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L’abbraccio tra tre persone scampate all’Olocausto e la loro salvatrice

I tre salvati raccontano la loro testimonianza, da sinistra a destra, Pina Donzelli, Marta Ravenna, e Roberto Calderoli.

© Sabrina Fusco / Aleteia

Aleteia - pubblicato il 20/04/15

Le religiose che dirigono l'Istituto San Giuseppe di Roma hanno rischiato la vita per salvare bambini ebrei e alcune delle loro mamme. Per questo, la scuola è stata dichiarata “Casa di Vita” dalla Fondazione Wallenberg

Un abbraccio e lacrime. Varie persone salvate dalla barbarie del nazismo hanno potuto riabbracciare il 16 aprile una delle loro salvatrici. L'occasione è stata la dichiarazione come “Casa di Vita” dell'Istituto delle Suore di San Giuseppe, in Via del Casaletto, a Roma, da parte della Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg.

Durante l'occupazione nazista, tra il settembre 1943 e l'aprile 1944, le religiose accolsero nella loro scuola e casa più di 30 bambini e bambine ebrei, così come alcune delle loro mamme, che in caso di necessità si travestivano da suore cattoliche.

La direttrice della scuola, madre Ferdinanda (Maria Corsetti), e una delle novizie, suor Emerenziana (Anna Bolledi), con l'aiuto delle altre religiose rischiarono quotidianamente la vita, perché i soldati tedeschi avevano occupato la villa contigua di una persona ebrea senza che esistesse un muro di separazione tra le due proprietà.

Nel convento, in cui vivevano donne e bambini ebrei nascosti, i tedeschi a volte utilizzavano la cucina o anche il salone per le loro feste. Un capitano di nome Sigmund arrivava senza avvisare per suonare l'organo della chiesa, seminando il panico tra i rifugiati, che si nascondevano nelle aule, trasformate in dormitori.

La celebrazione organizzata dalla Fondazione Wallenberg è culminata quando è stata scoperta una targa commemorativa sul muro esterno della scuola, con la quale l'edificio è dichiarato “Casa di Vita”.

Alla celebrazione ha partecipato anche suor Emerenziana, che oggi ha 93 anni, l'unica religiosa di quegli anni ad essere sopravvissuta e che è stata riconosciuta “Giusta tra le Nazioni” da Yad Vashem.


(Suor Emerenziana ritrova la bambina che ha salvato, Pina Donzelli. 
© Sabrina Fusco / ALETEIA)

Il momento più emozionante è stato quando prima dell'inizio della cerimonia Marta Ravenna, che venne accolta nel convento a 6 anni, ha abbracciato la religiosa. Suor Emerenziana, che mantiene tutta la sua lucidità e una buona memoria, era molto commossa, perché non sapeva che Marta avrebbe partecipato all'incontro.

(suor Emerenziana – © Sabrina Fusco / ALETEIA)

Marta era la figlia della direttrice della scuola ebraica di Roma, che chiese alle religiose di accogliere i propri figli e nipoti quando si rese conto che la loro vita era in grave pericolo.

Marta era accompagnata dal marito, Mario Lattes, salvato da un sacerdote, Mario Tirapani, a Firenze durante la persecuzione tedesca dell'inverno tra il 1943 e il 1944. Anche padre Mario è stato riconosciuto da Yad Vashem “Giusto tra le Nazioni”.

Hanno abbracciato suor Emerenziana anche altre due persone che sono riuscite a salvarsi in quella scuola: Pina Donzelli, cattolica, nota docente universitaria, giunta dalla Sicilia per partecipare alla celebrazione, e Roberto Calderoli, ebreo, che trovò rifugio nel convento insieme ai fratelli e alla madre. Entrambi hanno 84 anni.

Marta Ravenna ha spiegato come le religiose abbiano saputo rispettare la sua identità, religione e cultura, sia nelle preghiere che nelle festività ebraiche, quando le madri accolte organizzavano le celebrazioni e condividevano i dolci con il resto gli studenti, i rifugiati e le religiose.

In rappresentanza delle autorità di Roma, ha partecipato alla cerimonia il presidente del Municipio, Cristina Maltese, accompagnata dal presidente del Consiglio del Municipio, Alessia Salmoni.

Eyal Lerner, cantante e musicista israeliano, ha interpretato una canzone che ricorda le composizioni della giovane poetessa ebrea Hannah Senesh.

La celebrazione si è conclusa con la partecipazione del cantautore Amedeo Minghi, che ha presentato un'edizione inedita su Internet del suo videoclip “Gerusalemme”. Il brano è cantato insieme a un cantante palestinese musulmano e a una cantante israeliana ebrea.

Un videoclip precedente della canzone può essere visionato qui:

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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