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Cos’è più importante, la preghiera o l’azione?

Couple praying with rosary in hand © Mangostock / Shutterstock
<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=122253241&src=id" target="_blank" />Couple praying with rosary in hand</a> © Mangostock / Shutterstock
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Dalla vera unione con Dio nella preghiera deriva la forza per l'azione feconda

In un mondo che dà tanta importanza all'attività e all'attivismo, si tende a volte a opporre la preghiera all'azione e a snaturare il significato e il senso della contemplazione, ma queste attività non sono contrapposte, quanto assolutamente complementari. Anzi, una dipende dall'altra: la prima è la preghiera, poi viene l'azione, come risultato della preghiera.

Dall'unione con Dio conseguenza della vera preghiera deriva la forza soprannaturale che rende efficace l'azione apostolica. Se manca questa dimensione spiritualizzante, l'apostolato può diventare mero attivismo senza senso soprannaturale o semplice filantropia senza portata redentrice.

La via della preghiera porta necessariamente all'azione, e questa azione sarà più feconda quanto più è intensa la vita di preghiera.

Più preghiera, più azione

Nei santi si può constatare che quanto più facevano progressi nella vita di preghiera, più facevano fronte alle necessità del prossimo. In Santa Teresa di Gesù, per menzionarne solo una, la vita di preghiera contemplativa coincide con quella di scrittrice e fondatrice quando dopo essere stata suora per vent'anni è diventata contemplativa, ovvero si è resa conto del fatto che Dio non stava aspettando le opere che poteva compiere (la sua azione apostolica), ma che dava a Lui l'opportunità di compiere le sue opere in lei e attraverso di lei.

Da questo deriva ciò che ci ha insegnato San Giovanni Paolo II nel suo pontificato:

“Per riconoscere Cristo nel povero, bisogna prima di tutto incontrarlo e conoscerlo nella preghiera”.

“La capacità di contemplazione si trasforma in voi in capacità di influenza evangelizzatrice; la capacità del silenzio si trasforma in voi in capacità di ascolto e di donazione ai fratelli”.

Il pontefice polacco invitava al necessario equilibrio tra preghiera e azione, tra Maria e Marta (riferendosi a Luca 10, 39): “Star seduti ai piedi del Maestro costituisce senza dubbio l'inizio di ogni attività autenticamente apostolica”.

La missione, osservava, è sempre in primo luogo opera di Dio, opera dello Spirito Santo, che è il suo indiscutibile protagonista. Per quanto siano necessari gli sforzi umani, l'esito non dipende da noi, perché la missione è opera di Dio.

Per questo papa Benedetto XVI, quando era incaricato di preservare la fede nella Chiesa cattolica, parlando della Nuova Evangelizzazione ha detto che “tutti i metodi sono vuoti senza il fondamento della preghiera. La parola dell'annuncio deve sempre bagnare in una intensa vita di preghiera”.

L'esempio di Madre Teresa di Calcutta

“Siamo contemplative perché 'preghiamo' il nostro lavoro… Preghiamo quattro ore al giorno”, riferiva Madre Teresa di Calcutta nell'ultima intervista rilasciata prima di passare alla vita eterna. “Più riceviamo nella preghiera di silenzio, più possiamo dare nella nostra vita attiva… Abbiamo bisogno del silenzio per poter arrivare alle anime… Nella preghiera vocale noi parliamo a Dio. Nella preghiera di silenzio è Lui che parla a noi… Nel silenzio ci viene concesso il privilegio di ascoltare la Sua Voce”.

Questa unione con Cristo che mantiene viva la grazia di Dio in noi è indispensabile per realizzare qualsiasi attività apostolica, visto che “la nostra attività sarà realmente apostolica nella misura in cui lasciamo che sia Dio a lavorare in noi e attraverso di noi. Così, più riceviamo nella preghiera di silenzio, più possiamo dare nella nostra vita attiva, nel nostro lavoro”. In questo consiste il “pregare” il lavoro di Madre Teresa: non siamo noi ad agire, è Dio che agisce attraverso di noi.

Conclusione: vediamo allora come l'azione, per essere feconda, richieda il silenzio della preghiera, e quindi non si tratta di realtà contrapposte. È stato così con i santi. Anche Madre Teresa l'ha vissuto e l'ha insegnato, e lo stesso è accaduto a San Giovanni Paolo II, per il quale la preghiera deve essere sempre più il mezzo primo e fondamentale dell'azione missionaria della Chiesa, perché “la preghiera autentica, ben lunghi dal ripiegare l'uomo su se stesso o la Chiesa su se stessa, li dispone alla missione, al vero apostolato”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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