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5 livelli di bellezza

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Un approccio diverso al parlare di sesso

Garrett Johnson

La bellezza è la gloria del corpo. Ci sono molti modi per percepirla, e troppo spesso non riusciamo ad afferrare i tipi di bellezza che, come tesori, sono sepolti nella parte più profonda. Molti, inoltre, ritengono la moralità cattolica la soppressione della bellezza piuttosto che una sua celebrazione. Questo non è aiutato dal fatto che l’idea della bellezza è stata distorta e consistentemente ridotta al significato “sexy”.

Come risultato, a volte non siamo sicuri di cosa fare con la bellezza o il sesso. Per semplificare le cose, potrebbe sembrare più semplice usare un approccio fondamentalmente morale, pratico: “Puoi fare questo e questo, ma non puoi fare questo e quest’altro”. Ancora una volta, le guide pratiche sono necessarie. Se non siamo capaci di trasmettere una visione molto più ricca e complessa della bellezza, molti – soprattutto i giovani – avranno l’impressione che Cristo sia venuto a costruire recinzioni più che a portarci alla pienezza di vita. Un mio buon amico una volta ha paragonato la visione della bellezza della nostra cultura a un pezzo di cioccolato del Dollar Store, mentre ciò che ci offre la fede è cioccolato Godiva (personalmente preferisco il cioccolato Lindt, ma avete capito il concetto). Il primo può essere buono, ma Dio ci ha dato così tanto di più!

Noi cristiani siamo tipi audaci: osiamo affermare che le caratteristiche corporee di una persona e i rapporti sessuali non sono il culmine della bellezza nella nostra vita. Lo facciamo, ad ogni modo, perché la bellezza ci affascina, e così anche la purezza, perché con occhi puri possiamo celebrare sia la bellezza della pelle che quella del cuore. Non possiamo fare nulla, però, se non piangere quando la seconda viene “divorziata” dalla prima.

Oggi vorrei quindi offrirvi qualche pensiero su 5 tipi di bellezza, ciascuno più profondo dell’altro. La mia idea è che i nostri occhi sono stati fatti per la bellezza, ma per tipi di bellezza che vanno molto più in profondità rispetto alle versioni sessualizzate (sessualizzate in un senso molto banale) che vediamo in genere nella pubblicità. Non dobbiamo limitarci a guardare questo tipo di bellezza. Dobbiamo cambiare il modo di guardare. Richiede sacrificio e determinazione, ma come ha detto un uomo saggio, la bellezza salverà il mondo.

Spero quindi di offrire qualche pensiero e delle immagini che aiuteranno a illuminare questa via molto positiva della bellezza che la nostra fede ci invita a percorrere. I pensieri sono basati sul libro di Xavier Lacroix Il corpo e lo spirito.

1. Bellezza plastica
In questo caso ci concentriamo sulle semplice armonia di forme e volumi. Il livello di piacere e attrazione che genera dipende dalla personalità, dalla storia e dal background culturale. Per le donne, ad esempio, una carnagione luminosa e senza macchie e cose come occhi grandi, naso piccolo e labbra piene potrebbero essere considerate tratti di un volto bellissimo. Questa bellezza è sicuramente degna di essere apprezzata ed è una parte importante e affascinante della nostra vita.

Alcuni dicono che questi tratti (simmetria, luminosità…) sono belli perché trasmettono segni biologici di salute e fertilità. Oggi, purtroppo, la bellezza e la vita sono state in molti casi divorziate. Se la vera bellezza non solo attira, ma trasforma anche chi ammira (e così un uomo che si innamora diventa un marito e un padre, cioè un donatore e non solo un ricettore), oggi facciamo passi da gigante per riempirci di questa attrazione, abbandonando qualsiasi trasformazione (pornografia, rapporti senza rischio…).

Detto ciò, questo tipo di bellezza è piuttosto simile a quello che troviamo in un oggetto d’arte, forse una statua. È una bellezza quasi anonima (una bellezza indipendente da un soggetto), senza storia, qualcosa di effimero che viene creato rapidamente con Photoshop o gli strumenti di un chirurgo plastico.

2. Grazia d’espressione sensibile

Avviene qualcosa di diverso quando guardiamo il volto in modo differente. Il volto è soprattutto manifestazione, rivelazione. È qualcosa che riceviamo. Più che la manifestazione, ad ogni modo, riceviamo l’espressione. Messa in termini semplici, in questo caso non stiamo percependo un oggetto, ma un soggetto.

La bellezza sensibile in questo caso risiede nella capacità di esprimere. Alcune persone sono più espressive di altre. Perché? È molto difficile da capire. Quel dono noto come carisma, quella gioia semplice di vivere che irradia intelligenza, umorismo, luce, agilità e che esercita una spinta quasi gravitazionale sugli altri è inafferrabile e misteriosa.

Alcuni volti sono semplicemente “benedetti”, e gli altri non possono fare a meno di apprezzare quel fascino. A volte, però, è solo quel fascino ad essere bello, e basare un rapporto soltanto su quelle basi può portare a conseguenze tragiche.


