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Ora la Turchia tende la mano a Papa Francesco

© OZAN KOSE / AFP
A Turkish woman looks at her smartphone as she walks by a banner displaying a portrait of Turkish prime minister Recep Tayyip Erdogan, in Istanbul, on March 21, 2014. Turkey's combative prime minister warned March 21, 2014 that he would eradicate Twitter in the wake of damaging allegations of corruption in his inner circle that have spread across social networks in recent weeks. "We will wipe out Twitter. I don't care what the international community says," premier Recep Tayyip Erdogan said at an election rally in the western province of Bursa. AFP PHOTO / OZAN KOSE
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Dopo la furiosa reazione alle parole sul genocidio armeno, l’invito ufficiale al padiglione di Expo 2015

Mano tesa alla Santa Sede dopo la bufera sul genocidio armeno. «Saremo lieti di dare il benvenuto al Santo Padre se volesse visitare il padiglione della Turchia a Expo e se non potesse saremo lieti di ospitare una delegazione del Vaticano, perché possa apprezzare i valori della civiltà storica della Turchia». Così il viceministro dell'Economia turco, Yildirim, si è espresso a margine della presentazione del padiglione a Expo 2015 (Ansa, 27 aprile).

"TORNERANNO BUONE RELAZIONI"
«Il Santo Padre – ha detto il vice ministro turco – ha detto parole che la Turchia non si aspettava e forse neanche il Vaticano» (Corriere della Sera, 27 aprile). E ha aggiunto: «La Turchia è sempre stata a disposizione degli storici di tutto il mondo aprendo i suoi archivi. Le relazioni torneranno a essere come prima, perché la Turchia continuerà ad essere a disposizione. Noi siamo contro ogni genocidio nel mondo».

ABBASSAMENTO DEI TONI
Le parole del ministro turco sembrano segnalare un abbassamento dei toni verso la Santa Sede, dopo la furiosa reazione alle affermazioni di papa Francesco che il 12 aprile aveva definito lo sterminio degli armeni da parte dell'impero ottomano tra il 1915 e il 1917 come «il primo genocidio del XX secolo». Ankara aveva reagito denunciando quelle parole come «inaccettabili» e richiamando l'ambasciatore in Vaticano (La Repubblica, 27 aprile).

LA RABBIOSA REAZIONE TURCA
Il premier turco, Ahmet Davutoglu, aveva accusato il Pontefice di essersi unito al «fronte del male», mentre il presidente, Recep Tayyp Erdogan, lo aveva diffidato dal «ripetere l'errore» di parlare di genocidio per un massacro che per la Turchia è solo uno fra i tanti che hanno insanguinato l'Europa e il Medio Oriente nel Secolo breve.  «Considero la dichiarazione del papa immorale, e non posso collegarla con i valori di base del Cristianesimo», aveva aggiunto il gran muftì turco Formez, citato da Zaman online (21 aprile).

GLI USA A FIANCO AL PAPA
Francesco aveva ricevuto, però, una forte solidarietà internazionale ed in particolare  l'amministrazione americana si era schierata al fianco della Santa Sede «Il presidente (Obama) e altri alti esponenti dell'amministrazione hanno più volte riconosciuto come un fatto storico che 1,5 milioni di armeni furono massacrati negli ultimi giorni dell'impero ottomano e che un pieno, franco e giusto riconoscimento dei fatti è nell'interesse di tutti», ha affermato la portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Marie Harf (Aleteia, 15 aprile).

L'INTERVENTO DISTENSIVO DEL SEGRETARIO DI STATO
Prima della mano tesa turca odierna, secondo una ricostruzione del vaticanista Sandro Magister sul suo blog (24 aprile) il segretario di Stato vaticano il cardinale Pietro Parolin aveva gettato acqua sul fuoco intervenendo a Padova ad una “lectio” nella facoltà di teologia del Triveneto: «Quello che dovevamo fare lo abbiamo fatto, il papa ha parlato in maniera molto chiara e allo stesso tempo molto discreta su questo tema. Ne ha parlato sempre come aveva spiegato già in aereo sul volo di ritorno dal viaggio in Turchia, cioè in termini di riconciliazione. Se ricordiamo questi avvenimenti non è per suscitare più animosità ma per invitare tutte le parti, attraverso i mezzi considerati più opportuni, ad avvicinarsi, a dare un’interpretazione comune della storia, a trovare motivi di intesa. È positiva la disponibilità a studiare la storia».

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