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Che cos’è la Messa di riuscita?

© ZoeZoe/SHUTTERSTOCK
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Perché il ricordo del defunto cade nel terzo, settimo e trentesimo giorno?

Gentile direttore, mi ha sempre colpito la dizione “Messa di riuscita”, che si celebra pochi giorni dopo i funerali (a proposito: si dice funerale o funerali?). Storicamente, i parenti del defunto non uscivano di casa dopo il lutto, e questa Messa era una sorta di “via libera”. Ma, oggi, ha ancora senso?
Pina, Avezzano

Non conoscevo questa usanza. Da quanto ho capito, è una Messa di suffragio che si celebra sette giorni dopo le esequie ed è così chiamata perché i parenti, soprattutto le donne, prima non uscivano di casa, in segno di lutto. In realtà, pur nella diversità delle tradizioni, ciò che conta è tenere vivo il nostro legame con i nostri cari defunti. Nel Messale c’è solo l’indicazione per l’anniversario della morte. Tradizionalmente, però, si usa offrire il sacrifico eucaristico anche nei giorni terzo, settimo e trigesimo (cioè trentesimo). Come ricorda il Direttorio su pietà popolare e liturgia (n. 255), “è il modo cristiano di ricordare e prolungare, nel Signore, la comunione con quanti hanno varcato la soglia della morte”. 

La Chiesa, inoltre, ricorda i defunti il 2 novembre e ogni giro nella preghiera eucaristica della Messa e nei Vespri. La Messa di suffragio nell’anniversario della morte è per il cristiano il ricordo del dies natalis, il giorno della nascita al Cielo. Il ricordo nel terzo, settimo e trentesimo giorno ha un’origine biblica: Gesù è risorto dopo tre giorni; Giuseppe indisse un lutto di sette giorni per la morte del padre Giacobbe (Genesi 50, 10); Aronne e Mosè furono pianti dal popolo per trenta giorni (Numeri 20,30; Deuteronomio 34,8). Circa i nomi, “funerale” si usa sia al singolare che al plurale; nella liturgia si preferisce “esequie”, che deriva dal latino e significa seguire, accompagnare: indica l’intera comunità che con la preghiera accompagna il defunto all’incontro con il Padre. 

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