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È giusto andare in chiesa se non condivido la dottrina cattolica?

© Henadz Freshphoto.ru / CC

Toscana Oggi - pubblicato il 17/04/15

Cosa si deve fare se non si è più in sintonia con il Magistero della Chiesa?

Ho sempre frequentato la Chiesa, per me è importante, mi costerebbe molto rinunciare ad andare a Messa o ad altre attività della parrocchia, e con mia moglie cerchiamo di dare questa impostazione anche ai miei figli. Su molte cose però non mi sento in sintonia con la dottrina cattolica: questioni di morale, questioni teologiche, sacramenti, organizzazione gerarchica… È giusto che continui a frequentare la Chiesa, o dovrei rinunciare riconoscendomi fuori dalla comunione ecclesiale?
Lettera firmata

Risponde padre Athos Turchi, docente di filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia centrale
Le divergenze mi sembrano notevoli, ma non essendo specificate le questioni, non è facile dire cosa è giusto o non lo è. Un conto è dire non sono d’accordo sul pesce il venerdì, altro è dire che Dio non è Trino. Se le divergenze vertono su questioni di fondo, come è da pensare, è giusto interrogarsi se in effetti siamo sempre parte di quella religione, come dice il lettore.

Il problema però, come lo scrive il lettore, non è posto bene, perché rispetto a una religione non ci si colloca in questo modo, ossia: posso condividere tutto o poco? C’è un previo problema che il proselito deve porsi: una religione cosa è e cosa può offrirmi? Che cosa cerco da una religione e dove desidero arrivare con essa? Se desidero solo l’appartenenza a un’area politica, culturale, sociale, castale, ovviamente la religione non può dare queste cose perché le trascende e ne prescinde, e neppure può essere flessibile e mutevole alle diverse opinioni, proprio perché non ha una dimensione evolutiva e dialettica, ma salvifica.

Faccio un esempio: se la religione dice che ci si salva vivendo onestamente, poi non può a un certo punto cambiare e dire che ci si salva rubando, è come se un bagnino dicesse che ci si salva colla ciambella ma vabbene anche l’incudine: è chiaro che qualcosa non funzionerebbe. Una religione così contraddittoria si scredita e si distrugge da se stessa.

Se invece il proselita è in ricerca di una comunione con Dio per una salvezza eterna da questo mondo materiale, e per fare ciò è disposto a seguire una dottrina di fede e una prassi perfettiva, allora entriamo nel campo giusto. A questo punto si deve valutare la religione che meglio permette di raggiungere ciò che il proselita ha in mente e desidera, e di conseguenza il modo e il metodo che la religione gli propone per accedere a quei beni eterni, che in genere sono riassunti nel corpo dottrinale. Ora il cristianesimo propone una via, un metodo, un contenuto o dottrina, un insegnamento e una organizzazione, detta Chiesa, derivate dal Cristo: tale credo soddisfa le aspirazioni del proselito? Non può dire io voglio stare nel cristianesimo, ma vivere come i buddisti, sarebbe un controsenso, come dire sono vegetariano ma vivo mangiando carne.

Oggi non è come nel passato che l’appartenenza a una religione o ideologia o teoria era discriminante, sembra che ciascuno possa scegliere come gli pare, e ogni uomo può anche crearsi una religione propria, con dottrina e organizzazione personalizzata. Non ci sono problemi, il punto, ripeto, è cosa il credente si aspetta e richiede alla religione a cui decide di appartenere. Se per esempio la fede cristiana insegna che la via della santità è il matrimonio indissolubile e il credente non è convinto di questo, è liberissimo di accedere a una religione che invece lo nega. Ma si noti: la religione che lo nega lo negherà sempre, perché come quella cristiana dovrà essere coerente e rigida con quanto dice, anzi le altre religioni, come si vede dai massmedia, sono molto più rigide e pignole del cristianesimo. Infatti mentre nelle altre religioni la salvezza è data dalla pedante esecuzione delle leggi e delle norme, il cristianesimo permette l’escamotage della carità e dell’ignoranza che nelle altre religioni non sono sufficienti. È il caso della bestemmia: nel cristianesimo è un continuo bestemmiare, nell’Islam per esempio lo puoi fare una, due volte ma poi ti mettono alla decapitazione. Questo per dire che nelle religioni il contenuto salvifico o dottrina non può essere mutata se non nella modalità che meglio la può riaffermare nel tempo che viene vissuta.

Perciò quello che il lettore dice è un problema che dovrà risolvere da se stesso. Bisogna che si faccia queste domande: cosa cerco dalla religione e cosa voglio dalla religione cristiana? Mi può dare quello che io desidero? Mi stanno bene i suoi contenuti, i modi, il metodo e realizzazioni… ? Se il proselito desidera solo appartenere a una «cultura» cristiana è chiaro che non è interessato alla salvezza ma al «pensiero» cristiano, in questo caso aderisce solo a quello che gli interessa. Ma ovviamente non è questo il cristianesimo. Se invece un fedele desidera la vita eterna sull’esempio di Cristo, allora sono strane tutte quelle divergenze, perché significa non aver capito la religione alla quale e della quale si vuol usufrire per giungere all’eterno.

Insomma il problema sta in ciò che il credente desidera dalla religione e ciò che la religione offre. Il punto da tenere presente è che una religione non è un teoria politica, né un movimento sociale, né un’organizzazione civile, ma è una prassi salvifica verso una trascendenza che supera la storia e il mondo. Ora tale scopo la religione o lo raggiunge o no. Se lo può raggiungere la strada è unica e sempre quella, perché se, come si diceva, l’eterno lo si può raggiungere sia amando sia odiando, significa che la religione è un falso. Così i 7 sacramenti sono gli strumenti che Dio stesso ci propone per la comunione con Lui: sarebbe ridicolo e insensato poi dire che va bene anche non battezzarsi, peccare, accoppiarsi come si vuole e quando si vuole, odiare, uccidere, ecc. La religione o ha un senso che esprime nella sua dottrina, o non ce l’ha, se non ce l’ha è inutile aderire a una religione solo per quello che c’interessa. Dunque il lettore valuti da se stesso: cosa vuole, o aspira o desidera nella vita, si confronti colla religione cristiana se glielo può offrire o no, poi decida che fare o da che parte stare. Tutto il suo problema è riassumibile con le parole di Gesù: dai a Dio quello che è di Dio e a te stesso quello che è tuo.

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dottrina cattolicamagistero
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