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Pigrizia: un peccato confessato raramente, ma molto dannoso

© Robcartorres/SHUTTERSTOCK

mons. Charles Pope - pubblicato il 23/04/15

Il ritmo frenetico, le interruzioni interminabili, l’abbondanza di intrattenimento, i film a ritmo rapido e i videogiochi ci sovrastimolano. Dal momento in cui ci svegliamo a quello in cui ci buttiamo nel letto alla fine della giornata, non c’è quasi mai un momento di silenzio o in cui non veniamo bombardati da immagini, spesso vacillanti e mutevoli.

Questa iperstimolazione fa sì che quando ci troviamo di fronte a cose come la preghiera silenziosa o ci viene chiesto di ascoltare per un periodo prolungato o quando l’immagine non sta cambiando in modo sufficientemente rapido ci annoiamo facilmente.

Peter Kreeft dice che “la pigrizia è un peccato freddo, non caldo, ma questo lo rende ancora più letale. Quando ci si ribella a Dio, si è più vicini a Lui di quando ci è indifferente… Dio può raffreddare più facilmente la nostra ira che accendere la nostra freddezza, pur potendo fare entrambe le cose. La pigrizia è un peccato di omissione, non di commissione. Questo fa sì che sia più letale. Per commettere il male, bisogna stare almeno dentro il gioco… La pigrizia porta semplicemente a non voler giocare, né con Dio né contro Dio… Ci si siede annoiati… È meglio essere freddi o caldi che tiepidi” [Back to Virtue, pag. 154].

La pigrizia dà luogo a molti peccati: non preghiamo, non andiamo a Messa, non ci confessiamo né leggiamo le Scritture. Non cresciamo nella nostra vita spirituale e quindi non siamo capaci di diventare l’uomo o la donna per cui Dio ci ha creati. In un certo senso, ogni peccato contiene un elemento di pigrizia, perché quando pecchiamo mostriamo una sorta di avversione alla grazia che ci offre Dio. Anziché vedere la legge morale di Dio come una grande chiamata alla libertà, rifiutiamo quella chiamata come “una molestia”.

Anche a livello sociale ci sono molte manifestazioni di pigrizia. Le due più comuni nel mondo moderno sono il secolarismo e il relativismo.

1. Il secolarismo: Per secolarismo intendo la preoccupazione per le cose del mondo (più che il significato più attuale di ostilità nei confronti della fede religiosa). È incredibile come ci appassioniamo alle cose del mondo. Può trattarsi del calcio, della politica o del dispositivo elettronico più recente. Forse è la nostra carriera, o il mercato azionario o le notizie. Sì, siamo gente appassionata, e anche il più riservato ha forti interessi che occupano la sua mente.

E tuttavia molti di coloro che tifano una squadra di basket o si dedicano con passione alla politica o ancora si entusiasmano per il programma televisivo preferito sono gli stessi che non mostrano alcun interesse per la preghiera, la Messa o lo studio della Bibbia. E se vanno a Messa, sembra che stiano in agonia finché non termina.

Il secolarismo è questo, ed è una forma di pigrizia. Abbiamo tempo e passione per tutto ciò che non è Dio. Siamo affascinati da molte cose del mondo, ma annoiati e tristi (ovvero pigri) per le cose che riguardano la vita spirituale. Dov’è la gioia? Dov’è lo zelo? Dov’è la fame di Dio?

2. Il relativismo: Molti oggi sostengono l’idea che non esista la verità assoluta e immutabile alla quale siamo chiamati e alla quale dobbiamo conformarci. Questo è il relativismo. E molti di coloro che lo praticano davvero si rallegrano per la loro “tolleranza” e “apertura mentale”.


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confessionepeccato
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