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Muore Kara Tippetts, oppositrice del suicidio assistito

mundanefaithfulness.com

El Pueblo Católico - pubblicato il 17/04/15

Aveva offerto i suoi consigli a Brittany Maynard, che aveva chiesto di poter accedere al suicidio assistito

“Il mio dolore se ne è andato, le mie paure si sono placate, sono nelle mani buone di Gesù”. È l’ultimo messaggio di Kara Tippetts, 38enne di Colorado Springs che ha lottato contro il suicidio assistito.

Kara è morta il 22 marzo dopo una lunga battaglia contro il cancro al seno. Ha lasciato il suo messaggio in un testo intitolato “Lettera ai miei lettori sulla mia morte”, pubblicato tre giorni dopo il suo ritorno alla Casa del Padre.

Come eredità, frutto delle sue riflessioni personali, ha lasciato anche un libro, The Hardest Peace (La pace più difficile), in cui racconta come si possa passare dalla paura alla grazia e alla pace in momenti tanto dolorosi come quelli che ha affrontato lei prima di morire.

Consigli a Brittany Maynard

La Tippetts, moglie del pastore Jason Tippetts della chiesa di Westside e madre di quattro figli piccoli, aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica nell’ottobre scorso dopo essersi rivolta a Brittany Maynard, una donna di 29 anni che aveva annunciato pubblicamente di essersi trasferita nell’Oregon per approfittare della legge di quello Stato che permette il suicidio assistito da un medico.

In una lettera dell’8 ottobre, la Tippetts aveva supplicato la Maynard, morta il 1° novembre, di non togliersi la vita: “Brittany, ti voglio bene e mi dispiace molto che tu stia morendo. Sento che a entrambe è stato chiesto di intraprendere un cammino che sembra semplicemente impossibile da percorrere”, scriveva Kara nella sua lettera, condivisa più di un milione di volte sulle reti sociali.

“Conoscere Gesù, sapere che comprende il mio difficile congedo, che cammina con me nella mia agonia… Il mio cuore desidera che tu lo conosca nella tua morte. Perché nella sua morte ha protetto la mia vita. La mia vita è al di là di questo mondo”, proseguiva.

“Brittany, quando confidiamo nel fatto che Gesù protegge e redime i nostri cuori, la morte non è più un’agonia. Il mio cuore desidera che tu conosca questa verità, questo amore, questa vita eterna. Ti hanno detto una bugia. Una terribile bugia. Che la tua morte non sarà bella. Che la sofferenza sarà eccessiva. Scegliendo la tua morte, stai privando chi ti ama con tanta tenerezza dell’opportunità di stare con te nei tuoi ultimi momenti e di poterti offrire amore nel tuo ultimo respiro”.

“L’ultimo bacio, l’ultimo tocco caloroso, l’ultimo respiro importa, ma non è mai stato dato a noi di decidere il momento dell’ultimo respiro. Affrettare la morte non è mai stato quello che voleva Dio. Ma nella nostra agonia, Egli ci trova nella sua grazia”.

Riflessioni durante l’agonia

Il blog di Kara, www.mundanefaithfulness.com, in origine un sito web nel quale scriveva sulla maternità, è diventato il sito in cui Kara ha documentato il suo percorso attraverso chemioterapia e interventi. Vi ha condiviso i momenti pieni di allegria con la sua famiglia durante la cura, l’esperienza delle cure palliative e come abbia visto la grazia di Dio, “anche nei luoghi più duri, disordinati e brutti”.

“Il mio piccolo corpo si è stancato della battaglia, e la cura non sta aiutando”, ha scritto il 29 dicembre, “ma ciò che vedo, ciò che so, ciò che ho è Gesù. Egli mi dà ancora il suo incoraggiamento, e con questo pregherò, vivrò bene e mi spegnerò a poco a poco”.

“Gradualmente, facendo entrambe le cose, vivendo e morendo, visto che mi restano pochi momenti di vita, posso avvicinarmi di più alla gente, baciarla e parlare teneramente d’amore nella sua vita. Posso ridere e piangere e chiedere del cielo. Non sento di avere il coraggio di percorrere questa strada, ma ho Gesù – e sarà Lui a provvedere”.

La Tippetts ha continuato a condividere le proprie riflessioni fino a 12 giorni prima della sua morte, e ha espresso la propria gratitudine in una lettera pubblicata dopo la sua dipartita.

“Non riesco a esprimere ciò che provo davvero per questa community”, ha scritto. “C’è tanto amore che a volte riesco appena a riceverlo. Le persone hanno pregato per me, hanno pianto per me, hanno condiviso la mia storia. Nessuno di voi conosce l’amore che ho provato per ciascuno”.

Nella sua lettera, Kara ha chiesto preghiere per la sua famiglia, perché possa ottenere “la vicinanza e la consolazione di Dio”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
eutanasia
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