbiamo mettere da parte la nostra comodità e il nostro riposo. Qualunque sia il caso, il risultato è lo stesso: un agire meccanico e perché “non abbiamo altro rimedio”, il che toglie merito a tutto ciò che potremmo ottenere di buono.

Non possiamo negare che in alcune occasioni obbediamo volentieri, ma lo facciamo per la simpatia che nutriamo nei confronti di chi ce lo chiede, oppure non ci costa fatica fare ciò che ci viene chiesto. Bisogna allora chiedersi se l'obbedienza in noi è un valore o è un atteggiamento che assumiamo in base alle circostanze.

Dev'essere chiaro che l'obbedienza non fa distinzioni di persone e situazioni. Perché sia davvero un valore deve essere accompagnata dalla nostra volontà di fare le cose, aggiungendo il nostro ingegno e la nostra capacità per ottenere un risultato uguale o migliore rispetto a quello sperato. Obbedire è quindi un atto consapevole, prodotto del ragionamento, discriminando ogni sentimento opposto verso le persone o le attività.

Questo ci porta a considerare il modo in cui reagiamo di fronte alle norme che richiedono un compimento: disobbediamo facilmente alle leggi del traffico, cerchiamo il modo per semplificare qualunque iter, per non fare la fila… Non possiamo pensare che il mondo giri intorno ai nostri capricci, sottoponendo tutto all'approvazione del nostro giudizio.

L'obbedienza richiede docilità, tradotta nel seguire fedelmente le indicazioni date. Se riteniamo che qualcosa non sia corretto possiamo esprimere il nostro punto di vista, ma mai fare qualcosa di diverso o di contrario rispetto a ciò che ci è stato richiesto.

Oltre ad essere docili dobbiamo avere iniziativa, che consiste nel mettere da parte nostra “ciò che serve” per compiere meglio il nostro dovere. Spesso si manifesta attraverso i piccoli dettagli: la copertina e la presentazione finale di un rapporto, pulire e sistemare perfettamente i mobili che cambiamo di posto, riporre nella credenza il cibo che compriamo…

Quel tocco personale e finale che diamo alle cose è uno splendido complemento alla nostra obbedienza, perché è un modo per identificarci pienamente con il desiderio di chi lo ha chiesto, che in fondo è l'essenza dell'obbedienza. In alcuni casi e circostanze, le persone che hanno autorità possono richiedere azioni contrarie alla dignità delle persone ed estranee ai principi morali, come mentire, calunniare, rubare… In questi e altri casi, non siamo costretti a obbedire perché diventiamo complici di azioni riprovevoli, delle quali non ci piacerebbe essere le vittime.

Anche se imparare a obbedire sembra un valore da inculcare solo ai bambini, ogni persona può e deve perseguirne lo sviluppo. Vediamo qualche punto che ci aiuterà a coltivare meglio questo valore:

– L'obbedienza non si determina per l'affetto che puoi nutrire per la persona che comanda. Concéntrati nel realizzare il compito o nel compiere l'incarico che ti viene affidato. Il tuo sentimento non modifica il contenuto dell'ordine.

– Esegui le richieste o gli ordini senza definire se sono di tuo gradimento o meno.

– Ogni incarico è importante. Se è apparentemente semplice, evita di pensare che non spetta “alla tua categoria”. Se non fai le cose piccole, non farai mai quelle considerate “grandi”.

– Non lamentarti per i continui incarichi che ricevi. Da un lato si ha fiducia nelle tue capacità, dall'altro non credi che stai coprendo la tua pigrizia?

– Cerca di eliminare dalla tua persona quella visione mediocre del “compiere e basta”. Devi avere iniziativa: finisci le cose dando un tocco finale a tutto ciò che fai. È questa la differenza tra obbedire e compiere, ed è questo che rende un lavoro ben fatto.

L'obbedienza ci rende semplici perché ci concentriamo sul compito da realizzare e non sul criticare le persone; ci rende generosi per la disponibilità di tempo, l'interesse e l'entusiasmo che mettiamo al servizio degli altri, suscitando fiducia nell'agire responsabilmente.

Possiamo vedere che l'obbedienza è un atteggiamento responsabile di collaborazione e partecipazione, lasciando indietro il “fare per compiere”, perché questo lo fa chiunque. Metterci del nostro è ciò che rende l'obbedienza un valore, non solo importante, ma necessario per le buone relazioni, la convivenza e il lavoro produttivo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
obbedienza
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