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“I cinque modi in cui cadiamo” del vescovo Fulton Sheen

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diacono Kurt Godfryd - pubblicato il 28/04/15

Come mettiamo sottosopra il nostro rapporto con Cristo

Quando ero giovane, mia madre mi ricordava costantemente…

Mettiti gli stivali.

Portati l'ombrello.

Non dimenticare di portarti il pranzo.

Nella mia saggezza giovanile, ridacchiavo e a volte dicevo “Ok, mamma” e non facevo niente di tutto questo, ma era piuttosto certo che sarebbe apparsa dal nulla una tempesta di neve, ne sarebbe scaturita una pioggia intensa o un certo “pranzo gratis” che pensavo sarebbe stato servito sarebbe sfumato.

La sostanza? Quando la saggezza ti riempie le orecchie, c'è saggezza nel darle ascolto!

Non molto tempo fa, ho scaricato un'app con un'ampia varietà di interventi del venerabile Fulton Sheen. Le categorie sono numerose e includono parole di saggezza relative a personaggi evangelici, disordini umani, amore, matrimonio, Gesù Cristo, la Chiesa, insegnamenti cattolici. Il primo in cui mi sono imbattuto era intitolato “I cinque modi in cui cadiamo”, e in esso il vescovo Sheen sottolinea le cause della caduta di Simon Pietro (e della nostra):

1. Trascurare la preghiera. Il vescovo nota che mentre il Signore ci comanda di “vegliare e pregare”, noi dormiamo. La nostra trascuratezza nei confronti della preghiera inizia un passo alla volta. Prima smettiamo di compiere il nostro dovere (dire l'Officio, se si è membri del clero), poi il tempo che trascorriamo in preghiera diminuisce, e alla fine, come se venisse azionato un interruttore, la nostra vita di preghiera va in letargo.

2. Sostituire la preghiera con l'azione. Ricordando come Pietro abbia ferito l'orecchio del servo del Sommo Sacerdote, Sheen ci ricorda il miracolo di Gesù di guarire quella ferita e restituire al servo il dono dell'udito. Usando questo esempio, ci avverte di essere consapevoli del fatto di cadere in una modalità “extra-attiva” di vivere – soprattutto una che escluda la preghiera –, perché facendolo le nostre azioni a volte sfoceranno nella violenza e nella scelta dei nostri nemici.

3. Seguire il Signore da lontano. Dopo aver rinnegato Gesù, Pietro è stato trascinato ai piedi della croce. Era chiaramente pericoloso seguire il Signore troppo da vicino. Il vescovo Sheen si chiede quanto spesso seguiamo da lontano le orme del Signore per non essere riconosciuti come Suoi seguaci.

4. Concentrarsi sui comfort della creatura. Piuttosto che entrare nella vigna del Signore e fare il lavoro che deve essere fatto, insistiamo sul riposare e sul riscaldarci al fuoco. Conducendo questa vita, nota Sheen, sopravviene la compiacenza.

5. Concentrarsi sugli amici. Il vescovo Sheen dichiara che concordiamo di fare ritiri spirituali finché non si parla di Gesù Cristo. La giustificazione? Nostro Signore ci pone troppe domande, soprattutto sul modo in cui dovremmo vivere la nostra vita. Detto questo, è meglio lasciarLo nelle retrovie. LasciandoLo lì, ad ogni modo, neghiamo la Sua Santa Via e scegliamo invece creature con punti di vista simili. Mettiamo quindi in pratica le parole di San Pietro: “Non conosco quell'uomo”.

Ma quando cadiamo, Gesù ci incoraggia a rialzarci…

Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?". Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio" (Gv 6, 66-69) 

Il diacono Kurt Godfryd è editore del Catholic Journal, dov'è stato pubblicato in origine questo articolo, e diacono permanente dell'arcidiocesi di Detroit (Stati Uniti).

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
spiritualità
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