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La tolleranza non è una virtù

A priest

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don Fabio Bartoli - La Croce - Quotidiano - pubblicato il 23/04/15

I tolleranti si fanno passare per buoni e accoglienti ma non possono che essere il contrario

Diciamo di 'rispettare' la religione di questa o di quella persona; tuttavia il modo per rispettarla veramente è considerarla proprio una religione: conoscere i suoi principi e le loro conseguenze. Ma la tolleranza moderna è più indifferente dell'intolleranza. Almeno le vecchie autorità religiose definivano chiaramente un'eresia prima di condannarla e leggevano un libro prima di bruciarlo. Invece noi continuiamo a dire a un mormone o a un mussulmano: 'Per me non conta la tua religione, fatti abbracciare'. Al che egli ovviamente risponde: 'Per me invece conta e ti consiglio di fare attenzione'” (GFK, La serietà non è una virtù).

Mi accorgo di una deriva preoccupante nelle mie attitudini sociali: sto diventando molto intollerante con i tolleranti, lo confesso. Qualche giorno fa ero ad un pranzo di gala, una di quelle occasioni mondane da cui di solito fuggo alla velocità della luce, a cui partecipavo unicamente per simpatia personale verso chi mi aveva invitato. Seduto a fianco a me c'era un docente universitario che si sforzava evidentemente di “fare il simpatico”. Poverettto, quasi mi dispiace per lui…ha cercato per un po' di intavolare una qualsiasi conversazione parlando di svariati argomenti: dall'Università Cattolica alla prossima enciclica sull'ecologia, dalla preoccupazione per il terrorismo islamico alla politica italiana. Il fatto era che non eravamo d'accordo proprio su niente!

Nulla di grave per carità succede spesso e non ci sarebbe niente di male se ci si potesse rispettare, nel senso chestertoniano del termine, cioè appunto nel senso che ciascuno prende sul serio le posizioni dell'altro. Invece lui continuava a parlare di Papa Francesco e della svolta della Chiesa e di quello che (a suo dire) il Vangelo insegna…Poveretto, dicevo, perché non solo non gli ho dato alcuno spago, ma temo di aver sfoderato tutto il mio repertorio peggiore di sarcasmo e malcelato (malissimo celato, anzi del tutto palese) fastidio.

Bene, prendete nota: io non voglio che siate tolleranti con me. Aspiro al martirio io, non ho tempo da perdere con le buone maniere. Trattatemi male vi prego, datemi del bigotto, dell'idiota, del retrogrado…ma non trattatemi come si tratta un bambino deficiente, facendo finta di darmi ragione per farmi fesso e contento. Io sono ciò che sono e non ho la pretesa di piacervi, ma non voglio che vada in circolazione una caricatura di me (o della Chiesa, che è poi la stessa cosa visto che sono un uomo di Chiesa) in cui non solo non mi riconosco, ma che farebbe venire il diabete intellettuale a qualsiasi uomo ragionevole, tanto è insipida e melensa.

E' arrivato il momento di dirlo chiaro: non voglio essere tollerante io, voglio essere buono. E ci passa tutta la differenza del mondo, perché un uomo buono è veramente interessato all'altro, all'altro per quello che è, anche con il suo carico di errori se ne ha, e non all'immagine di se stesso, che invece è la sola cosa che interessa al tollerante.  

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