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Naufragio, Papa Francesco: «La comunità internazionale agisca»

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Francesco al Regina Coeli: «Sono uomini e donne come noi, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre, cercavano una vita migliore»

La comunità internazionale agisca per evitare il ripetersi di simili tragedie. Al Regina Caeli, in Piazza San Pietro, Papa Francesco leva un accorato appello alla comunità internazionale dopo l’ennesima, immane, strage di migranti nel Canale di Sicilia. Prima delle parole sulla tragedia a largo delle coste libiche, il Pontefice aveva esortato i cristiani ad essere testimoni gioiosi e non comodi e vanitosi. Quindi, ha ricordato l’inizio dell’Ostensione della Sindone a Torino, dove si recherà il prossimo 21 giugno. :
 
Cercavano una vita migliore, hanno trovato la morte. Ancora una strage di migranti, di proporzioni spaventose. Al Regina Caeli, la voce di Francesco si incrina per la commozione, mentre dal Canale di Sicilia giungono notizie terribili, centinaia di vittime nel naufragio di un’imbarcazione.

Basta strage di migranti, si agisca con decisione e prontezza
Il Papa che ha scelto Lampedusa come meta del suo primo viaggio apostolico torna a esprimere tutto il proprio dolore e a rivolgere un lancinante appello perché non si resti indifferenti dinnanzi a tragedie simili:

“Esprimo il mio più sentito dolore di fronte a una tale tragedia ed assicuro per gli scomparsi e le loro famiglie il mio ricordo nella preghiera. Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi Rivolgo un accorato appello affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Sono uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre; cercano una vita migliore… Cercavano la felicità…”

Quindi, Francesco chiede una preghiera silenziosa per le vittime, per i loro familiari e Piazza San Pietro ammutolisce. Decine di migliaia di persone in silenzio, unite spiritualmente al Papa in un momento intenso e commuovente, seguito da un Ave Maria recitata con altrettanta emozione dai fedeli.

Tutti i cristiani devono diventare testimoni di Gesù
Prima delle parole sulla strage di migranti, il Papa si era soffermato sull’esperienza degli Apostoli che, avendo visto Cristo risorto, “non potevano” non testimoniare “la loro straordinaria esperienza”. Anche oggi, ha osservato, tutti i cristiani sono chiamati a essere testimoni: a vedere, ricordare e raccontare:

“Il testimone è uno che ha visto con occhio oggettivo, ha visto una realtà, ma non con occhio indifferente; ha visto e si è lasciato coinvolgere dall’evento. Per questo ricorda, non solo perché sa ricostruire in modo preciso i fatti accaduti, ma anche perché quei fatti gli hanno parlato e lui ne ha colto il senso profondo. Allora il testimone racconta, non in maniera fredda e distaccata, ma come uno che si è lasciato mettere in questione, e da quel giorno ha cambiato vita. Il testimone è uno che ha cambiato vita”.

Per essere credibili serve testimonianza gioiosa e misericordiosa
“Il contenuto della testimonianza cristiana – ha poi osservato – non è una teoria, un’ideologia o un complesso sistema di precetti e divieti, oppure un moralismo, ma è un messaggio di salvezza, un evento concreto, anzi una Persona: è Cristo risorto, vivente e unico Salvatore di tutti”.  Ed ha aggiunto che tutti i cristiani sono chiamati a diventare testimoni di Gesù risorto:

“E la sua testimonianza è tanto più credibile quanto più traspare da un modo di vivere evangelico, gioioso, coraggioso, mite, pacifico, misericordioso. Se invece il cristiano si lascia prendere dalle comodità, dalla vanità, dall’egoismo, se diventa sordo e cieco alla domanda di “risurrezione” di tanti fratelli, come potrà comunicare Gesù vivo, come potrà comunicare la potenza liberatrice di Gesù vivo e la sua tenerezza infinita?

“Maria nostra Madre – è stata la sua preghiera – ci sostenga” affinché “possiamo diventare, con i nostri limiti, ma con la grazia della fede, testimoni del Signore risorto, portando alle persone che incontriamo i doni pasquali della gioia e della pace”.

La Sindone ci aiuti a trovare in Gesù il volto misericordioso di Dio
Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha ricordato l’inizio a Torino dell’Ostensione della sacra Sindone, rammentando che si recherà nel capoluogo piemontese il prossimo 21 giugno:
“Auspico che questo atto di venerazione ci aiuti tutti a trovare in Gesù Cristo il Volto misericordioso di Dio, e a riconoscerlo nei volti dei fratelli, specialmente i più sofferenti”.

Ancora il Papa ha salutato la comunità dell’Università Cattolica, in occasione della Giornata di sostegno all’ateneo. E’ importante, ha detto, che questa istituzione “possa continuare a formare i giovani ad una cultura che coniughi fede e scienza, etica e professionalità”. Infine, un saluto a quanti, a Varsavia, partecipano alla “Marcia per la santità della vita”, con l’incoraggiamento a “difendere e promuovere sempre la vita umana”.

QUI L'ORIGINALE

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