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Fedeli in calo, tempo di spending review a Vienna

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Finesettimana.org - pubblicato il 06/05/15

Il cardinal Schönborn deve risparmiare e vuole fondere delle parrocchie. Ma non tutti sono d'accordo

Il cardinal Schönborn ha un problema: i suoi due vescovi ausiliari, i parroci e i cappellani non collaborano pienamente nell'attuazione della sua riforma. La sua idea originale era di fondere le circa 660 parrocchie dell'arcidiocesi riducendole a circa 150 grandi unità. Dovrebbero essere dirette da un parroco, da cui dipenderebbero tre-cinque preti. Strutture comuni e un bilancio comune, nonché l'alienazione di alcune chiese dovrebbero portare ad una riduzione delle spese. Dato che il numero dei fedeli della Chiesa cattolica è sempre più ridotto – e che quindi la Chiesa ha meno entrate derivanti dai loro contributi – l'arcidiocesi dovrà in dieci anni risparmiare circa il 30 per cento.

Schönborn ha chiamato il suo progetto “Apostel 2.1”, progetto che però ora viene osteggiato da due dei tre vicariati della sua arcidiocesi per il timore di perdere potere e denaro. Nel Vicariato Nord, che è costituito da 275 parrocchie nella regione Weinviertel, si punta su una via sperimentata da tempo. Lo afferma il vicario del vescovo Stephan Turnovszky nella sua ultima lettera pastorale: “Per il nostro vicariato vogliamo proseguire su una via collaudata di costituzione di unioni di parrocchie”.

Il Vicariato Sud, che amministra 210 parrocchie nella zona industriale, chiama il suo percorso di fusione “zone pastorali” – e anche queste ci sono da tempo. Entrambi i modelli, rispetto a quello desiderato da Schönborn, hanno in comune il fatto che le singole parrocchie continuano ad esistere giuridicamente con le loro dispendiose strutture. Una cooperazione tra parrocchie avviene al massimo sul piano contenutistico. Economicamente le parrocchie restano indipendenti, con il loro bilancio, gli immobili, il personale, il ricavato delle offerte.

Solo il vicariato della città, cioè Vienna, che comprende 175 parrocchie, intende attenersi alle direttive. Ha già iniziato il distretto Favoriten, dove 15 parrocchie si sono fuse divenendo quattro. La prima assumerà il nome di “Parrocchia della Parola di Dio” ed è formata da tre parrocchie attorno alla stazione centrale. Sarà istituita da Schönborn all'inizio di giugno con una festa. Un'altra parrocchia di nuovo tipo sarà attiva nella zona Wienerberg a partire dall'autunno, le altre due lo saranno nel 2016. Le spese più consistenti nel bilancio sono determinate dalle molte chiese che fanno parte del patrimonio storico e che spesso necessitano di lavori di restauro. Negli anni scorsi perciò alcune chiese cattoliche sono state cedute ad altre Chiese (come quella ortodossa) – un esempio importante in questo senso è stata la cessione della chiesa di Neulerchenfeld l'anno scorso.

Ma anche in Favoriten nessuno vuole cedere edifici – e Schönborn rispetta questa scelta. “La riforma deve essere fatta lentamente e con delicatezza, si tratta di un dibattito con un forte coinvolgimento emotivo”, dice Michael Prüller, portavoce dell'arcidiocesi di Vienna a “Die Presse”. Per questo anche le “zone pastorali” e le “unioni di parrocchie” sono “okay” come soluzioni intermedie. L'obiettivo però è quello di giungere al nuovo tipo di parrocchia. Si spera che le parrocchie riconoscano che unità più grandi offrono anche dei vantaggi. “Denaro comune, bilancio più consistente, riduzione del peso amministrativo e più tempo per dedicarsi alle attività pastorali. Questa riforma significa per tutti maggior spazio, pensare la Chiesa in modo nuovo, e non solo dal punto di vista finanziario”. Tuttavia l'arcidiocesi spera proprio che le parrocchie possano cedere qualche chiesa. “Dobbiamo essere realistici. La conservazione è costosa, e non c'è più quella gran quantità di fedeli”. Appena il tre per cento dei cattolici viennesi frequenta regolarmente la messa domenicale. Chiese particolarmente problematiche vengono definite le costruzioni in periferia che non solo sono poco frequentate, ma che sono finanziariamente di difficile mantenimento. “Sono edifici enormi che sono stati costruiti male e che quindi avrebbero bisogno di milioni per essere restaurati”.

C'era già stato il tentativo di cedere la Chiesa di Maria vom Siege nel quartiere Mariahilfer Gürtel alla Chiesa serboortodossa, ma ci si è scontrati con il problema della tutela del patrimonio storico: le spese di restauro sono stimate a dodici milioni di euro. Questa cifra è circa la metà dell'intero bilancio annuale che l'arcidiocesi ha a disposizione per le spese relative agli edifici. “Non ci possiamo semplicemente più permettere tutte quelle costruzioni vuote – e non possiamo sperare che la nostra situazione finanziaria migliori in un prossimo futuro”, dice Prüller. L'arcidiocesi perde ogni anno fino a 16 000 fedeli.

[Da “diepresse.com” del 4 maggio 2015 (traduzione: http://www.finesettimana.org)]

Tags:
economia
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