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Ecco perché l’unica relazione d’amore possibile è tra uomo e donna

Christine Tremoulet

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/04/15

L'antropologa Brancatisano: l'enciclica Humanae Vitae completa Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II, mi auguro che il Sinodo riscatterà il valore di questi due atti del Magistero

Che il Sinodo sia l'occasione per rilanciare due "principi": la relazione tra uomo e donna, e la sessualità. Ripartendo da due documenti "bussola": l'enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, datata 1968, e la lettera Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II, del 1988. 

Due importanti atti di Magistero pontificio – il primo che stabilisce la connessione inscindibile tra il significato unitivo e quello procreativo dell'atto coniugale e l'illiceità di aborto e contraccezione, il secondo improntato alla dignità e vocazione della donna – che andrebbero innestati su una visione antropologica di questi due "principi". 
Attualizzando in questa direzione l'insegnamento della Chiesa, il Sinodo darebbe vita ad un confronto forse decisivo su temi tanto roventi quanto vitali per l'umanità e per la Chiesa stessa. 

CHIESA E CULTURA MODERNA
Premette ad Aleteia l'autorevole antropologa cattolica Marta Brancatisano, docente di Antropologia Duale alla Pontificia Università della Santa Croce e direttore del Master "Amore, famiglia, educazione" sempre allo stesso Ateneo: «La nostra cultura – e la Chiesa recepisce il clima culturale – ha incertezze sul significato dell'essere umano e della relazione tra uomo e donna. Tutto questo è strano perché le scienze umane sono in grado di dare delle risposte molto precise sulla relazionalità come fondamento della vita e sulla femminilità e mascolinità come elementi dell'umanità».  

LA BELLEZZA DELLA SESSUALITA'
La sessualità, prosegue l'antropologa, «reclama di essere espressa in tutta la sua bellezza e in tutto il suo valore, proprio dalla cultura cristiana. Ricordiamo che in Mulieris Dignitatem, San Giovanni Paolo II ne parla come di carattere ontologico, non mera funzione». Ciò che oggi sta venendo meno, a causa di una diffusione sempre maggiore della cultura della contraccezione, «è la mancanza di una pienezza e la completezza spirituale e fisica dell'amore, che può manifestasi solo nella relazione tra uomo e donna».  

CONTRACCEZIONE E PROCREAZIONE
Brancatisano evidenzia: «La cultura della contraccezione non poteva non lambire i confini della cultura cattolica, ferma nei millenni dalla stessa visione – antropologica e sacramentale – del matrimonio. Vero è che in questo ambito le motivazioni a sostegno della volontaria separazione tra amore e procreazione non sono mai imputate a una diversa valutazione dei due beni, bensì ad una necessità, direi contingente, di venire incontro alle difficoltà che il mondo attuale presenta agli sposi come genitori, ad esempio difficoltà economiche, mutamento del ruolo della donna, ecc». 

"LO SCISMA SILENZIOSO"
Pertanto si forma – anche qui brevemente – una corrente di pensiero «che tende a far compatibile la contraccezione con l'identità del matrimonio, sia pure considerandola un espediente, un male minore, piuttosto che un diritto da rivendicare. A questa situazione si indirizza la risposta di Humanae Vitae, risposta tanto chiara quanto recepita come ostica, al punto da suscitare tra i cattolici quello che è stato definito lo "scisma silenzioso", ovvero l'allontanamento di fatto di larga parte di fedeli dai dettami del Magistero, riguardo al matrimonio e al significato della sessualità».

LA LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
Nel 1988, a vent'anni di distanza, Mulieris Dignitatem, lettera apostolica di Giovanni Paolo II «costituisce secondo una valutazione oggi diffusa, un documento inedito nella storia della chiesa perché apre una prospettiva antropologica: i contenuti dell'esegesi compita da Giovanni Paolo II, (ispirati alla Genesi e Matteo 19) «completano» Humanae Vitae. In questo modo «si coglie l'intima connessione tra procreazione e struttura antropologica espressa nella relazione tra uomo e donna». 