3. Irradiazione di una presenza

Procedendo lungo il nostro sentiero che porta alla profondità della bellezza, raggiungiamo un tipo di bellezza che va al di là di qualsiasi tipo di bellezza piacevole e plastica, o perfino del tipo armonioso di sensibilità. In questo caso, lo sguardo dell’ammiratore va oltre (senza ovviamente disprezzarla) la forma e il fascino per cogliere un tipo di evento in cui viene manifestata una presenza.

Forse la simmetria manca e abbondano le rughe. Forse l’espressione è riservata e timida. Ha poca importanza. Qui lo sguardo cade su una persona, su una presenza vivente, piena di dignità e mistero. Alcune presenze sembrano essere più luminose, altre più oscure. Ad ogni modo, qui percepiamo la bellezza di un soggetto, di una persona, di una storia. Le rughe non devono essere abolite, ma piuttosto celebrate e narrate. L’asimmetria diventa bellezza perché è la sua asimmetria, la sua storia, la bellezza di essere lei, quella donna che mi sta davanti.

4. Gloria nascosta

A volte una presenza può essere nascosta, velata dietro una mancanza di simmetria o addirittura dietro segni di deturpazione. Alcuni volti mostrano cicatrici, deformità, tumori… forse sono passati per l’inferno della guerra o le grinfie della violenza. Forse hanno avuto la semplice sfortuna di nascere così.

Uno sguardo banale potrebbe provare ripugnanza, avversione o disgusto. Chi soffre della miopia della superficialità non scoprirà mai la gloria presente in quel volto. Chi non riesce a vederla non ha mai sentito il Piccolo Principe dire: “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Ci sono comunque coloro che, pieni di una certa esuberanza che può derivare solo dalla vita spirituale, abbracciano questa gloria. È la gloria di essere unici, assolutamente unici. È la gloria di essere fatti a immagine e somiglianza di Dio. È la gloria la cui luce brilla anche più forte perché è nascosta agli occhi dei più. È una gloria segreta, una bellezza misteriosa, come quella del volto di Cristo sulla croce.

5. Volto trasfigurato

La bellezza finale presentata da Lacroix è quella di una gloria segreta che diventa sensibile. Le occasioni sono rare e sante. Non si può fare a meno di pensare a Mosè – “Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui” (Es 34, 30) – o a Cristo, davanti ai suoi apostoli, quando “il suo volto brillò come il sole” (Mt 17, 2).

Qui stiamo parlando di una bellezza quasi divina, come vediamo in 2 Cor 3, 18: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria”.

Anche se è raro, non è per forza impossibile vedere questo tipo di bellezza. Avete mai visto un certo tipo di luminosità sul volto di qualcuno? È quella fonte di gioia scintillante emessa da anziano monaco, o dalla giovane suora che ha appena preso i voti, o da una madre che ha appena partorito.

Percepire questo tipo di bellezza è un dono, ma è anche l’orizzonte di ciascuna delle nostre vite cristiane. In un certo senso, infatti, l’invito universale a fare apostolato, a condividere il messaggio di Cristo, significa che ciascuno di noi è chiamato a trasmettere questo tipo di bellezza ad altri.

Vorrei infine condividere una splendida citazione dal libro del vescovo Fulton Sheen Three to Get Married:

“La bellezza del corpo attira gli occhi, la bellezza dell’anima attira Dio. Gli uomini guardano il volto, Dio guarda l’anima. La splendida purezza di Maria deve essere stata tale da attirare meno gli occhi che l’anima degli uomini. Nessuno avrebbe amato la sua mente o la sua anima per la bellezza del suo corpo, ma avrebbe amato talmente la bellezza della sua anima da dimenticare quasi che aveva un corpo. È molto probabile che un occhio umano, guardando Maria, sarebbe stato a malapena consapevole del fatto che era bellissima agli occhi. Quando una persona è pazza di gioia per la bellezza del quadro, non fa molta attenzione alla cornice…

Il culto del corpo può essere inteso in due modi: uno che segue la moda del mondo, uno alla luce di Maria. Entrambi concordano sul fatto che il corpo dovrebbe essere bello. Uno lo abbellisce dall’esterno, l’altro dall’interno. Uno adorna il corpo perché possa essere attraente attraverso ciò che ha, l’altro con il riflesso delle virtù interne. È solo dopo che i nostri primi progenitori hanno peccato che si sono accorti di essere nudi. Quando l’anima ha perso le sue vesti di grazia, il corpo ha perso la sua capacità di attrazione. Meno è bella l’anima, più c’è bisogno di abbellire il corpo. L’eccessivo lusso nel vestire e lo sfoggio di bellezza esteriore sono segni della nudità dell’anima. “Tutta la gloria della figlia del re è interiore”.

I ciechi hanno sempre volti gentili, probabilmente perché sono meno materializzati dalle cose che gli altri uomini vedono. Una radiosità interna sembra brillare attraverso di loro. Chi è poco attraente per natura, come San Vincenzo de’ Paoli, diventa molto attraente una volta che diventa pio, come nel suo caso. Gli unici ad essere realmente belli sono coloro che sembrano belli sotto la pioggia. Quel tipo di bellezza viene da dentro, non da fuori. È il prodotto della Virtù, non del trucco; è profondo non quanto la pelle, ma quanto l’anima”.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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