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Il mistero della Sindone e la “pista botanica”

© Tim Britton
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Gli scienziati hanno compiuto centinaia di test per accertare l'autenticità del Sacro Lino di Torino. La risposta viene dai fiori?

L’origine palestinese del telo sindonico sembrerebbe avvalorata dalla cosiddetta “pista botanica”. Nel 2010 è uscito il libro di Avinoam Danin – professore emerito dell’Università Ebraica di Gerusalemme ed esperto di flora desertica israeliana – intitolato Botany of the Shroud: The Story of Floral Images on the Shroud of Turin (Danin Publishing 2010). Il botanico ebreo è famoso per aver scoperto specie di piante mai rinvenute prima in Israele, sul Sinai e in Giordania. Il suo lavoro certosino ha permesso la creazione di una banca dati da cui si è potuta ricavare una mappa fito-geografica di Israele.

 

Di religione ebraica, lo studioso ha dichiarato di non essere interessato a un eventuale significato religioso della Sindone. Danin ha raccolto i risultati del lavoro di quattordici anni di studio: come altri studiosi, anche lui e i suoi collaboratori hanno rilevato resine e pollini sia di piante sia di fiori, a suo dire «un tappeto quasi omogeneo» di più di trecento corolle di fiori poste ordinatamente intorno al capo dell’Uomo della Sindone. Secondo gli studi di Danin, l’unico luogo al mondo in cui queste corolle sono presenti – tutte insieme – è una ristretta area tra Gerusalemme e Gerico. I fiori sarebbero stati usati per coprire con i loro profumi l’odore della decomposizione. Molte di queste specie corrispondono a quelle dei pollini identificati da Max Frei, botanico e direttore della polizia scientifica di Zurigo che scoprì i pollini della Palestina messianica.
 

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