CREAZIONE E COPPIA UOMO-DONNA
Dal duplice racconto della creazione dell'essere umano, secondo l'esegesi che ne fa l'autore di Mulieris Dignitatem, osserva Brancatisano, «emergono i tratti indennitari dell'uomo e della donna, ma emerge ancora di più che la creazione dell'essere umano si completa soltanto con la costituzione della coppia uomo-donna».
Dalla Genesi «sappiamo che ogni atto creativo era seguito dall'approvazione divina Soltanto di fronte all'uomo questa ondata di compiacimento divino ("e vide che era cosa buona") si infrange contro uno scioglio: "non è bene che l'uomo sia solo"».

AIUTO E TOTALITA' DELLA RELAZIONE
Qui emergono alcuni concetti fondamentali che l'antropologa classifica così: 1) Solitudine/aiuto, poiché di fronte alla negatività dello status di solitudine, il Creatore dispone come antidoto lo status di aiuto: questi preannuncia la dimensione relazionale e la ontologica interdipendenza tra l'uomo e la donna; 2) totalità della relazione, poiché le parole "l'uomo lascerà suo padre e sua madre" indicano la preminenze di questa nuova relazione sulle altre, anche se vitali come la filiazione/paternità e maternità.

"UNA CARO"
La totalità si desume anche dalla modalità «con cui la relazione si realizza, una modalità specifica e inedita, indicata con le parole "una caro"."Una caro" esprime letteralmente unità e corporeità. Il modo di unirsi e di essere l'uno per l'altra, che caratterizza la relazione tra uomo e donna, è indicato nella sua fisicità non per restringere la sua portata alla sola parte materiale, ma per indicare la totalità della persona, la cui parte corporea significa e testimonia quella spirituale invisibile». 

IL SESSO, MASCOLINITA' E FEMIMINILITA'
In questo modo, prosegue il ragionamento dell'antropologa, si mette in luce «un carattere dell'essere umano che Giovanni Paolo II definisce ontologico: il sesso. Questo salto di dimensione – da funzione predisposta per la produzione di un effetto, quello procreativo, a elemento costitutivo della persona – mentre sancisce la complementarietà come condizione per la pienezza di umanità, afferma che femminilità e mascolinità sono due modi di essere "essere umano", pensati dal Creatore per l'unione e fondati su una differenza stimolatrice di essere». 

SI ARRIVA ALLO "STATUS DI PIENEZZA"
E' peraltro «esperienza umana universale» che nell'unione d'amore «fatta di accettazione piena, stupore gioioso, donazione totale, l'uomo si fa uomo, cioè mette a fuoco la propria mascolinità, e la donna fa lo stesso». Da questo «status di pienezza» si sprigiona «energia vitale che inonda la coppia e dalla coppia si riversa all'esterno: sia producendo una nuova vita, che rafforzando nella vita le relazioni circostanti, secondo la dinamica che da sempre individua nella famiglia la base della società». 

CONTRO LA VISIONE RISTRETTA DELLA VITA
Questa riflessione di Brancatisano "smonta" la tesi a supporto della "cultura della contraccezione”, secondo cui la relazione «trae perfezione proprio dalla separazione unione e procreazione, come se quest'ultima fosse un limite intrinseco all'amore». 
Tenere fuori dall'unione la propria capacità generativa, precisa la docente del'Università Santa Croce, «è rendere parziale ciò che era totale: significa sostituire l'atto di fede nell'altro e nella capacità umana di amare – esperienze così incommensurabili da costituire il punto di contatto con Dio – con una visione più ristretta del senso della vita, totalmente umana e chiusa al trascendente, suscettibile di calcolo e misurazione».   

UN DISEGNO CHE RINUNCIA ALLA FELICITA'
L'aver messo al centro di queste riflessioni la relazione d'amore tra uomo e donna come fondamento antropologico, «non restringe al matrimonio la scelta esistenziale. Semplicemente svela la struttura umana e interpreta in chiave sponsale l'orientamento umano dell'essere». 
Amore e vita sono infatti «sinonimi» e si trovano, si vivono, si realizzano «nel rapporto di donazione totale tra uomo e donna. La cultura della contraccezione ha spostato l'amore umano dal suo status originario di somiglianza con Dio (chiamato ad essere infinito, perfetto e creativo) a quello "umano", dove è l'uomo che da solo disegna se stesso e la vita. Un disegno – conclude Brancatisano – che intende annullare i rischi, che in nome della sicurezza rinuncia alla felicità e si adatta ad una serenità senza slanci».  

Tags:
matrimonio
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