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Le suore di clausura 2.0: il monastero con internet e social network

© Alex Proimos / CC
https://www.flickr.com/photos/proimos/7094508031
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Come è cambiata la vita delle suore di clausura ai tempi del web?

In Italia i monasteri femminili claustrali sono meno di cinquecento (468 fino a qualche anno fa) per un totale di circa 7mila monache. La media per ogni convento è di dieci, quindici suore che vivono in comunità, scrive Il Fatto Quotidiano (27 aprile), che ha dedicato uno speciale sulla "nuova" immagine delle suore di clausura nel terzo millennio. 

I TEMPI DELLA CAPINERA
In realtà, evidenzia Iole Filosa su Il Fatto, i pregiudizi sulla clausura fotografano tante situazioni di costrizione che si sono protratte per secoli. Oggi si sceglie in maniera libera e consapevole la clausura, un tempo poteva non essere così. Un personaggio letterario noto è la protagonista di "Storia di una capinera" di Giovanni Verga. Maria va in convento da bambina perché povera e vive il tormento di una reclusione vera e propria, senza libertà e senza emozioni fino a morirne. 

SOCIAL NETWORK E WEB
Eppure oggi le suore di clausura richiamano immagini molto lontane da quelle della Capinera di Verga. Sono aperte al web e ai social network, come dimostra un articolo di Andrea Valdambrini, sempre sul quotidiano diretto da Marco Travaglio. “A seguito degli ultimi eventi il numero dei contatti è esploso improvvisamente e Facebook ci ha imposto di convertire il nostro profilo in una pagina”, si legge in un post delle Clarisse Cappuccine, entrate in polemiche con Luciana Littizzetto per la "festa" a Papa Francesco. L’intestazione della pagina adesso recita: Community del Monastero delle Clarisse Cappuccine di Napoli. A gestirla è l’abadessa madre Rosa. 

BLOG E FEDE
In principio, in Italia, fu nel 2010 il blog delle monache di san Giovanni di Trani. Il suo arrivo fu accolto quasi come una curiosità, con la badessa che dichiarava di considerarlo «un modo per avvicinare i giovani come antidoto all’omologazione, all’uso delle droghe e alla depressione». Da allora sono fioriti i siti dove si postano preghiere, video di cerimonie o testimonianze di fede. Non poteva mancare "Suore di clausura", blog “nato per promuovere le vocazioni religiose alla vita monastica… facendo conoscere la vita nei monasteri”. Il web come strumento di comunicazione religiosa, insomma.

NESSUNA COSTRIZIONE
Fabrizio Esposito, invece, ha raccontato su Il Fatto la vita di clausura delle suore del monastero di Santa Croce, in provincia di Caserta. In questo caso emerge un altro aspetto delle suore di clausura "2.0" e cioè che la loro scelta è tutt'altro che frutto di una costrizione e che il loro stile di vita è molto diverso dal barricarsi passivamente nel monastero. Le sorelle povere di santa Chiara sono felici della loro scelta e dicono: «Non siamo qui per delusioni amorose, non siamo troppo brutte per poter avere una famiglia».

PREGHIERA E TANTE ATTIVITA'
Anche loro usano Internet, come le consorelle napoletane, ma il computer è solo parte di una lunga giornata, che comincia alle 5 e 30. A Santa Croce pregano e lavorano le sorelle povere di santa Chiara d’Assisi. La preghiera, che è parte centrale della loro giornata, si affianca a diverse attività, sempre sotto la regia della abadessa, poiché i monasteri di clausura del terzo millennio sono anche operosi laboratori, Si cuce, si ricama, si dipinge, si fa artigianato, si scrive, si zappa, si semina, si raccoglie. E naturalmente si riflette sul mistero di Gesù Cristo. 

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