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Può diventare santo anche chi ha commesso peccati molto gravi?

© Niklas Morberg / CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 08/05/15

E se dopo una vita morigerata si diventa peccatori in punto di morte?

Un nostro lettore ci pone questa domanda: "Una persona che nella vita abbia compiuto peccati mortali (da quelli gravi come il divorzio, atti omosessuali ecc.. a quelli gravissimi come satanismo, pedofilia) una volta pentitosi di cuore, e aver condotto una vita da quel momento in poi “santa", (definiamola così), potrebbe un giorno essere dichiarato santo? Parlo proprio a livello di canonizzazione. Oppure i loro precedenti atti, pur perdonati, invalidano per sempre tale possibilità. E' una cosa che mi sono sempre chiesto!".

«La risposta secca è "sì" – sentenzia don Ennio Apeciti, responsabile dell'Ufficio per le Cause dei Santi della diocesi di Milano e rettore del Pontificio Seminario Lombardo – ma sono inevitabili una serie di considerazioni su come si arriva alla sua santità».  

JACQUES FESCH, PECCATORE MODERNO
Don Ennio ama citare un esempio emblematico di un futuro santo dei "nostri giorni". E' il francese Jacques Fesch, ultimo ghigliottinato in Francia l'1 ottobre 1957. «E' un caso emblematico perché il suo processo è in dirittura d'arrivo presso la Congregazione delle Cause per i Santi. Presto sarà Beato e poi si proseguirà con la canonizzazione. Jacques incarna a pieno il peccatore moderno: ha una vita sregolata, problemi in famiglia, si sposa ma tradisce continuamente la moglie, si separa, è un donnaiolo, ha un figlio illegittimo, è finanche un assassino. Eppure sarà santo».  

LA DIFFICILE VITA IN FAMIGLIA
In effetti la vita del parigino Jacques ha dell'incredibile. Con il padre ha un rapporto difficile. Lui è un dirigente di banca, si occupa poco del figlio e non pensa alla sua educazione. Jacques cresce così legato ad una madre che dal canto suo non è una donna capace di prepararlo alla vita. Frequenta un collegio privato cattolico, ma senza combinare nulla. Dopo il servizio militare sposa Pierette, una ragazza di Saint-Germain, di origine ebrea, ha una figlia, presto litiga con il suocero e lascia moglie e lavoro. 

LADRO E ASSASSINO
Il ragazzo da quel momento incomincia una vita vissuta tra donne, la ricerca disperata di soldi, fino al punto di diventare un ladro. Il 25 febbraio 1954 arriva persino ad aggredire a Parigi, con un martello, un cambiavalute: prende del denaro e fugge. Jacques si comporta come un criminale: rivoltella in pugno, si copre la fuga ferendo un passante. Il poliziotto Georges Vergnes, gli dà la caccia fino al Boulevard des italiens. Il bandito, sul punto di essere preso, spara all’agente e lo uccide (anche se c'è chi sostiene che il colpo sia partito accidentalmente mentre cadeva a terra). Qualche ora dopo, l’autore della rapina e dell’omicidio è catturato e assicurato al carcere. 

L'INCONTRO CON IL CAPPELLANO
Il processo è rapido e la condanna scontata nonostante si fa difendere da un avvocato importante chiamato dal padre. Tra le sbarre della "Santè", il penitenziario della capitale francese, conosce il cappellano a cui inizialmente dichiara di essere un senza-Dio, per poi stringere con lui un rapporto più aperto. Il prete gli dice di scrivere un diario in cui "confessarsi", raccontare la sua vicenda e gli lascia dei libri sulla vita di santa Teresa d’Avila e Storia di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino, che ancora ragazza, convertì con la sua preghiera ardente il criminale Pranzini, poche ore prima della ghigliottina. Jacques legge, medita e si affascina a Gesù. 

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Tags:
misericordiapeccatosanti e beati
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